Utente 514XXX
Salve, sono una donna trentenne circa 4 anni fa ho avuto un episodio psicotico maniacale. Dopo questo grave evento ho recuperato una funzionalità di vita discreta, dopo un primo anno molto faticoso: ho trovato un lavoro, sono autonoma, vivo da sola, non assumo farmaci da 2 anni. Purtroppo però mi sono progressivamente isolata e ho perso entusiasmo verso la vita, nei momenti peggiori penso spesso alla morte, in quelli migliori mi butto a capofitto sul lavoro e sugli impegni materiali ma senza trarre vero e proprio piacere da alcunché, il tutto mantenendo un alto livello di funzionamento, tant'è che le persone intorno a me di norma non indovinano minimamente il mio disagio.
Mi ritrovo abbastanza nella descrizione di sindrome ipoforica fatta in questo articolo https://www.medicitalia.it/minforma/psichiatria/553-disturbo-bipolare-sintomi-residui-e-sindromi-residuali.html. Recentemente, in un periodo di depressione un po' più intensa del solito, ho contattato una psichiatra che mi ha consigliato di intraprendere una terapia antidepressiva. Vorrei sapere se in questi casi sia il tipo di approccio adatto, mi riferisco soprattutto al rischio di innescare una nuova fase maniacale. Sarò onesta, non sono propensa ad assumere farmaci, mentre sarei ben disposta a lavorare su me stessa con un terapeuta. Purtroppo finora non ho trovato uno psicologo che abbia soddisfatto le mie aspettative, forse non ho saputo indirizzarmi verso la professionalità più adatta alle mie esigenze. Anche su questo chiedo quindi un parere. Grazie

[#1] dopo  
Dr. Paolo Carbonetti

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Quello che lei descrive sembra essere un residuo depressivo, che andrebbe trattato farmacologicamente da una psichiatra esperto in disturbi dell'umore. Le sue remore sono giuste e comprensibili, ma sicuramente potrebbe stare meglio.
La psicoterapia è sempre utile, ma in questi casi non può essere curativa.
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
Specialista in Psichiatria Forense
Viterbo-Terni-

[#2] dopo  
Utente 514XXX

Grazie per il tempestivo riscontro. Purtroppo ho difficoltà ad accettare questo tipo di discorso, mi sembra una condanna tombale alla possibilità che io torni un giorno a essere semplicemente sana, speranza che io da essere umano mi rifiuto di perdere, sebbene non abbia ben chiaro quale sia il prototipo di essere psichicamente sano. Ricorrere ai farmaci che mi sono stati suggeriti, i quali non hanno come prospettiva quella di curarmi integralmente ma solo di accompagnarmi alla meno peggio verso il prossimo episodio, mi farebbe sentire veramente fallita, sconfitta.
Perdoni lo sfogo, ma ora come ora non riesco a vedere positivamente il percorso farmacologico che mi si propone, visti anche i trascorsi che, come potrà intuire, non sono dei più felici.