Utente 103XXX
gentili dottori,
mia figlia ha quasi 18 anni. Fin dall'infanzia ha avuto un carattere capriccioso e oppositivo con dei periodi in cui aveva delle manie:lavarsi le mani, pregare, rifare mille volte il compito ecc...fino alla crisi acuta in cui aveva paura di trasformarsi in altre persone, diceva di avere dei poteri, il terrore del diavolo e del castigo divino, sembrava "indemoniata" (confesso che abbiamo pensato a qualcosa di simile anche se non è da noi)...cosa che ha portato alla diagnosi di doc in organizzazione borderline di personalità e al ricovere in neuropsichiatria infantile all'età di 13 anni e mezzo. Da allora è stata curata con neurolettici tipo RISPERDAL (sospeso per prolattina) SERENASE, LARGACTIL e MODITEN DEPOT. Ha avuto aggressività nei miei confronti. Attualmente sta meglio, ha molto meno pensieri ossessivi e controlla i rituali. Rimane problematico il suo rapporto con con se stessa e con gli altri, è ansiosa ogni piccolo problema o aspettattiva diventa un dramma. la terapia che fa al momento (e in una comunità da due anni ma non vuole più starci e noi la vorremmo a casa con noi) è: 10+10+20 TRANQUIRIT; 10 SERENASE; 1 FIALA MODITEN DEPOT ogni 15 giorni; 1 cmp AKINETON alla sera; A noi sembrano troppi e mai scalati e ho letto che possono ingannare o modificare il vero carattere della persona e stanno dando effetti collaterali come un blocco oculare. Vorremmo trovare una strada di cura alternativa che porti a miglioramenti più incisivi anche nella gestione della quotidianità e magari alla sospensione o almeno diminuzione dei farmaci. Che tipo di psicoterapia e di cura psichiatrica potrebbe seguire? Mi hanno sconsigliato come inutile nel suo caso la terapia cognitiva comportamnentale ma vorremmo comunque provarci. Inoltre ho letto di correlazione tra risposte immunitarie e disturbi neuropsichiatrici; e lei al momento del ricovero aveva diversi valori immunitari "sballati" ma non credo se ne sia tenuto conto.Non ha mai fatto TAC o EEG..cosa possiamo fare di concreto per curarla al meglio?
Non mi rassegno che non possa guarire e sono disperata...
Grazie! la mamma

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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gentile utente

ritengo inopportuno suggerire modifiche terapeutiche o alternative per una situazione così complessa che al momento sembra essere compensata. il trattamento farmacologico e' ciò che consente determinate cose a sua figlia. Deve assolutamente discutere con i curanti di sua figlia e non ricercare in giro soluzioni alternative forse poco adatte per voi.
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[#2]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Per prima cosa, se il progetto di voi genitori e della ragazza è quello di tornare a casa, è importante collaborare coi terapeuti e gestire la situazione con gradualità, perché un cambiamento del genere, pur desiderato, è fonte di ansia e di tensione.
La terapia farmacologica ha permesso a sua figlia di raggiungere un discreto equilibrio; le modifiche, in una situazione così impegnativa, devono essere lente e graduali e assolutamente concordate con gli specialisti.
Faccia sentire a sua figlia che è orgogliosa dei risultati che ha ottenuto, perché due anni di comunità non sono sicuramente stati facili neanche per lei.
Cordiali saluti
Franca Scapellato

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente, quale è stata la diagnosi ? Presumo DOC e borderline come nel titolo del consulto. Con una sindrome borderline mi pare strano che non siano stati utilizzati i farmaci stabilizzanti dell'umore, con imporanti proprietà antiaggressive, antiimpulsive. Sono stati usati sono sedativi maggiori e antipsicotici, ma non c'è stata diagnosi di psicosi, nessuno dei due disturbi è per definizione una psicosi, e trattandosi di un soggetto adolescente le manifestazione possono essere più bizzarre e la comunicazione non è così lineare.
Andate da uno specialista e fate approfondire la diagnosi, è sufficiente una visita.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 103XXX

GRAZIE PER LE RISPOSTE SOLLECITE.
STO CERCANDO UN BRAVO SPECIALISTA PSICOTERAPEUTA E PSICHIATRA PERCHE' PURTROPPO GLI ANNI PASSATI IN COMUNITA', CI STIAMO RENDENDO CONTO, DAL PUNTO DI VISTA DELL'AFFRONTARE LA VITA QUOTIDIANA E SOCIALE CON MENO ANSIA SONO STATI NON SOLO INUTILI, MA FORSE ANCHE NEGATIVI, PENCHE' LE HANNO CREATO DIPENDENZA E L'HANNO "ISTITUZIONALIZZATA", AL PUNTO CHE HA MOLTA PAURA DI TORNARE A CASA E NON FARCELA.
HO CONTATTATO UNA PSICOTERAPEUTA CHE HA OTTENUTO BUONI RISULTATI CON LA TCC. MI CONSIGLIATE DI PROVARE?
lE DOSI DI FARMACI NON SONO TROPPO PESANTI? E COSA SI PUO' FARE CONTRO GLI EFFETTI COLLATERALI?

