Scoperta dell'arnold chiari e indifferenza totale

E' come se tutte le esperienze negative che si accumulano, mi scivolassero e sparissero entro breve. Il loro peso lascia posto alla domanda: ma ho realmente vissuto quello che ora ricordo vagamente? Era così pesante? Sì, lo era. Dovrebbe vedere alcuni scritti di qualche giorno fa, settimana al massimo... leggo quelle parole e vedo una disperazione che ora non so nemmeno dove sia finita (sì, scrivo in continuazione: mi fa da "psicologa", diciamo così, ed è tutto gratis). Appena mi era stato detto del sospetto (che ora non è più), sono subito uscita di casa e andata in una stradina di campagna sperduta: non ha idea di quanto quel sole e quel verde mi facessero male, di quanto però fossero anche più belli... non li avevo mai apprezzati a quel modo. Avrei quasi voluto morire lì, quasi voluto che quel peso mi schiacciasse in quel posto, che così non avrei più lasciato, perché in quel momento lo vedevo quasi come in una visione.
Ora mi sembra di raccontare qualcosa che, dopo una sola settimana, non è più mia. Perchè in realtà desidero che le cose mi scalfiscano di più? E' come se dopo poco tempo perdessi il diritto di soffrire, quando in realtà in fondo ne soffro ancora (cazzata abnorme, lo so). Ed è come se non meritassi compassione, concentrandomi solo sul peggio che ci potrebbe essere, come se il mio dolore non fosse mai abbastanza, non fosse nulla in confronto ad altro.
Mi sento come anestetizzata, come se il fatto di dovermi controllare periodicamente, di non dover sollevare pesi, di non dover tenere il collo piegato troppo a lungo, di scongiurare di non avere mai un incidente (potrei peggiorare vertiginosamente) non mi riguardi: non può succedere proprio a me. E ammesso che succeda, non è ora. E ammesso che succeda... è la vita. Alle volte mi dispiace essere così forte... ma si tratta di forza? Non riesco più a piangere. E forse non ne sento nemmeno più il bisogno. Come se non avessi mai abbastanza motivi per poter soffrire. Come se tutto si alleviasse dopo poco: se qualcuno mi chiedesse cos'ho che non va, cos'ho avuto che non è andato, io non avrei una risposta. Eppure ricordo che di cose da poter dire ne ho tantissime. La verità è che, fra tutto, ho una grande paura di dimenticare le cause della mia sofferenza, che combacia anche con quella di tutti gli altri, in parte.

proprio due giorni prima che andassi a ritirare i risultati della risonanza mi ero svegliata con il viso bagnato dalle lacrime? E sa perchè? Avevo sognato di avere l'AIDS, di avere 20 anni di vita al massimo, e di vedere che tutte le persone intorno a me allontanarsi a poco a poco... e non solo fisicamente: non capivano. E poi mi ero svegliata, e avevo detto: che peso... fortuna che era solo un sogno. Ora non lo è più.
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Dr. Roberto Callina Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 1,3k 32 8
Cara ragazza,

in un precedente consulto le era stato suggerito di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta di persona. Ha più avuto modo di farlo?

Non è molto chiara la sua richiesta di questo post anche se si percepisce un malessere che abbraccia molti ambiti della sua vita.

Difficile dare una risposta precisa a una domanda che, di fatto, non c'è!

Sembra, e lei lo conferma nel suo precedente post, che il fatto di scrivere alleggerisca, in una certa misura, il peso del suo malessere... ma cosa possiamo fare noi per aiutarla?

Vuole riformulare la sua richiesta con una domanda più specifica?

Un caro saluto

Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Specialista in psicoterapia dinamica - Milano
www.robertocallina.com

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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

nella gravità della diagnosi, Lei ha avuto una risposta abbastanza naturale, tipica di quelle situazioni che richiedono una concentrazione tale per poter riorganizzare le Sue risorse e decidere cosa fare.

