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Ansia generalizzata o altro?

Salve,

A giugno di quest'anno ho avuto un forte attacco di panico dopo l'uso di cannabis mentre ero in automobile.
Dopo pochi giorni ho iniziato ad avere ansia quando andavo in automobile perchè mi ricordava la notte dell''attacco di panico.
Ho trascorso un mese così e dopo esser tornato da una vacanza di una settimana (in cui mi ero quasi dimenticato di avere l'ansia) la mia ansia è peggiorata. Ho iniziato ad avere sintomi fisici come forte cefalea, formicolii, dolori al torace e altro.
In seguito all'inizio dei sintomi sono andato su internet per capire se erano a causa dell'ansia o di altre malattie e questo ha generato in me una forte ipocondria che per circa una settimana mi ha fatto piangere e deprimere dopo aver letto su internet che un la cannabis può causare schizofrenia. Ho iniziato a temere questa grave malattia e mi sono recato quindi da uno psicologo.

Ho fatto cinque sedute in cui gli ho spiegato tutta la situazione da giugno fino a quel giorno e mi ha detto che la mia è anche una possibile ossessione verso le malattie (circa due settimane fa). Da quella seduta mi sono detto "aspetta, la mia non è più ansia? sto inziando ad essere ossessionato? E' ora che mi calmo".
Da quel giorno infatti la mia ansia è migliorata e non ho più sintomi fisici ma solo un po' di paura verso le malattie mentali che comunque mi sembra si stia attenuando con il trascorrere del tempo perchè ho capito che la vita è una e non ha senso sprecarla pensando a quello che non ho.

Nell'ultima seduta ho spiegato il mio netto miglioramento allo psicologo che mi segue e ha detto che la mia è una questione di fragilità e forte emotività perchè l'attacco di panico mi è venuto dopo esser stato lasciato dalla fidanzata con cui ero insieme da 4 anni (ora ci siamo riconciliati) e mi ha spiegato che lui non è in grado di seguirmi e che mi reindirizzerà verso un''altro psicologo.

Ma questo significa che dovrò riniziare da zero spiegando tutto di nuovo e spendendo molti altri soldi! Mi sembra alquanto strano che uno psicologo reindirizzi ad un'altro psicologo che lui conosce. E' come se andassi da un cardiologo e mi reindirizzasse a un''altro cardiologo dicendo che non è in grado di farmi un elettrocardiogramma o sbaglio?

Questo si è verificato perchè nella settimana in cui avevo quella sorta di depressione causata dal pensiero delle malattie mi era venuto un piccolo pensiero di suicidio. In realtà avevo solo pensato "ecco,sono pieno di malattie.che ci faccio ancora qui?". Lo psicologo ha dato moltissimo peso a questo mio pensiero e mi ha detto che questa fragilità che ho non mi permetterà di conseguire bene l'università e il lavoro e le responsabilità di una famiglia.

questa frase mi ha un po demoralizzato e non capisco perchè si sia concentrato solo su quel pensiero di "suicidio" e non abbia nemmeno considerato che da un mese fa ad oggi c'è stato in me un netto miglioramento senza farmaci e non ho la minima intenzione di mettere in atto quel pensiero.

Cosa ne pensate?
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Dr. Michele Spalletti Psicologo, Psicoterapeuta 210 6 1
G.le utente, credo che in tutto ciò che dice ci sia il problema e la soluzione. Nella fattispecie, il suo problema ha una dinamica per cui: essere lasciati dalla fidanzata + cannabis = attacco di panico, poi generalizzazione dell'ansia sul corpo (ipocondria) e sul pensiero (come da consiglio specialistico), con timore di poter diventare schizofrenico (come da consiglio in internet, alquanto disutibile e fuorviante). Tutto ciò l'ha portata, inoltre, a deprimersi e ad una sporadica ideazione suicidaria. Nel suo "caso" sembra essere sintetizzata tutta la psicopatologia. Le dico questo per rassicurarla, nel senso che non si può essere contemporaneamente ansiosi, depressi, ossessivi, ipocondriaci, schizofrenici, etc...Ciò che invece emerge è una certa capacità di lasciarsi suggestionare nel pensare di essere un soggetto X affetto da un male X (influenza che permaea da sue sensazioni, da pareri in internet e da pareri specialistici), dimostrando altresì di essere un pò ansioso in merito a ciò che le accade.
Soluzione: "Ho trascorso un mese così e dopo esser tornato da una vacanza di una settimana (in cui mi ero quasi dimenticato di avere l'ansia) la mia ansia è peggiorata" e "ho capito che la vita è una e non ha senso sprecarla pensando a quello che non ho". A quanto pare la sua ansia sembra scomparire quando lei, per situazioni o per modo di pensare, se la dimentica o non le da più importanza.

Dr. Michele Spalletti, psicologo - psicoterapeuta

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dopo
Utente
Utente
Salve, grazie per l'interessamento.