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile signora,

Va fatta una diagnosi e stabilite delle priorità. Essendoci vari tipi di sintomi non ci si può attendere che siano affrontati tutti insieme con le stesse tempistiche. Il consiglio quindi è quello di andare da un medico che sappia fare una diagnosi, cioè uno psichiatra. Questi casi di diagnosi multiple spesso si devono alla insufficiente attenzione ai fenomeni che ruotano intorno all'unmore, spesso traino degli altri sintomi.
Detto ciò, non scegliete voi il tipo di terapie in base ai risultati ottenuti su altri casi. Fate giudicare al medico.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 103XXX

Gentili dottori,

riscrivo dopo qualche tempo con qualche cambiamento nella situazione di mia figlia. E' uscita dalla comunità (dove succedevano delle cose poco convincenti, infatti subito dopo l'hanno chiusa). Nel frattempo ha compiuto 18 anni. Nel periodo di attesa che diventasse maggiorenne siamo stati "scaricati" dalla NPI ma non ci prendeva in carico la psichiatria adulti, quindi ci siamo rivolti alla centro di psichiatria delle Molinette.
Le hanno fatto dei test e hanno diagnosticato "disturbo schizotipico di personalità". La terapia è stata inizialmente di 5mg di ziprexa, eliminato il serenase (per gli effetti collaterali), mantenendo tranquirit e moditen depot, a distanza di circa tre mesi siamo arrivati a 20 mg di zyprexa + tranquirit + modite depot. l'unico risultato è che è debole, spesso depressa o angosciata, dorme troppo, MANGIA TROPPO E INGRASSA, ma il suo problema dei pensieri ossessivi e di conseguenza dei gesti scaramantici non si è risolto (fa anche psicoterapia cognitiva comportamentale. Io ho letto che se funziona lo zyprexa bastano già 5 mg.
Quello che vorrei è sapere se vi sembra la terapia giusta, se non è esagerata nelle dosi vista l'età, e se esistono delle alternative.
In questo caso vorrei chiedervi di indicarmi il nome di qualche specialista che si prenda a cuore la situazione e non che la tratti come un caso tra tanti. Sono disposta anche ad andare all'estero. Non perchè in Italia non ci siano bravi medici ma ho la sensazione che i pazienti siano trattati in serie.
Scusate lo sfogo ma sono 5 anni che cerco una strada giusta e non la trovo e mia figlia sta sempre male ed è sempre più demotivata e sfiduciata.
Grazie anticipatamente

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Una terapia con due antipsicotici associati e a dosi piene non sembra corrispondere a quella di un disturbo di personalità, ma di una schizofrenia o di una psicosi bipolare. Ambiguità diagnostiche come queste sono frequenti, vuoi per non "sbilanciarsi" subito (ma ormai è passato un po' di tempo), vuoi per l'età (ma niente vieta che la malattia inizi presto), vuoi per un peso maggiore che si tende a dare ai comportamenti bizzarri o aggressivi nella formulazione di nua diagnosi piuttosto che un'altra.
La diagnosi secondo me va rivista. Per giudicare quali terapie bisognerebbe chiarire questo punto, specialmente data l'età che può rendere alcune manifestazioni equivocabili rispetto ad nua diagnosi dell'adulto.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 103XXX

Gent. Dott. Pacini, la ringrazio per la sua sollecita risposta. Effettivamente ci stiamo attivando per sentire altri pareri, visto che la terapia che sta facendo è molto forte (il medico di base che è psichiatra, me l'ha fatta diminuire un po') non funziona per il suo disturbo e le dà effetti collaterali come dolori e tensione muscolare alle gambe. Anche la psicoterapeuta è d'accordo sulla diagnosi di disturbo schizotipico perchè le manifestazioni ci sono, ma è titubante sul tipo di terapia farmacologica. grazie ancora per il consiglio.

[#9]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

purtroppo in questi casi la gestione "multipla" dei trattamenti e' sempre deleteria.

Il suo medico di famiglia deve limitarsi a fare il medico di famiglia, visto anche che non esercita come psichiatra facendo il medico di famiglia.