> Mi sento come anestetizzata

Il nostro corpo ha delle risorse naturali, e l'anestesia *naturale* serve proprio ad evitare di distrarsi e disperedere risorse ed energie in un momento in cui è necessario concentrare le energie e le risorse in una sola direzione.

E' la ricerca del momento del silenzio nel caos assordante che in questo momento si manifesta.

Ci sono cose che possiamo gestire da soli, ma ci sono cose che necessariamente devono essere gestite da altri, magari esperti, o dedicati solo a quello. E' per questo che molte situazioni sono organizzate in equipe, laddove ognuno fa il proprio compito concentrando le risorse in quella direzione.

Le hanno proposto un supporto psicologico assieme alla diagnosi ed alla proposta di piano terapeutico?

Dr. Fernando Bellizzi
Albo Psicologi Lazio matr. 10492
http://www.ericksoniano.it/medicitalia/

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dopo
Utente
Utente
No, non mi hanno proposto nulla. Al massimo hanno tentato di addolcire la pillola... ma mi han fatto solamente venire la nausea. Di pillole amare ne ho inghiottite abbastanza, tentare di camuffare il "sapore" mi fa solamente venir rabbia.

Per il dott. Callina:
- A quale post si riferisce di preciso? Ne ho già fatti due in psicologia se non erro;
- Alla fine non sono andata da nessun psicologo... forse prima o poi mi ritroverò costretta ad andare;
- Ho bisogno di un confronto serio, di aiuto... non si tratta di una semplice domanda. Non saprei nemmeno io cosa sia di preciso: un sos probabilmente.

Per entrambi:
Di questo ne ho parlato anche con un mio amico, e lui mi ha scritto che praticamente, avendo avuto una malattia in passato, fu costretto a rimanere a letto per tre mesi. In quei mesi non si disperò, non si arrabbiò con nessuno: sentiva di essere al sicuro su quel letto. Evitava la vita, la sofferenza che, se si vuole evitare, si evita a scapito di uno stato di semi paralisi.
E poi mi chiese: che cosa ti allontana dal mondo tanto da desiderare dolore al posto di tanto altro? Puoi ancora viaggiare, conoscere un ragazzo che ti piace e che faccia saltare tutte le tue convinzioni, puoi scoprire mille cose di te che ancora non conosci. Questa domanda mi fece pensare: non seppi cosa rispondere. Ma è realmente così? Mi sono realmente affezionata a tutti i miei dolori per sentirmi al sicuro, per timore di cosa potrebbe accadere? Ma si tratta di timore, di disillusione, di entrambe, di che cosa? Ma forse non credo nemmeno sia questo. O perlomeno, non solo questo, non so.
Io non sentendo la malattia (e altro) come cose che non mi appartengono, starei evitando la vita? Per tutelarmi dal perdere controllo su me stessa? Ma non è nemmeno solo questo. E poi non sto accantonando i progetti: ogni giorno scopro cose nuove su di me, prima o poi andrò in Africa, ma perchè tentare di vedere con occhi che dicono che tutto è bello, che tutto non finirà mai, quando non è affatto così? Forse mi allontano in questo senso: faccio tutto quello che devo fare senza troppe speranze e illusioni. Ed è così sbagliato? e se non ce la facessi ad assorbire tutto in quel modo? E se non fossi affatto forte? E se non fossi pronta, e perchè mai dovrei permettere ad un altro uomo di far saltare tutto? Già basto io... sono sempre io a perderci, a dovermi rialzare, a dover re-imparare ad apprezzarmi, anche per chi non l'ha mai fatto. Se devo farlo da sola anche quando teoricamente non lo sarei, tanto vale che ci rimanga a tutti gli effetti. Meno problemi, meno delusioni, anche quando teoricamente si già "pronti". Non lo si è mai abbastanza.
Ma forse il problema non è anche il fatto che, arrivati ad un certo punto, per paura di altro dolore, si arriva ad usare lo stesso come scusa, scudo per rimanere inermi? Ma io non mi sento inerme... sono solamente anestetizzata, non so nemmeno come spiegarlo. O forse potrei usarlo, enfatizzarlo per avere un po' di compassione altrui, perchè per quanto consciamente cerco di evitarla, forse in fondo ne ho bisogno. E forse in fondo non arrivo a metabolizzare il fatto che non ho bisogno di dolori continuamente esposti per esser triste, per essere legittimata ad esserlo, tutti lo siamo. Non sono così particolare come forse ho bisogno di credere. Quindi, avendo le mie tristezze come tutti, ho anche diritto a delle piccole felicità. Perchè non dovrebbe essere così?
Basta, comincio a perdermi nei discorsi... non ci capisco più nulla.
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Gentile Utente,
solitamente il protocollo di intervento prevede un supporto psicologico al paziente, che non serve ad addolcire la pillola, ma ad attivare strategie di coping, cioè un adattamento alla patologia.

