Utente 482XXX
Buongiorno dottori,
Io mi trovo in una situazione che mi fa vivere con l angoscia...anni fa in seguito alla mia permanenza in una clinica mi fu diagnosticato il disturbo borderline, ho fatto vari test e sono risultata borderline soltanto con alcuni tratti...quando ho avuto la prima dimissione per le vacanze estive mi era stata consegnata una lettera con scritte le risposte dei test e che attendeva appunto che c erano soltanto alcuni dei tratti presenti, nella dimissione definitiva invece mi hanno consegnato una lettera dove c era scritto soltanto "disturbo borderline di personalità" , alla fine della mia psicoterapia DBT ci avevano fatto ripetere un contro test che era lo stesso di quello fatto all inizio e che attestava i miglioramenti fatti e la modifica del decorso del disturbo dopo il trattamento . A me quel test non e' stato consegnato , anzi , mi e' stata consegnata solo la lettera di dimissione dove c'è scritto disturbo borderline (anche se non lo ero al 100%) . Io adesso sono mamma e vorrei che mi venisse dimostrato il fatto che con questa terapia il mio disturbo e' calato di gravità , ho chiesto al csm se posso ripetere il test del dsm ma mi e' stato risposto di no.... sarei tentata di telefonate alla clinica dove sono stata (fuori regione) per chiedere se e' possibile avere una copia di quel test finale ma non penso che a distanza di 4 anni me lo mandino....per mail o per posta poi figuriamoci!
Io ora mi domando e' possibile che dopo aver fatto un percorso terapeutico non abbiano allegato nella lettera di dimissione una statistica di intensità del disturbo migliorata? Possibile che io adesso debba rimanere con questa etichetta diagnostica anche se mi sento molto ma molto meglio ma convivere con l angoscia che un giorno mi portino via mio figlio per colpa di questi fogli sparsi in giro? Per favore ditemi come posso fare a risolvere questo problema che mi sta mangiando viva....

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Questa diagnosi è scarsamente affidabile. Significa che è poco probabile che due psichiatri diversi la diagnostichino sulla stessa persona. Inoltre, la confusione tra tratti, profilo e disturbo è frequente. La gravità poi è un parametro diverso, si basa su ciò che è successo nella vita della persona, sostanzialmente.
Per quanto concerne i test, non si diagnostica con i test, ma con riscontri clinici, i test servono per orientarsi, indirizzare le ipotesi, confermare i sospetti clinici, ma di per sé non sono una misurazione di un parametro come può essere la febbre.

Non ho capito però perché sia importante "smentire" o ridimensionare la gravità delle diagnosi avute. Di solito è sufficiente che il medico certifichi il suo stato di salute attuale.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 482XXX

Per medico intende lo psichiatra che mi segue o il medico di famiglia? Io ho avuto un passato di abuso alcolico e di alcuni ansiolitici ma attualmente non commetto più queste cavolate per "auto-curarmi" ormai da un pezzo...anzi, attualmente sto continuando ad andare a fare i colloqui ma non prendo più nemmeno farmaci (non solo per mia volonta, ma anche della mia psichiatra) visti i miei oggettivi miglioramenti...a dire il vero rispetto a 4 anni fa non mi riconosco più nemmeno io, credo che abbia "giovato" il fatto di essere diventata madre....però vivo con il costante terrore che nonostante i miei miglioramenti e la mia maggiore maturità un giorno possano basarsi sul passato.... vorrei sapere la verità, possono farlo?

[#3] dopo  
Utente 482XXX

Tra l altro ribadisco che la cosa che mi da "fastidio" sia il fatto che la diagnosi "personalità borderline" sia generica e che chi legge potrebbe pensare che io mi faccia autolesionismo o sia violenta...ma non e' così...in passato ho solo usufruito delle bevande alcoliche per poter affrontare delle situazioni, visto che non avevo le basi per fare diversamente, non l ho fatto di certo per farmi del male...spero che qualora si basino sul passato valutino anche i motivi per cui l ho fatto...perché c'è differenza.....

