Come comportarsi con una ragazza che ha tentato due volte il suicidio?

Buongiorno,
tre mesi fa, conosco una ragazza.
Ci vediamo tutte le sere, a volte stando insieme anche fino alle 5 del mattino.
Stiamo veramente bene.
I primi dubbi arrivano perché durante l’intimità noto che ha cicatrici di tagli su tutto il corpo, dice che quand'era adolescente era triste e si tagliava, ma ora sono 10 anni che non lo fa più e se ne vergogna.
Le sto vicino e la rincuoro, non dandoci peso.
Le cose vanno davvero bene tra noi e ci innamoriamo l'uno dell'altro, tutto va bene eccetto qualche litigata un po' strana che accade di rado, dove se la contraddico lei si offende come se la stessi insultando (cosa che non faccio), esagerando molto, ma solo a parole.
Dopo qualche ora, la cosa passa.
Un giorno mi dice che è in cura da uno psicologo, da una psichiatra (con quest'ultima dice di non andarci d'accordo), prende zolpidem e paroxetina.
La cosa mi preoccupa un po'.
Lei dice che è solo per l'ansia degli esami universitari e il lavoro che ha appena iniziato, ha avuto un attacco di panico una volta.
Dopo due mesi, mi dice di sentirsi bene e sta pensando di smetterla con medicine e terapia, la appoggio.
Però non sente il medico e smette da sola con la paroxetina (cosa alla quale ho cercato di oppormi), dicendo che la sua psichiatra è una stronza, e disdice le visite psicologiche.

Tutto comunque sembra filare abbastanza liscio, noi ci amiamo tanto, e dato che vivo da solo e lei si lamenta dei suoi, prova a venire da me per convivere.
Dividiamo tutte le spese, lei ha un lavoro a tempo indeterminato e ben pagato perciò so che non lo fa per "accasarsi"... sono davvero felice.
Mi resta sempre la preoccupazione delle cure mentali, e la sensazione che non dica tutto.
Una sera mentre lei era fuori, stavo pulendo un mobile e trovo una cartelletta sua con documenti medici suoi.
Forse sbagliando ma sperando di togliermi ogni dubbio e di trovare solo diagnosi di insonnia o ansia come lei mi aveva detto, lo apro e leggo.
Scopro che ha tentato due volte il suicidio, una lanciandosi dalla finestra ed una dove ha bevuto il detersivo.
Inoltre, le han diagnosticato da adolescente depressione grave e caratteristiche borderline.
Mi preoccupo tantissimo e decido di parlargliene quando torna, chiedendo la verità e che potevamo affrontare insieme qualsiasi cosa, e se magari quei farmaci/psicologi non fossero necessari.
Si arrabbia perchè non dovevo permettermi di guardare nelle sue cose, fa una scenata e se ne va con la sua roba.
Io sto malissimo perché la amo, e mi ha nascosto cose importanti.
Il giorno dopo mi scrive per cercare di riappacificarsi, dicendo che non mi aveva raccontato quelle cose per vergogna, e che le aveva fatte solo per attrarre l’attenzione ed entrare in cura perché si sentiva depressa, non per suicidarsi, ma adesso giura che sta bene.
Accusandomi di farla star male ecc...
Io non so cosa pensare, se provare a fidarmi e andare avanti con la storia, se è pericolosa so solo di essere molto spaventato e non so come comportarmi
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.5k 990 248
"Accusandomi di farla star male ecc..."

Eh, questo ad esempio è un elemento che fa riflettere, all'interno di un contesto in cui una persona si sta scusando. In verità non c'era da scusarsi, è comprensibile che uno si arrabbi perché gli si guarda nelle cose personali, e per la vergogna, e perché semplicemente non voleva far sapere certe cose. La cosa che colpisce dal nostro punto di vista è che mentre uno sta cercando di ricomporre la situazione, e in cui confessa di aver fatto cose di un certo peso con un intento manipolativo, cioè attirare l'attenzione, poi approdi come concetto finale a "accusare gli altri del proprio malessere". Proprio perché è di per sé ovvia come premessa (sto male perché mi hai guardato nelle mie cose, perché magari pensi male di me, perché ho avuto dei comportamenti comunque inquietanti), non si capisce cosa significhi poi che sta male per colpa di...
Più che colpa, per effetto di una scoperta fatta per curiosità da parte di una persona con cui convivi, e quindi come evento ci sta.

Questo è quello che balza all'attenzione. Il resto è attinente ad una diagnosi, uno stato terapeutico e elementi che non possiamo giudicare perché non abbiamo la visione completa.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

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