Utente 588XXX
Salve.
Il mio psichiatra mi ha prescritto 2, 5 mg di olanzapina (insieme a 75 mg di venlaxafina e 300 mg di depakin chrono) per curare, tra una depressione e l'altra, una "specie" di disturbo dissociativo.

Mi sono consultato con lui e mi ha detto che l'olanzapina serve soprattutto a potenziare l'antidepressivo e ridurre gli stati dissociativi, ma ciò che mi fa pensare è che lui non abbia definito l'olanzapina come neurolettico (che è il tipo di farmaco che dovrebbe essere) a questi dosaggi.

Credo che anche se può essere impiegato per altri tipi di disturbi al di fuori delle psicosi, non cambia il dato di base e che si possano verificare gli stessi effetti collaterali, sebbene di un'entità minore, proporzionata al dosaggio.

Chiedo perché, quando fui ricoverato in psichiatria per un tso dopo un tentato suicidio di qualche anno fa, mi somministrarono proprio dell'olanzapina (credo 5 mg, di sicuro non più di 10) e mi fece un bruttissimo effetto.

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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il dosaggio per l'uso sarebbe comunque basso ed in ogni caso la classe farmacologica resta quella dei neurolettici al di là dello scopo dell'uso off-label.

Nell'utilizzo di questo genere il farmaco non è dispensato a carico del SSN ma lo deve acquistare.

Dr. F. S. Ruggiero


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[#2] dopo  
Utente 588XXX

A questo punto mi chiedo se sia il caso di sospendere la psicoterapia, considerato che la mia paranoia sospettava di lui già da tempo per alcuni atteggiamenti un po' strani (i quali hanno peggiorato il suddetto disturbo dissociativo, tant'è che dovrei cominciare a prendere questi psicofarmaci solo dopo i danni dell'avermi negato una seduta familiare essenziale per il periodo che io e la mia famiglia stavamo attraversando, che ha avuto come risultato paradossale l'avermi creato nuovi traumi). Dopo aver chiesto se fosse davvero il caso di assumere un neurolettico considerati i suoi effetti collaterali, ha esplicitamente affermato che "l'olanzapina non è un neurolettico a questi dosaggi". Se si considera che ha avuto persino il coraggio di usare sottili forme di gaslighting per confondere la verità fattuale (inizialmente posticipò la seduta con mia madre per chiarire alcuni passaggi, escludendo mio fratello, poiché secondo lui distoglieva l'attenzione dal sottoscritto; poi mi negò anche la possibilità di portare mio padre perché credeva volessi "umiliare" la mia famiglia; ed infine, quando ci confrontammo per l'ultima volta sull'argomento, disse che portare mio padre poteva invece essere una buona idea. In tutto ciò mia madre e mio fratello continuavano ad implorarmi un consulto che mi ha negato per tutte le sedute successive, rendendo vana persino la psicoterapia stessa, dato che eravamo arrivati ad un punto cruciale in cui sentivo l'esigenza della partecipazione della mia famiglia per ricostruire alcuni ricordi, molto difficile da fare in autonomia perché i miei genitori non sono mai stati capaci di questo tipo di accudimento, poiché anche solo toccare certi tipi di argomenti può costituire un trigger per loro. Tutto questo non sono mai riuscito a dirglielo davvero perché quando me la negò, anche solo l'assurdità del gesto mi paralizzò per lungo tempo, dato che mi aspettavo di poter fare affidamento su di lui), non posso che sentir puzza per il modo in cui ha gestito la psicoterapia. A peggiorare la depressione è che sarei forzato a procedere con costui perché instaurare una nuova relazione con un altro psicologo sarebbe uno spreco di tempo immane. Sento di essere in un vicolo cieco.

In ogni caso, grazie per il suo tempo dr Ruggiero e per aver confermato il mio pensiero.