[#4] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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In che senso la "verità" ? Si tratta di una diagnosi su una cartella clinica, ovvero qualcosa che - le assicuro - può essere vaga e sprecisa. Se deve farsi spiegare cosa ha avuto le conviene ricostruirlo sì anche con documenti dell'epoca, anche solo una lettera di dimissione con una sintesi, e poi farsi spiegare da uno psichiatra il senso di tutto ciò, della diagnosi e della prognosi, anche alla luce degli sviluppi successivi.

Non deve giustificare i suoi comportamenti, quindi dire che si beveva per curarsi non ha molto peso, è una interpretazione, ciò che interessa è come accadeva, con che modalità e con che conseguenze, e con che andamento. Se lo avesse fatto per puro divertimento non cambia nulla in termini morali, la medicina non si occupa di questo.
Dr.Matteo Pacini
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[#5] dopo  
Utente 482XXX

Verità nel senso che vorrei sapere se queste diagnosi scritte (e sopratutto le relazioni fatte all epoca) possono incidere anche su un eventuale affidamento esclusivo del bambino, io per questo mi sento svantaggiata (e impaurita), al csm non sono disposti a fare relazioni scritte dove scagionano dalla gravità del disturbo o sottolineano i miglioramenti (visto che ci vado ormai da un po' e hanno potuto vedere la modifica del decorso del mio disturbo), la psichiatra mi ha solamente detto che verranno fatte delle visite dal tribunale (perito) e che lei non c'entra niente...quando andavo dal mio psichiatra privato (che era non esercita piu) mi sentivo più al sicuro sotto questo aspetto...possibile che al csm non siano obbligati a dichiarare miglioramenti oggettivi? Io penso di avere diritto a una relazione che dichiara il miglioramento della mia diagnosi, del fatto che mi dica solo che sono migliorata me ne faccio poco per la mia tranquillità...

[#6] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Ma perché scagionarsi se non c'è nessuna accusa ? Le diagnosi di per sé sono materia sanitaria.
Che senso ha chiedere una perizia in assenza di un problema ? Non certo al tribunale, che si occupa di cause, di reati.
Non vedo del resto cosa impedisca di chiedere un certificato in cui si descrivono le sue condizioni attuali.
Dr.Matteo Pacini
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[#7] dopo  
Utente 482XXX

No una perizia no....però mi servirebbe essere rassicurata che le mie etichette mediche non intacchino il mio futuro, questo la mia psichiatra non lo fa perché ha detto appunto che lei nel caso in cui si presenti l occasione i certificati non li fa....io allora non trovo neanche il senso che io debba continuare ad andare al csm visto che vivo male la cosa e non mi sento capita sotto a questo punto di vista...

[#8] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Mi sembra un discorso un po' strano. I certificati sono un servizio che è previsto, non stiamo parlando di certificati particolari, semplicemente di resoconti. Sarebbe come se un cardiologo si rifiutasse di mettere nero su bianco un referto.
Se le serve, non capisco cosa significa rifiutarsi. Sono tutte cose già scritte e ufficiali alla base delle cure che uno svolge, per cui non vedo il problema.

Per quanto riguarda i risvolti legali, solitamente se non ci sono in atto problemi legali, la presenza di diagnosi psichiatriche o meno è cosa riservata.
Dr.Matteo Pacini
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[#9] dopo  
Utente 482XXX

Grazie dottore, volevo chiedere un consulto a un legale ma qui non c'è perché si parla di medicina, mi può rispondere lei allora che e' psichiatra e qualcosa rientra anche in questa sfera, quindi in caso di divorzio o separazione non possono sapere della mia diagnosi a meno che non venga messo in mezzo un avvocato, giusto? Se per esempio il mio compagno si mette a dire che sono borderline e si prende un avvocato possono "entrare" nelle mie cartelle cliniche o rimane comunque una cosa privata?

[#10] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Neanche se c'è un avvocato possono saperlo. Lo possono sapere se qualcuno, avendolo saputo da Lei direttamente o da altri, mette in mezzo un argomento del genere, anche senza avere documenti di nessun tipo.
No, non si può entrare nelle cartelle cliniche, le informazioni sono riservate. Nelle indagini si possono acquisire informazioni, gli avvocati non fanno le indagini.
Dr.Matteo Pacini
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