Non riesco a trovare la mia strada e nel frattempo vegeto

Buongiorno, scrivo perché sento il disperato bisogno di comunicare il mio disagio. Ho 21 anni e non so cosa fare della mia vita, non ho sogni, aspirazioni, vocazioni, e tutto ciò mi porta ad un enorme senso di insoddisfazione e inadeguatezza. Vedo tutti i miei amici che perseguono le loro strade verso i loro obiettivi, e io non so nemmeno da che parte cominciare.
Finite le superiori con buoni voti, decisi di iscrivermi a psicologia, ma non passai il test. Mi iscrissi allora a sociologia per non perdere un anno, lavorando intanto come cameriera un paio di volte a settimana per guadagnare qualche soldo in modo da potermi pagare gli sfizi. Ma alla fine del corso mi accorsi che non mi piaceva nè stimolava. Riprovai il test per psicologia l'anno dopo superandolo. Ma lo studio era pesante, non mi dava motivazioni, non frequentavo le lezioni, ho capito che non era la mia strada... e ora ho deciso di lasciare il corso, ma non so cosa fare. Vorrei lavorare ma capisco che una laurea al giorno d'oggi serva, quindi sto pensando di iscrivermi ad una facoltà di lingue moderne, dato che vengo dal linguistico e sono abbastanza portata, ma pensarmi impiegata un giorno nell'ambito delle lingue non mi entusiasma. Intanto continuo a fare la cameriera. Adesso non andando all'università, mi alzo alle due e mezza del pomeriggio, pranzo alle 4, vado a letto alle 3 di notte perché la sera esco con gli amici e con il mio ragazzo... mi piacerebbe svegliarsi presto la mattina ed essere attiva come tutti gli altri, ma non ho niente da fare e non trovo nessuna motivazione per farlo. Intanto aumento di peso, sono altra 1.57 per quasi 70 kili, mi piace cucinare e mangiare a tutte le ore, quintalate di pasta... e non riesco a mettermi a dieta, anche se mi vedo grassa e nonostante gli altri me lo dicano, io me ne frego e continuo a mangiare, senza trovare una motivazione per dimagrire. I miei hanno da poco divorziato, vivo con mia madre perché mio padre ha trovato una compagna fuori Milano, ma la convivenza con mia madre è un incubo, non fa altro che urlarmi addosso ed incolparmi di qualsiasi cosa, soffre di depressione, attacchi di panico, sindrome dell'abbandono e cambi di umore, vorrebbe che stessi sempre a casa a fare compagnia a lei, mi urla addosso se la sera voglio uscire o dormire dal mio ragazzo, e adesso continua a rinfacciarmi la mia situazione di "precarietà"... vorrei andarmene di casa ma non ho la possibilità, e lei mi trasmette una negatività che in questo momento non mi aiuta... l'unica persona con cui sto bene e che mi capisce davvero è il mio ragazzo con cui sto da 8 anni, c'è sempre stato e continua ad esserci. La mia più grande paura è quella di non trovare la mia strada, di ritrovarmi a fare un lavoro che non mi piace per il resto della mia vita, di continuare ad esistere in questo stato di insoddisfazione e ansia, so di avere delle qualità, sono una persona creativa, sensibile, attenta, sveglia e perseverante... ma senza obiettivi da perseverare.
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Dr.ssa Rosa Francesca Capozza Psicologo, Psicoterapeuta 47
Gentile utente, da quanto scrive emerge un grande senso di disorientamento, si sente priva di motivazione, ambizioni, progettualità. Percepisce di vivere una sisuazione di stallo dalla quale teme non riuscire ad emergere. Sente con disagio di non riuscire ad avere, pur volendoli, una quotidianità scandita da ritmi regolari (sveglia, mattutina, ore pasti, ecc). Il recente divorzio dei suoi genitori probabilmente incide nella sua vita psichica più di quanto le sembra. Quando ancora frequentava la scuola, aveva dei sogni, dei progetti? Le piace la cucina, ha pensato alle opportunità d'inserimento in questo ambito? Pensi alle cose che sa fare e che le piace fare, i suoi punti forti e si chieda se c'è qualcosa che la frena ad investire in essi.. Consideri che rispetto alel scelte occupazionali o di studio da effettuare dopo la scuola superiore, si effettuano colloqui motivazionali o di orientamento gratuiti sia presso le Università che presso i centri dell'impiego, proprio per fronteggiare queste difficoltà dei giovani.
Le consiglierei comunque un supporto psicologico specialistico: in questa fase della sua vita le potrebbe essere d'aiuto, sia per il disorientamento motivazionale che per il sostegno rispetto alla situazione familiare da metabolizzare.

