Titolo: Sessualità, sensi di colpa e limiti: come affrontarli?

buonasera, sto cercando consigli per affrontare alcune difficoltà legate alla mia sessualità, ai miei limiti emotivi e al senso di colpa e vergogna che provo durante e dopo.

Per dare un contesto: ho 20 anni, ho iniziato a fare sesso solo da poco (2024) e sto ancora scoprendo la mia sessualità.
il mio ragazzo già aveva avuto un’altro esperienza che poi é terminata a causa di un tradimento di lei.
all’inizio era sesso normale, poi per suo desiderio abbiamo iniziato a usare dildi.
usiamo spesso sex toys e questo mi ha permesso anche con il tempo poi di imparare a non vergognarmi del desiderio fisico.
Tuttavia, da quando era solo un suo di desiderio ho notato che guardando pornografia la mia eccitazione attuale coinvolge spesso la presenza di terze persone, il che a livello mentale mi mette a disagio, anche se fisicamente mi eccita.


Mi rendo conto di avere una modalità molto netta: o è tutto o è nulla.
Quando sento che qualcosa va oltre i miei limiti, posso sentirmi sporca o provare schifo verso me stessa.
Ho anche paura di essere etichettata come tr0i4 o di essere giudicata da lui, anche perché lui spesso durante il sesso me lo sottolinea.
ad oggi questo senso di vergogna si mescola al piacere fisico, creando un conflitto interno molto forte.

lui ora vorrebbe andare oltre il semplice uso di sex toys, ma di recente, durante una conversazione con il mio ragazzo su fantasie sessuali che coinvolgono altre persone, ho provato ansia e ho sentito il bisogno di fermarmi, esprimendo chiaramente i miei limiti.
Nonostante ciò, ho percepito la sua possibile frustrazione, e questo ha intensificato il mio disagio.
Fondamentalmente sono arrivata al punto che non so nemmeno io cosa voglio, era una sua fantasia e un suo desiderio e non vorrei trovarmi a fare qualcosa di cui mi potrei pentire ma lui mi mette pressa e agitazione.
grazie mille
Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.2k 610
Gentile utente,

La chiusa del suo consulto
"Fondamentalmente sono arrivata al punto che non so nemmeno io cosa voglio" e' probabilmente la sintesi di un inizio troppo veloce della sessualità.
Piuttosto spesso la donna mette nelle mani del suo ragazzo l'iniziativa, i tempi, i modi della sessualità di coppia per inesperienza o per malintesa compiacenza. Senza chiedersi seriamente se è quello che veramente lei vuole, desidera, auspica che avvenga.
Talvolta ciò esita in un disturbo del desiderio sessuale femminile, oppure è in grado di provocare sentimenti sgradevoli quali quelli che lei descrive così: "Quando sento che qualcosa va oltre i miei limiti, posso sentirmi sporca o provare schifo verso me stessa."
Tali sentimenti rappresentano un campanello d'allarme nei confronti dei propri comportamenti, una spinta a riflettere, un invito a mettere una pausa o a fermarsi temporaneamente. Campanello d'allarme che non sempre viene ascoltato purtroppo, per paura di perdere il proprio ragazzo.

Altrettanto frequentemente il ragazzo si è formato sessualmente attraverso la visione del porno, che tende a trasferirlo nella realtà; incapace di mettere in atto una modalità di ascolto profondo dell'altra persona e dei suoi tempi e desideri. Ciò vale non solamente per le azioni, ma anche per le parole della sessualità.. in corso d'opera: senza chiedersi se un'altra persona gradisce, si eccita, oppure se ne sente umiliata o confusa.
Lei non ci dice quale sia il livello di comunicazione fra voi. Nel caso fosse buono le suggerirei di parlargliene, di esporre quei sentimenti e quei dubbi che, con molta lucidità, ha esposto a noi e che le confermiamo essere pienamente legittimi.

Se ritiene, se le fa piacere, ci scriva una sua replica.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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Utente
Utente
La ringrazio per la risposta esaustiva.

Sono d’accordo sul fatto che il mio percorso sessuale sia stato piuttosto veloce, o quantomeno intenso, soprattutto considerando il tipo di sessualità che sto vivendo. Prima di lui non sono mai stata fidanzata e non avevo nemmeno l’esigenza di fare determinate esperienze.