E' importante conoscere il suo funzionamento mentale, le sue strategie adattive, le sue risorse, al sua struttura di personalità......ogni malattia e, soprattutto la sua cura, non è mai avulsa dalla psiche

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

come le ha scritto la collega, lo psicologo non serve ad addolcire la pillola, ma serve a stimolare risorse, come quelle che ha trovato il suo amico. Serve anche ad aiutare la persona ad indirizzare il pensiero, laddove il vagare senza meta sia disfunzionale, oppure a sostenere il vagare anestetizzato laddove sia necessario.
Ha presente il coma indotto dai medici come soluzione adattative per permettere al corpo di recuperare senza agitazioni e consapevolezza inutile nel momento?
Il confronto con l'altro serve anche a trovare soluzioni che altri hanno trovato prima di noi, ad evitare errori che altri hanno fatto prima di noi, ed a scambiarsi informazioni.

> Ma io non mi sento inerme... sono solamente anestetizzata, non so nemmeno come spiegarlo.

perchè lo deve spiegare a se stessa, non a noi, che conosciamo molto bene il meccanismo! ;)
[#6]
dopo
Utente
Utente
Non devo operarmi per ora, devo solamente monitorarmi. Fra qualche giorno subirò un intervento di tonsillectomia e successivamente andrò a Milano a farmi visitare per la Chiari (in un centro specializzato).
Fra tutto quello che ho scritto (e quindi anche pensato), qualcosa di valido e "sano" c'è? O sono solamente mille deliri messi insieme senza alcun significato?
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

è tutto molto sano e quello che Lei definisce "delirio" è semplice confusione nel momento in cui è alla ricerca di un significato.
Nella gravità della situazione e della notizia appena appresa, Lei sta reagendo normalmente.
Lei, tecnicamente, in questo momento ha una normale risposta ad una situazione stressante!
Ha presente scene televisive in cui soggetti dopo un incidente vagano confusi alla ricerca di aiuto? Lei sta facendo la stessa cosa.
Dopo lo stress\spavento è normale essere sconvolti ed incerti e confusi.
Ora cerchi di resistere fino alla visita nel centro specializzato, dove sapranno darLe un orientamento specifico e Le daranno informazioni chiari sul percorso da fare.

Coraggio. Pazienza e si dia il tempo per dare ordine ai suoi pensieri e dare un significato, ma soprattutto trovare un significato.
Se pensa che sia troppo, allora le suggerisco di anticipare il supporto psicologico o chiedere un supporto farmacologico al suo medico di fiducia.