Dr.ssa Rosa Francesca Capozza
Psicologa-Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia della Salute

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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

a me sembra di leggere come sottofondo una visione un pò idealizzata della vita, specialmente quando inizia il Suo consulto con:

> Vedo tutti i miei amici che perseguono le loro strade verso i loro obiettivi, e io non so nemmeno da che parte cominciare.

e poi conclude con

>La mia più grande paura è quella di non trovare la mia strada, di ritrovarmi a fare un lavoro che non mi piace per il resto della mia vita, di continuare ad esistere in questo stato di insoddisfazione e ansia

Da una parte sembrerebbe descriversi come sfortunata e dall'altra come se la vita dovesse sempre e solo andare bene. Insomma, l'idea di fondo che mi trasmette è come se Lei non fosse preparata alle difficoltà.
Ora Lei si confronta con gli amici che sembrerebbero essere dei supereroi, o dei milanesi doc (lo scrivo da romano). Ora, il fatto che i suoi amici siano produttivi e in cammino, non vuol dire che ci sia la gloria ed il successo ad attenderli. Purtroppo solo vivendo avremo il verdetto finale delle scelte e dei risultati delle scelte.

Sa, quando sento dei racconti simili ai suoi mi viene in mente la scena del film Titanic, in cui il protagonista vince il biglietto per imbarcarsi ed i due che lo perdono litigano. Certo, 3 ore dopo, qualcuno rivaluta un pò gli eventi, e ripensando all'iniziale partita, vengono dei dubbi.

Restando in tema marittimo, può essere che a Lei convenga aspettare di trovare la strada giusta, o meglio, che il vento inizi a soffiare verso la direzione che si adatta a Lei?

Tornando alla Sua frase iniziale, mi permetta di farLe notare che Lei non può sapere se i suoi amici hanno scelto l'obiettivo perchè lo sentono, o perchè in quel di Milano sta bene dire che si ha un'obiettivo. Non so se è chiaro il concetto. Dire di avere l'obiettivo può essere realtà, o può essere il fare "buon viso a cattivo gioco".

sulla frase finale

> so di avere delle qualità, sono una persona creativa, sensibile, attenta, sveglia e perseverante... ma senza obiettivi da perseverare.

E se l'attesa di una strada migliore fosse quel qualcosa in cui persevera?

Che ne pensa?

Dr. Fernando Bellizzi
Albo Psicologi Lazio matr. 10492
http://www.ericksoniano.it/medicitalia/

