Citalopram: cambiamento della dose e tolleranza al principio attivo

Gentili dottoresse e dottori,

Sono uno studente (terzo anno di Relazioni Internazionali) di... anni.
Inizio 18 mesi fa una seconda psicoterapia per trattare sintomi depressivi e pensieri ossessivi che mi limitavano fortemente nello studio.
Da circa 4 mesi assumo citalopram in gocce, a seguito di alcuni quasi-tentativi di suicidio (attraversare incoscientemente la strada), mi viene prescritto dal medico di base, dopo una visita psichiatrica che si limitava a rinnovare la necessità dello psicoterapia (anche a causa di miei problemi di comunicazione), il citalopram.


La dose giornaliera attuale è 8 gocce.


Partendo con uno scalare di + 2 gocce a settimana fino a 6 gocce giornaliere, verifico un miglioramento del mio stato depressivo dopo circa 3 settimane di trattamento.
Nel primo mese c'è stato un episodio di panico, avvenuto durante la notte, la persistenza dell'ideazione suicidaria.
Scalo da 6 gocce a 4, a causa di uno stato iperadrenergico (descrive il medico di base), ovvero aumento del battito, agitazione, 'sentirsi sparati', 'sentirsi pompati', loquacità, scoppiare a ridere senza motivazione.
Poi ritorno a 6.


Con l'inizio del lockdown, il mio umore cala, chiedo conferma per aumentare la dose a 8.
Con l'aumento della dose migliora il timo.

Oggi (22/05), posso dire di aver notato da qualche giorno una sensibile diminuzione della mia motivazione, nonché un aumento di sentimento di abbattimento e di rabbia.
Questi eventi osservati non mi impediscono di svolgere le attività quotidiane (mangiare, bere, rispondere alle chiamate, ecc) ma mi limitano nello studio, in un momento sensibile di avvio sessione.


Mi chiedevo quindi se devo temere una tolleranza al principio attivo o se posso aumentare la dose a 10 senza problemi, eventualmente riportandola a 8 se il mio umore lo permette.


Cordialmente,

S.
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 40.7k 990 63
Le variazioni terapeutiche necessitano di una valutazione specialistica diretta in particolare nel suo caso in cui l'effetto paradosso viene descritto in modo piuttosto evidente e ciò potrebbe far orientare lo psichiatra verso un trattamento differente da quello attuale.


Dr. F. S. Ruggiero

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