Comunque non sono deliri, ma solo pensieri da ordinare e sistemare!
[#8]
dopo
Utente
Utente
E allora perché non prova lei a darmi qualche dritta nel frattempo? A riordinare l'armadio gigante ancora pieno zeppo di capi invernali che non so più dove mettere? Ieri sera, riparlandone con il mio amico, all'improvviso ho sentito come una fitta: mi ero drasticamente risvegliata dal torpore. Sarà anche il fatto che prima, un ragazzo della mia stessa età, su unasedia a rotelle, era venuto a parlarmi... non so. Sarà anche che ho preferito allontanarmi dalla calca e dagli amici per parlare con lui, e la cosa mi ha fatto pensare. Mi son sentita improvvisamente debole: ho risentito i miei occhi umidi, e le lacrime erano più salate di prima. Ma poi subito tutto ritornò come prima. Come fare? Come accettarlo con il giusto timore ma senza farsi schiacciare?
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

e cosa crede che stiamo facendo io ed i mei colleghi, nei limiti dell'on-line? ;)

Il difficile della diagnosi di qualcosa di grave o di importante è che la mente pensa al peggio e si dimentica anche del meglio.
Qualcosa lo sta già facendo... si ricordi che ci sono anche risorse e difese naturali.

Che dirLe? ogni cosa a suo tempo e non si fasci la testa prima di rompersela, a meno che i medici esperti non Le dicano di fare così.

Vuole il riordino pubblico o via mail in privato? Certo, di persona la questione è più efficace ed i problemi si risolvono meglio. COnsideri che questo scambio già durato 3 giorni, dal vivo avrebbe richiesto si e no una mezz'oretta.

Come si mangia un elefante? Un boccone alla volta.
[#10]
dopo
Utente
Utente
E se a me non piacesse l'elefante? Perché non se n'è rimasto nelle sue terre invece di venire fin quassù a farsi mangiare da me? (Ok, la smetto).

Preferirei privatamente se possibile. Nel frattempo vado a dormire: domani ho l'intervento. Stranamente anche per questa cosa pochissima ansia... ma non mi lamento :-) Leggerò appena riprenderò coscienza!
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

in bocca al lupo per l'intervento, e buona ripresa di coscienza. Se vuole, sa come trovarmi!

Saluti
[#12]
dopo
Utente
Utente
Intervento rimandato. ho un sospetto di allergia al lattice e non mi è stato fatto nulla. ovviamente solamente questa mattina hanno pensato all'anestesista e alle eventuali allergie. rimandato a non si sa quando... quindi sono cosciente e arrabbiata. può scrivermi anche ora se vuole!
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

ora è arrabbiata. Il momento giusto per le cose bisogna trovarlo. Nel frattempo si aspetta che la rabbia trovi una via di sfogo. L'emotività non sempre aiuta e delle volte dobbiamo ricordarci che oltre al cuore, c'è anche il cervello.
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dopo
Utente
Utente
Forse ha ragione. Ma quanti "cateteri di sfogo" mi dovrei mettere? Ogni giorno se ne aggiunge una, esiste un minimo di respiro in questo mondo? Non sono nemmeno più così arrabbiata, nè ansiosa, nè rancorosa... solamente disperata, molto probabilmente.
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

> Ma quanti "cateteri di sfogo" mi dovrei mettere?

Tanti quanti ne servono, per il tempo necessario.

> solamente disperata, molto probabilmente.

...e anche stanca, probabilmente.
Rabbia, ansia e rancore consumano energia!
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dopo
Utente
Utente
Mi dica tutto ora, sono disposta a leggere :-)
Mi sono messa l'anima in pace anche su questo. Mi opererò lunedì. Le devo lasciare la mail nel caso?
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

se vuole se vuole continuare in chiaro, lo sta facendo.
Se vuole inviare la mail la invia in privato!
Purtroppo non posso dirLe *tutto*, anche perchè necessito di definire *tutto*. Posso rispondere a Sue domande. Non faccio il chiaroveggente per cui non so quali siano Le sue esigenze a meno che non Le esplicita.
[#18]
dopo
Utente
Utente
Le ho inviato una mail a questo indirizzo: fernando.bellizzi@ericksoniano.it
Ho sbagliato qualcosa o è quella giusta?

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