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dopo
Utente
Utente
Grazie mille per le risposte.
A dire io vero, anche durante le scuole, non ho mai saputo rispondere alla domanda "cosa vuoi fare da grande"? Nel momento in cui decisi di studiare psicologia, rispondevo che mi sarebbe piaciuto fare la consulente di strategia nelle aziende, ma ora a pensarci non lo vedo come il lavoro per me, e comunque ho fatto la scelta di lasciare psicologia sia perché non mi motivava, che perché non la vedevo come una laurea che mi avrebbe permesso di trovare un lavoro con cui campare.
Mi piacerebbe molto trovare un impiego legato all'ambito culinario, ma bisogna aver frequentato le scuole alberghiere e, come in tutti i lavori, avere esperienza.
Come ripeto, le cose che so far meglio riguardano la creatività: so cantare bene anche se non sono eccezionale, ho molta manualità, mi piace scrivere, la fotografia... solo che pensare di investire su queste cose mi sembra troppi rischioso, le vedo più come un hobby che come un lavoro, insomma, sono quelle cose che in generale vengono definite come poco serie.
Per quanto riguarda vedere gli amici che hanno un obiettivo ed essere produttivi, non credo centri molto la questione della milanesità... una mia amica studia psicologia e si impegna perché sa già che vorrà diventare una psicoterapeuta, un'altra si è appena laureata un economia europea perché vuole diventare una broker, il fratello del mio ragazzo lavora nel loro pub come barman e sta cercando di inventarsi cose nuove perché sa che quello è il lavoro della sua vita, un'altra mia amica si laureerà in biologia a breve perché vuole diventare un'addetta ai controlli qualità... insomma, ognuno sa DI PRECISO cosa vuole fare perché sa con determinazione cosa vuole diventare, non perché abbia la mentalità milanese del "devi fare l'università per forza/devi andare a lavorare e produrre".
Ha ragione a dire che la mia strada la trovo solo percorrendo un cammino,
ma il tempo passa, ho 21 anni e dovrei approfittarne per fare più esperienze possibili, adesso ho tante strade che si aprono davanti a me, che probabilmente non avrò a 30 anni.
Se dovessi ri iscrivermi in università, sarebbe già la terza facoltà che cambio e il secondo anno che perdo.
E poi i miei mi stanno molto addosso su questa cosa, non sopportano di vedermi a casa a far niente, vorrebbero che lavorassi o che ricominciassi a studiare, e hanno ragione, ma me lo fanno pesare tutti i giorni. Insomma, a 21 anni dovrei e vorrei essere vitale, avere mille impegni, sfruttare le occasioni e il tempo... ma se non ho un obiettivo, un'aspirazione, se non so chi voglio diventare, come faccio ad intraprendere la strada giusta per diventarlo?
Poi vorrei tanto dimagrire perché alla mia età mi dispiace avere un corpo poco tonico e segnato dai continui sbalzi di peso, ma non ho forza di volontà nè costanza per fare una dieta... l'hanno scorso ero dimagrita un bel pò con la dieta di una dietologa, ma tornata dalle vacanze ho ripreso a mangiare riassumendo tutto il peso che avevo perso.
Insomma, mi sento inutile, mi sembra di vivere in una tranquilla disperazione, per dirlo alla Thoreau, senza sapere come uscirne.
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

indubbiamente avere in mente un obiettivo preciso aiuta a percorrere una determinata strada, anche se resta l'incognita se quella strada porti veramente dove si pensa che porti.

Certo, Lei dice che non sa che strada imboccare perchè non sa dove andare... potrebbe anche imboccare una determinata strada e vedere dove la porta, però questo l'ha già fatto e non ha dato risultati.

Poi parla di sovrappeso perchè mangia tutto quello che vuole e non quello che dovrebbe... io son pigro e pure obeso, per cui l'idea che non vuole *imboccare* nessuna strada, l'associo alla pigrizia e non alla mancanza di obiettivi.

Lei dice che per l'ambito culinario bisogna aver frequentato la scuola alberghiera... bisogna che lo dica al mio amico che oggi è cuoco in un ristorante e che fino ad un anno fa aveva completato il decimo anno da edicolante...
Ecco, però, tornando a Lei, se vuole fare la cuoca, perchè serve ai tavoli? Capisco che così è vicina alla cucina del ristorante, ma dovrebbe entrarci nella cucina, e non solo a prendere le pietanze.
Non crede?

> Insomma, mi sento inutile, mi sembra di vivere in una tranquilla disperazione, per dirlo alla Thoreau, senza sapere come uscirne.