La psicoterapeuta, se non e' un medico, non deve comunicare le proprie titubanze rispetto al trattamento in quanto non ne ha le competenze, se e' un medico puo' contattare direttamente il curante di sua figlia per avere chiarimenti adeguati, qualora avesse dubbi da dover chiarire a se stessa ma non a voi!

Per qualsiasi problematica e' sempre opportuno fare riferimento al curante attuale fino a quando non abbiate trovato un nuovo curante a cui affidare vostra figlia.
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[#10] dopo  
Utente 103XXX

Gentile Dottore,
Io credo che sia compito del medico curante, se conosce la paziente o se comunque questa le comunica dei malesseri che possono essere imputati a una cura sbagliata, dare un parere, specialmente in un periodo come questo in cui il medico di riferimento è assente e le cose bisogna affrontarle e cercare di risolverle senza prolungare il dolore. Anche la terapeuta, che parla direttamente della realtà del paziente, è forse quella che più di altri si rende conto se ci sono progressi, cambiamenti in bene o in male nei pensieri e nell'agito.
Dico questo non per critica al suo pensiero ma per farle capire il motivo per cui non siamo sicuri della cura e non mi sento di accettare "bovinamente" l'idea di un solo medico.
La ringrazio comunque veramente di cuore per avermi risposto e avermi dato il suo parere.

[#11]  
Dr. Armando De Vincentiis

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gentile signora, concordo nell'ottenere una diagnosi definitiva ed agire in base a questa, tuttavia il passare da un medico all'altro è uno dei modi migliori di cronicizzare il problema. Spesso, molte famiglie, nel tentativo di avere più pareri e di fare il meglio, tendono a cadere in questa trappola e diventare (involontariamente, si intende) complici della malattia. Quando il Dr. Ruggiero parla di "gestione multipla" "deleteria" è nel giusto poichè pareri troppo differenti spingono a nuove ricerche e a modificare le terapie prima che queste comincino a fare i loro effetti.
Sente il suo medico, sente la psicoterapeuta e cerca anche pareri su questo sito. Questo non fa bene alla gestione del problema.
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
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[#12]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

mediamente né il medico generico né lo psicologo non medico hanno competenze necessarie per gestire una terapia farmacologica per una psicosi. Esiste qualche eccezione nelle terapie ormai rodate, ma qui stiamo parlando di un caso ancora in inquadramento e con una terapia con la quale ci sono problemi di tollerabilità.
La migliore soluzione non deriva dalla sintesi e dalla combinazione del parere di più persone.
Dr.Matteo Pacini
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[#13]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Ciò che le volevo comunicare e' stato ben espresso dal dr. De Vincentiis!

Non si tratta di accettare bovinamente ma di seguire un parere per volta!
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[#14] dopo  
Utente 103XXX

Gentili dottori,
Vi ringrazio per l'nteressamento, purtroppo è vero, sono sempre più confusa sul da farsi, ma la verità è che da cinque anni che mia figlia prende farmaci a gogò e tolto il momento di crisi acutissima che è rientrato dopo qualche giorno, non ci sono stati progressi. Quindi dopo 5 anni di insuccessi, che faccio? Aspetto? Cerco alternative? o mi rassegno che è uno di quei casi, non so se rari o no, che non guariranno mai? E poi penso che se nemmeno i dottori concordano tutti sulla stessa cura un motivo c'è e un'alternativa giusta bisogna cercarla e trovarla.
Grazie, cordiali saluti

[#15]  
Dr. Matteo Pacini

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Non mi sembrano domande costruttive. Sua figlia prende farmaci non a gogo ma sulla base di indicazioni che, se non vi fosse necessità alcuna, ci sarebbe piena libertà di non assumere.
Quindi cerchi di far rivedere la diagnosi e di farsi spiegare quel che le interessa.
Dr.Matteo Pacini
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[#16]  
Dr. Armando De Vincentiis

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gentile signora mi permetto di aggiungere a quanto gli psichiatri hanno già chiaramente espresso, che, da quello che racconta, si evince una gestione poco funzionale del problema.
Troppi timori sull'assunzione di farmaci, la ricerca affannosa di una concordanza sulle terapie ecc.
Credo che una gestione famigliare più corretta potrebbe mettervi al riparo da domande senza uscita e ricerca di chissà quale terapia ideale. Unitamente alle cure psichiatriche una terapia famigliare potrebbe permettere una sorta di protezione da attegiamenti involontariamente disfunzionali dei vari membri ed una migliore gestione del problema.
saluti.
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
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