Con il mio partner c’è una comunicazione abbastanza stabile, soprattutto sul piano del desiderio e delle fantasie. Tuttavia, spesso mi capita di apparire incoerente. Ho molta confusione in testa e, quando ne parliamo, finisco per contraddirmi da sola. Questo accade anche perché, sapendo cosa lo eccita e cosa no, a volte utilizzo consapevolmente un linguaggio che può far pensare che io sia favorevole a determinate fantasie, anche quando emotivamente non lo sono del tutto.

All’inizio questo tipo di sesso e di linguaggio è stato per me in parte forzato; col tempo, invece, ho iniziato a non avere problemi nel raccontare o immaginare determinati scenari con lo scopo di eccitarlo (e talvolta anche di eccitare me stessa). Tuttavia, da un po’ di tempo lui insiste nel chiedermi se sarei disposta a trasferire queste fantasie nella realtà. A questa richiesta ho già risposto di no, ma la mia risposta sembra generare frustrazione: talvolta reagisce con frasi come lo vuoi anche tu oppure ti piace e lo vuoi nascondere .

Questo mi crea un forte conflitto interno, perché fisicamente posso sentire eccitazione, ma mentalmente ed emotivamente non mi sento pronta. Aggiungo che il mio partner è una persona che desidera esplorare completamente la propria sessualità e che tende a osare.

In una discussione recente, nel tentativo di uscire dalla conversazione, sono stata io stessa a proporre un’alternativa (il coinvolgimento di una donna anziché di un uomo), pur non sentendomi realmente entusiasta di questa possibilità. Credo di averlo fatto per due motivi: da un lato perché, a livello emotivo, mi farebbe sentire meno colpevole (riconosco però che non nasce da un mio desiderio autentico), dall’altro per un episodio precedente, successo durante un rapporto.

Quel giorno mi chiese di parlare di altri ragazzi e di cosa avrei fatto loro. Questa richiesta mi colse completamente alla sprovvista, anche perché non mi capita di pensare ad altri in quel modo, più in generale il sesso in sé non è sempre una priorità per me (aspetto di cui lui si lamenta). In quell’occasione lui mi ha detto con naturalezza che a lui capita di vedere ragazze e di pensare semplicemente di farci sesso. Ed io forse sbagliando, glielo l’ho fatta passare come l’ennesima sua fantasia esclusivamente sessuale.

Spesso mi definisce egoista e menefreghista all’interno della relazione, nonostante io non mi riconosca in queste definizioni, e vorrebbe che almeno su questo aspetto fossi io ad andare incontro a lui. Io mi sento oppressa da questa dinamica e sto cercando un modo per capirla e per uscirne senza sentirmi sbagliata.

Cordiali saluti anche a lei.
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Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.2k 610
Gentile utente,

Una frase significativa della sua narrazione è questa:
"il mio partner è una persona che desidera esplorare completamente la propria sessualità e che tende a osare."
Il problema consiste nel fatto che, stando al suo racconto, lui in questi modo tende a forzare o ad anticipare il suo percorso personale di crescita e maturazione nella sessualità. Nella quale una delle regole più importanti è di non fare nulla che non piaccia,; e ciò non ha niente a che fare con l'egocentrismo ne' con l'egoismo; bensì con il rispetto di sé. Il rispetto di sé comprende anche il rispetto della propria confusione, fino al tempo in cui essa si sarà chiarita.

D'altra parte, Lei da parte Sua tende a compiacere il ragazzo,
al punto di forzare se stessa.
E' significativa la Sua proposta di "rapporto a tre con l'introduzione di una donna tanto per concludere la discussione"...
E ciò fa correre *a Lei* dei seri rischi, quali
la perdita del desiderio,
o la diminuzione dell'autostima sessuale,
o sensi di colpa per aver tradito se stessa.

Il dialogo adatto a lei in questa fase non è con lui bensì con se stessa, allo scopo di comprendere i propri desideri e limiti, e di a prendere a rispettarsi.

Le suggerisco di chiedere un colloquio (gratuito) con Psicologo/a del Consultorio pubblico.
Consultori del servizio sanitario nazionale ce ne sono in ogni città, può telefonare e chiedere l'appuntamento; e poi presentarsi in completa autonomia senza necessità di informare altri, nemmeno i genitori o il ragazzo se non lo desidera.

Saluti cordiali
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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