A volte la tranquillità rappresenta la comodità, quella comodità che le permette di guardare le strade senza fare la fatica di percorlerle.
Ora una domanda che parafrase la sua affermazione: ma uscirne da dove entrata, non è possibile?
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Dr.ssa Rosa Francesca Capozza Psicologo, Psicoterapeuta 47
Gentile utente, dal suo racconto sembrano esserci effettivamente, come dice il collega, dei vantaggi secondari nel crogiolarsi nel suo status quo e nel non prendere alcuna strada o decisione. Sembra che ogni tentativo di decisone venga subito smorzato da una rassegnazione e certezza di inefficacia personale, seppur suffragata da precedenti esperienze che lei ritiene fallimentari. Pertanto resta dove è. Ci ha pensato? Che benefici tutto sommato questa situazione le porta? Forse è da quelli che non riesce a scardinarsi...
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Utente
Utente
Grazie per la risposta.
Bella domanda, non saprei dire da dove ne sono entrata... quando ero alle superiori ero felice, andare a lezione tutti i giorni e studiare mi teneva impegnata, ma una volta finite, è come se un bel giorno mi fossi ritrovata senza niente da fare! Il lavoro che faccio l'ho scelto perché andando a lezione (quando ero ancora iscritta all'università) l'unico lavoro ne potessi fare era un lavoro serale, dato che finivo le lezioni intorno alle 17. Quindi ho pensato subito alla cameriera, ma purtroppo è un lavoro che mi pesa abbastanza, ogni volta che devo andarci mi viene l'angoscia... poi io sono pigra proprio come Lei, fare un lavoro dove bisogna sgambettare avanti e indietro tra i tavoli perché il locale è sempre pieno, non appartiene alla mia indole... insomma, è qualcosa che faccio solo per raccimolarmi due soldi e non diversi chiedere ai miei anche solo per mangiarmi una pizza.
Ha ragione, a volte si riesce a trovare il lavoro della propria vita ance senza avere innumerevoli titoli di studio, è come dice Lei il suo amico ne è un esempio, ma a me sembra di essere sospesa in un'immobilità che non mi porta nè avanti, nè indietro, non saprei proprio da che parte incominciare per darmi una smossa, è quello stimolo che mi manca... ogni tanto dò uno sguardo agli annunci di lavoro su internet, ogni volta che si cerca un cuoco vengono richiesti anni di esperienza e specializzazioni, va a finire che mi scoraggio e ricomincio a pormi mille dubbi su cosa fare, su cosa sia meno rischioso e più certo. Forse questo è un mio difetto, ho sempre bisogno di certezze, di sapere dove sto andando, di essere sicura delle mie decisioni, non sono capace di fare dei passi nel buio, ma mi rendo conto che questo possa essere un atteggiamento immaturo.
Mi scusi se le rubo del tempo divagando, ma non so nemmeno io cosa voglio! Ma questa cosa di non sapere dove andare mi spegne.
La ringrazio.
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Utente
Utente
Grazie per la risposta.
Benefici ne vedo ben pochi, se mi piacesse stare a casa a far nulla perché tanto mi mantengono i miei, credo che non mi sarei neanche posta il problema.
Non vedo l'ora di andarmene di casa perché con mia madre non vivo bene, mi da fastidio chiedere anche solo 5€ ai miei genitori, avevo deciso di mollare l'università per andare a lavorare, sono una persona molto indipendente... e l'idea di iscrivermi ad un'altra facoltà all'inizio non era nemmeno contemplata, ma i miei insistono perché credono che senza una laurea non si possano avere possibilità lavorative. Io invece ero dell'idea di lavorare, di buttarmi in qualsiasi esperienza lavorativa mi capitasse per arricchirmi e accumulare più esperienza possibile, credo di avere ancora un'età per poterlo fare.
Nel momento in cui mi sono confrontata con degli amici che pur non avendo la laurea lavorano, guadagnano, e fanno il lavoro che gli piace, mi hanno parlato tutti di sogni, mi hanno detto che sono arrivati a questo punto perché hanno sempre saputo cosa volevano fare e hanno impiegato tutte le loro forze per riuscirci, nonostante non avessero la famigerata "laurea". È questo che mi ha buttato giù.
Mi scuso per gli errori di ortografia, ma scrivendo con il cellulare ci scappano.
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Dr.ssa Rosa Francesca Capozza Psicologo, Psicoterapeuta 47
