Utente 466XXX
Buongiorno Dottori,

Vi riassumo in breve la mia storia clinica. Sono un ragazzo di 28 anni e da sempre soffro di ansia, che si accentua nei periodi di maggiore stress lavorativo. I sintomi sono umore depresso, stanchezza eccessiva, irritabilità, annebbiamento mentale, pressione alle orecchie e ronzii.
Due anni fa mi recai da uno psichiatra per una visita e dopo un paio di colloqui mi prescrisse la paroxetina, non mi ricordo i dosaggi.
Non notando miglioramenti, dopo poche settimane interruppi la cura perché non notavo nessun miglioramento e il farmaco mi dava troppa sonnolenza. Non ho più assunto niente, se non le benzodiazepine ogni tanto nei periodi di maggiore difficoltà.
Queste non mi sono state prescritte, ma le ho trovate a disposizione perché mia madre ne fa uso da sempre e quotidianamente (En gocce).
Ma nemmeno queste, seppur assunte in dose minime, mi hanno dato un po' di sollievo.
Quando ormai credevo che non ci fosse una cura adatta a me, per caso assunsi un antistaminico (reactine) e notai miglioramenti non solo per il trattamento dell'allergia di cui occasionalmente soffro, ma un miglioramento generale dell'umore e una forte diminuzione dell'ansia.
Cercando in rete, ho scoperto che gli antistaminci talvolta vengono utilizzati anche per il trattamento dell'ansia, seppur non sia così diffuso il suo utilizzo.
Ora, il mio dubbio è il seguente: posso continuare questo trattamento che finora si è dimostrato miracoloso e privo di effetti collaterali o mi consigliate di sentire prima il parere di uno psichiatra/allergologo?
Inoltre, è possibile ottenere una prescrizione medica per questo farmaco che mi consenta di comprare quantitativi maggiori, magari andando sul farmaco generico per risparmiare?

Grazie a chi vorrà rispondere.

Distinti Saluti, Marco.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Riprenderei il discorso con un medico dal punto in cui si è interrotto, ovvero una terapia che non dava beneficio dopo alcune settimane (ma quante ? E a che dose ?). Non ha senso partire già proponendo delle classi di farmaci prima di aver ragionato sulla diagnosi e sulle opzioni disponibili. Non è vero che siano poco usati gli antistaminici, ce ne sono diversi impiegati in psichiatria, così come anche ci sono farmaci con proprietà antistaminiche nel loro profilo. Bisogna però distinguere un'azione sintomatica temporanea da una sull'insieme dei sintomi e i meccanismi del disturbo.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 466XXX

Gentile Dr. Pacini,
Ammetto che da parte mia ci sia stata negligenza nell'interrompere di mia volontà la cura dopo solo due settimane. La dose mi pare che fosse minima, 10 gocce al dì se non erro, e mi ricordo che lo psichiatra mi disse di non essere impaziente perché la paroxetina necessita di tempo e che per la diagnosi e la scelta del farmaco adatto occorre pazienza.
Purtroppo a causa del disagio stesso, non mi è stato facile continuare un percorso che richiede energie e tempo, come non mi è stato facile accettare l'idea di sperimentare farmaci per guarire da un disturbo che non credevo di avere.

Edit: mi sono dimenticato di aggiungere una cosa, non so se importante o meno. Entrambe le visite le feci presso l'Asl del mio comune di competenza.

[#3] dopo  
Utente 466XXX

Mi piacerebbe anche chiedere ai gentili Dr psichiatri con quali disturbi il trattamento con antistaminici è più efficace.
Essendo totalmente ignorante in materia credevo fosse una sorta di cura alternativa, ma il Gentile Dott. Pacini mi ha confermato che vengono usati in psichiatria. Ma in che caso si preferiscono ad altri tipi di farmaci?

[#4]  
Dr. Matteo Pacini

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Quasi in nessun caso si preferiscono, si usano come sintomatici in alternativa agli altri tranquillanti o sonniferi.
Dr.Matteo Pacini
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