Utente 427XXX
Salve dottori, ho 22 anni e mi trovo in una situazione estremamente dolorosa e confusa: soffro di fobia sociale marcata che mi ha reso, a partire della mia adolescenza, un tipo "impaurito" rispetto a molte situazioni sociali: alcune molto banali e altre fondamentali. Ciò mi ha costretto e mi costringe tuttora a piccole e grandi rinunce che rendono la mia vita piatta, solitaria e triste, più che vivere ho l'impressione di sopravvivere. Alle scuole superiori la situazione era gestibile: andavo molto bene a scuola, avevo qualche amico, anche se per mio enorme disappunto non ho mai avuto una ragazza, e avendo invece una personalità ossessiva questo diventò presto un pensiero fisso per me, un desiderio asfissiante di vivere una relazione, di innamorarmi ed essere ricambiato. La mia timidezza e ansia mi impedirono di realizzare i miei propositi e ciò fu per me la condanna ad anni di tristezza, amarezza e frustrazione. Ma il peggio venne con l'inizio dell'università, la mia ansia sociale mi impedì di ambientarmi, fare amicizie, seguire le lezioni e quel che è terribile mi tolse la serenità per studiare (cosa che fino a quel momento avevo fatto con piacere e profitto, mi ero licenziato dal liceo scientifico con 100 e lode poco prima). Iniziai allora a essere seguito da uno psichiatra e uno psicologo, iniziai psicoterapia e farmacoterapia. Nulla però curò efficacemente le mie ansie e le mie paure (tra le quali anche guidare, e avere ogni tipo di responsabilità) combiai due volte psicologo e farmaci ma niente! Iniziai sempre di più a estraniarmi dalla realtà: fantasticando compulsivamente e creando un mondo tutto mio, nel quale rifugiarsi e provare quelle emozioni che non potevo mai provare nel mondo reale. Cambiai facoltà universitaria ma non cambiò nulla. Oggi dopo 3 anni dal diploma mi trovo scoraggiato e demotivato, faccio la psicoterapia perché non ho altra scelta ma non vedo risultati, continuo anche con antidepressivi e antipsicotici sotto la guida dello psichiatra e tutti mi invitano ad andare avanti, reagire, sforzarsi di riprendere gli studi e una vita da studente quanto più normale possibile(col loro supporto). Ma io sono stanco, sfiduciato, deluso della vita, non ce la faccio davvero più, vorrei non esistere e non ho motivazioni, e le mie ansie e paure sono ancora lì, intatte e immobili, che cosa potrei fare a questo punto??

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Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Può elencare le cure fatte per la fobia sociale ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 427XXX

Ho seguito e seguo una psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale, e riguardo ai farmaci ho iniziato con l'eutimil 20 mg al dì poi sono passato a 40 mg, in seguito a un peggioramento sono passato ad anafranil + olanzapina, e infine l'ultima terapia che seguo da quasi un anno con un altro psichiatra sereupin 40 mg + risperdal 1 mg e tavor 2,5 mg al bisogno.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Queste però sono cure con antipsicotici, e non si capisce esattamente perché, visto che non vengono dopo una lunga serie di cure classiche con antidepressivi.
Ha provato solo due cose per la fobia sociale, e cioè paroxetina in due marche diverse, e anafranil.

Ma perché "resistente", non aver risposto a due cure non significa resistenza alle terapie.
La presenza di antipsicotici (a dosi basse presumo) da cosa era motivato ? Il medico riteneva di usarli da subito come antiossessivi ?
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 427XXX

Gentile dottor Pacini,
riguardo gli antipsicotici li prendo come antiossessivi (per ragione di spazio non ho esposto in modo esaustivo le mie problematiche ossessive che purtroppo sono pure presenti soprattutto al livello di pensieri ricorsivi e stereotipati che non mi fanno stare male direttamente ma mi sottraggono tantissimo tempo, mi fanno allontanare temporaneamente dalla realtà salvo poi lasciarmi con un tono di umore triste) per completezza ho assunto olanzapina 5 mg al dì e assumo risperdal 1 mg al dì.
Riguardo alla definizione "resistente" lo affermo in relazione non tanto alla cura farmacologia ma principalmente riguardo la psicoterapia che seguo da 3 anni senza risultati (da 1 e mezzo con un nuovo psicologo) e essendo di tipo cognitivo comportamentale, e quindi più breve di norma(credo), mi sarei aspettato qualche risultato invece sono sceso sempre più in basso in termini di umore, motivazione e anche la situzione intorno a me e peggiorata. Anche il mio psichiatra dà più rilevanza alla psicoterapia che ai farmaci. Detto questo non sò tecnicamente i criteri con cui una patologia si possa definire resistente, su questo mi affido al suo giudizio e quello dei suoi colleghi, io l'ho utilizzata forse impropiamente perché sono tre anni di cure senza un minimo miglioramento. Perciò ripropongo la mia domanda: cosa potrei/dovrei fare ora?

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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In presenza di un disturbo ossessivo, in teoria resistente alle classiche terapie antiossessive, la psicoterapia può non avere indicazione.

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[#6]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Sono tutte terapie potenzialmente utili, non vedo ragione per definire resistente (che non significa che non ha risposto ai trattamenti, significa che ne ha provati diversi esaurendo le possibilità di risposta quelli disponibili classici). Per cui nel suo caso mi pare rimangano aperte una serie di opzioni farmacologiche.
Dr.Matteo Pacini
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[#7] dopo  
Utente 427XXX

Grazie per le vostre preziose risposte, volevo chiedere solamente se a livello farmacologico nel mio caso sono indicati antidepressivi e neurolettici solamente o potrebbero essere utili altre classi di farmaci e se si quali
(Chiaramente questa non vuole essere una richiesta di nuova terapia farmacologica, ma è solo cercare di comprendere che tipo di altre strade si possano eventualmente perseguire).

[#8]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Anche altri classi, esistono farmaci della classe farmaceutica degli antiepilettici che sono risultati utili nella fobia sociale, e coadiuvanti nel doc.
Dr.Matteo Pacini
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