Certo, a livello conscio non intravede alcun beneficio, forse inconsciamente ci potrebbe essere...Ad es. i suoi insistono nel cercare di smuoverla....E' possibile che possa temere di perdere questa loro attenzione costante, nel momento in cui dovesse prendere "la sua strada"? Sono solo domande per riflettere un pò.. Oppure invece, dato che dice che siano stati i suoi genitori ad insistere per la scelta universitaria, è possibile che lei stia cercando di far comprendere loro che non hanno ragione? E quindi che cosa la trattiene dall'andare a lavorare così come ha scritto: " Io invece ero dell'idea di lavorare, di buttarmi in qualsiasi esperienza lavorativa mi capitasse per arricchirmi e accumulare più esperienza possibile, credo di avere ancora un'età per poterlo fare." ? Perchè non lo fa?
Rispetto agli amici ed alla sensazione che essi abbiano già le idee chiare, si , questo è possibile, ma questo non può essere sufficiente a tarpare completamente le proprie ali.
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Utente
Utente
Grazie mille per la sua risposta. Mio padre ha subito accettato la mia idea di lasciare l'università e di lavorare, o per lo meno è stato capace di dirmi che se è questo quello che credo più giusto per me, lui è pronto ad appoggiarmi. Mia madre invece è quella che insiste di più sull'università, ma io a livello conscio posso affermare con sicurezza che le sue attenzioni sono l'ultima cosa che voglio, perché non sono attenzioni sane, ma sono un riversare su di me tutte le sue ansie e i suoi problemi, dato che da quando ha divorziato con mio padre in casa le sono rimasta solo io. Probabilmente ha paura che lavorando riesca ad avere una mia indipendenza e ad andarmene di casa, mentre studiando sarei quasi costretta a rimanere in casa con lei, perché frequentando le lezioni non avrei tempo per un lavoro full-time e quindi non potrei permettermi di andarmene. Quando non c'è non la cerco, non la chiamo, cerco di evitarlo il più possibile, quindi non credo che la teoria del volere attenzioni sia plausibile.
Quelli che mi trattiene e finire a fare qualcosa che non mi realizzi come persona, anche perché non avendo esperienza lavorativa o titoli di studio specialistici, finirei per forza di cose a fare i classici lavoretti da studente quali receptionist, call center, impiegata, promotore eccetera. Il problema è che mi sembra di non avere risorse su cui puntare per farmi strada, per farmi notare e per diventare qualcuno.
Cioè, vorrei riuscire a far fin da subito qualcosa che mi piaccia e che mi dai la motivazione per alzarmi la mattina, ma se continuo l'università so che dovrò passare ancora minimo 3 anni a fare la cameriera, mentre invece potrei utilizzare quel tempo per farmi le ossa nel mondo del lavoro, ma non so da dove cominciare per entrarci! ogni volta che leggo qualche annuncio dico "no questo lavoro non mi piacerebbe, sarei un'ameba che si alza tutte le mattine per andare a guadagnarsi da vivere, ma senza un minimo di realizzazione personale". So che potrebbe sembrare un discorso infantile, della serie "voglio fare solo le cose che mi piacciono", ma credo che prima di tutto il lavoro debba piacere, altrimenti diventa solo un peso. Il discorso è che non trovando nulla che mi piace, non so da che parte girarmi e verso che punto andare. Ma io mi chiedo come sia possibile che non abbia una passione, un sono, un'aspirazione, un esempio da seguire. Forse perché mia madre, che dovrebbe essere un modello per me, è invece l'ultima persona a cui vorrei assomigliare su questa terra, dato che non condivido nemmeno l'1% di quello che fa e di come si comporta. Non saprei.
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Dr.ssa Rosa Francesca Capozza Psicologo, Psicoterapeuta 47
Gentile utente, sembrano esserci diverse variabili e dinamiche in gioco: ad es. senso di autoefficacia, capacità di tolleranza alle frustrazioni/stress, bilancio di competenze, non da ultimo quello che lei prova nella relazione con i suoi genitori (sentimenti, ambivalenze, resistenze,...) che potrebbe condizionarla su diversi piani. Un aiuto specialistico che la accompagni in un percorso di ri-scoperta di sè stessa e di ricerca di un suo posto nel mondo, sembra essereb essenziale.
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Utente
Utente
La ringrazio nuovamente per la sua risposta. Le variabili di cui lei parla sembrano essere caratteri positivi, posso quindi chiederle in che senso intende che potrebbero condizionarmi su diversi piani?
Voglio dire, potrebbero essere caratteristiche che mi aiutino a trovare una strada o che me lo impediscano?
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Dr.ssa Rosa Francesca Capozza Psicologo, Psicoterapeuta 47
Variabili come difficoltà che al momento la limitano. E' importante sondare ed approfondire il discorso con un collega in modo da far emergere in maniera chiara e motivata le risorse su cui far leva nel suo percorso di vita.

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