Utente 546XXX
Buonasera,
ho bisogno di un vostro consulto, per capire quale scelta fare, per la mia serenità e quella dei miei figli.
Mio marito soffre di disturbo paranoide. Ha deliri ed allucinazioni, che si alternano a periodi di remissione. Il tutto è sfociato con la morte del padre e la nascita del nostro primogenito. Non avevo mai percepito nulla che mi potesse far pensare a ciò. Dopo la morte del padre,è seguito un periodo di chiusura. Dopo circa un anno, nell' arco di una settimana ha cominciato a lamentare di sentirsi spiato, pedinato, controllato ed essere vittima di complotti sortiti contro di lui. Non senza difficoltà abbiamo cominciato un percorso di cura con una psichiatra e solo dopo 2 anni 1 anno di psicoterapia. Ha sempre manifestato una crescente richiesta della madre nella nostra vita. Richiesta accolta, fin quando ho appurato le sue forti difficoltà relazionali, che mi hanno portata ad allontanarmi poiché non riuscivo a sostenere il carico di gestire una bimba piccola, il marito emotivamente debole e lei che mostrava scatti di nervosismo. Tutto era sostenibile, fin quando ha cominciato a muovere i suoi sospetti verso di me. Ha cominciato a lamentare insofferenza alle mie richieste di aiuto, per l'ordine in casa in seguito alla nascita del secondogenito, credeva che facessi parte del complotto, emettessi colpi di tosse per lanciare segnali e facessi scomparire delle cose per farlo credere pazzo e in accordo con altri.Mi disse pure che pensava che stessi aspettando il momento giusto per togliergli i figli , separarmi da lui ed io fossi stata chiamata da chi di dovere come attrice. Naturalmente tutto ciò alternato a mesi in cui è stato l'uomo migliore che una donna potesse desiderare..paziente, dolce, affettuoso..
Tempo fa non ha retto a una nostra discussione e mi ha intimato di stare zitta mettendomi le mani al collo.
Vorrei tanto, ricostruire quello che avevamo ai tempi in cui l'ho conosciuto. È possibile? Posso ancora salvare l'unione familiare o il caso dovrebbe lasciarmi pensare ad un allontanamento?

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Le sue scelte di vita restano sue personali verso le quali deve valutare l'effettivo aderenza di suo marito ai trattamenti che, dalla descrizione, parrebbero non continuativi come invece richiederebbe la patologia.


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[#2] dopo  
Utente 546XXX

Le manie di persecuzione sono continuative..ha momenti di scoppio con deliri, allucinazioni e atteggiamento aggressivo nei momenti in cui non tollera più lo stress. In questo periodo appare calmo, ma giustifica ancora il suo comportamento come dovuto ai soprusi che compiono al lavoro. Non ha acquisito, nonostante la psicoterapia la consapevolezza di avere una difficoltà interiore e che il tutto non dipende dall'esterno. La mia paura? Potrebbe credermi nuovamente parte di un complotto con mafiosi o carabinieri o rivolgersi in questi termini anche ai bimbi quando cresceranno? Lui delle volte ha interrotto la terapia credendola vana..poiché pensa che il suo problema sia il mobbing subito.
Inoltre la madre ha denunciato in passato dei problemi di mobbing sul lavoro ..Cosa che ha consolidato in lui ancor più la sua idea.
Ha sofferto di colpi di sonno alla guida, ha più volte tentato di licenziatari, ha creduto di essere fotografato, seguito in macchina , spiato, di avere i telefoni sotto controllo, la casa..è stato ricoverato presso una struttura psichiatrica. Può la patologia regredire Opp.si cronicizza o peggiora?
I dottori mi dicono che per la privacy non possono dirmi nulla..

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Se suo marito non assume la terapia i sintomi peggiorano.

La privacy è esistente ma esistono moduli di consenso per favorire le comunicazioni con i familiari soprattutto in casi complessi.
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[#4] dopo  
Utente 546XXX

Nella storia della psichiatria esistono casi di remissione dal disturbo paranoide di personalità? La malattia è conciliabile con la famiglia?
Qual' è il percorso di cura più adatto?
Inoltre tutte le volte che comunico ai dottori in cura sintomi di peggioramento, loro lo riferiscono a mio marito ..questo acuisce il suo nervosismo nei miei confronti; che invece vorrebbe nascondere alcuni sintomi. Mi dicono che sono obbligati a dire al paziente tutte le volte in cui entrano in contatto con me. Ma chi mi tutela?

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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