In effetti la mia ansia si riduce o quasi si elimina quando trascorro belle giornate in montagna, faccio una corsa o trascorro dei bei momenti con la mia fidanzata.

Lo psicologo mi ha detto che questo è solo però un tampone e che il mio problema sta in una fragilità/emotività interiore. Certo, sono sempre stato un po' emotivo e timido ma non mi sono mai fatto sopraffare da nulla tranne in questo caso con l'ansia ovviamente e la mia opinione è sempre stata che se non avessi fatto uso di cannabis l'ansia non mi si sarebbe nemmeno slatentizzata. Penso sia normale avere un'ansia interiore (non manifestata) dopo essere stato lasciato dalla fidanzata dopo 4 anni (ero insieme a lei da quando avevo 15 anni e in pratica siamo cresciuti insieme) perchè lei voleva un'altro.

E' possibile che se non avessi fatto uso di cannabis essa non si sarebbe slatentizzata/manifestata?

Poi, penso che l'emotività sia un pregio che è necessario saper controllare adeguatamente o sbaglio?

Non è strano che uno psicologo mi reindirizzi da un collega sostenendo che non è in grado di curarmi? anche perchè da come mi vedo io non mi sembra di essere in una situazione grave o depressiva. Ho ottenuto miglioramenti prendendo delle gocce naturali a base di erbe e non ne ho mai voluto sapere di farmaci..
[#3]
Dr. Francesco Mori Psicologo, Psicoterapeuta 1.2k 33 33
Gentile utente,
mi associo all'attenta analisi del mio collega, dr Spalletti.
E' vero che leggendo la sua domanda emerge un po' di suggestionabilità ed una sorta di tendenza ad attribuire agli altri e alle circostanze, poteri taumaturgici...
Per rispondere più nello specifico alle sue domande, non è raro che uno psicologo invii ad un altro psicologo. Vede, così come in campo medico ci sono specialisti con diverse competenze, (cardiologo, neurologo, dermatologo, ecc.) è così anche per l'ambito psicologico. Molti psicologi sono anche psicoterapeuti. E' possibile che quello che le è stato proposto sia un percorso di psicoterapia dopo una consolunza nella quale sono state evidenziate delle problematiche.
Certamente la scelta è sua.
Se al momento si sente "sereno", può comunque decidere di rivolgersi al secondo professionista più avanti se ce ne sarà bisogno.
Rispetto al quesito può la cannabis slatentizzare l'ansia, beh mi sentirei di dirle di "no". Così come ogni avvenimento non è semplicemente un "fatto" ma il risultato del modo in cui l'individuo lo percepisce, è possibile che l'effetto della cannabis sia stato utilizzato da lei per spiegare "altro", che già le stava accadendo.

Restiamo in ascolto

Dr. Francesco Mori
Psicologo, Psicodiagnosta, Psicoterapeuta
http://spazioinascolto.altervista.org/

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Dr. Michele Spalletti Psicologo, Psicoterapeuta 210 6 1
G.le utente, sono d'accordo con lei con la maggior parte delle questioni che ha sollevato. Rispetto all'associazione cannabis/slatentizzazione dell'ansia, posso dirle che tale sostanza dovrebbe tendere a creare uno stato di rilassamento del corpo, tuttavia essendo un blando allucinogeno provoca un'enfatizzazione delle percezioni, soprattutto quelle relative alproprio stato somatico (sensazione di sentirsi il battito del cuore accellerato, il respiro, la salivazione, etc...). Ciò effettivamente può contribuire ad innescare fenomeni ansiosi temporanei, per la durata dell'effetto psicotropo, ma questi difficilmente si prolungano oltre. Credo che, come ha già giustamente sottolineato lei stesso, per la comparsa dell'attacco di panico (da intendersi come un'intensa crisi d'ansia) sia stato molto più influente l'essere stato lasciato dalla sua fidanzata. Per quanto può sembrarle strano noi siamo esseri "simbolici" più che "somatici" ed un evento del genere sarà stato da lei letto, interpretato e vissuto in un modo comprensibilmente ansiogeno fino a giungere all'evento parossistico dell'attacco. Purtoppo è da qui che sembra essere iniziato il suo calvario. Posso rassicurarla dicendole che avere un attacco di panico è una cosa assai frequente (si stima che circa l'80% della popolazione adulta ne ha avuto almeno uno in vita sua). Il problema è cosa succede dopo essere stati folgorati da un tale evento, che ci giunge come catastrofico e ci lascia in un immenso stato d'impotenza.
Il fatto che lei si sia rivolto ad un terapeuta è indice che è una persona sensibile alla sua salute, che vuole trovare una soluzione e vuole approfondire la conoscenza di se stesso per cui, credo valga la pena continuare un tale percorso, nonostante le indicazioni del suo psicoteraputa a rivolgersi a terzi

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