Utente 494XXX
Salve, sono una ragazza ventunenne tanto timida quanto solare e spontanea, ma da un po' di anni quest'ultima parte devo un po' nasconderla. Arrossisco in tantissimi casi e se è ritenuto normale nel momento in cui qualcuno fissa, un ragazzo ti parla, soprattutto se hai soprattutto amicizie femminili, se fanno domande private o se fai brutte figure ecc non lo è invece se stai parlando tranquillamente con tua madre o tua sorella, se sei a tavola e ti fanno anche domande normali, se vai da qualche parte e vedi un amico , parente o qualsiasi altro, all'improvviso. Si può arrossire per ciò? Se ci penso mi sembra surreale! Leggo in giro a proposito di tale patologia che è conseguenza di un trauma, un episodio che ti ha segnato, per ansia, bassa autostima. Ma se ciò mi è capitato in poco tempo? Se è avvenuto nei primi anni del liceo e nulla accadde di traumatico o di semplicemente spiacevole ? Può essere mai che si regredisce? Ero più aperta alle medie che gli anni dopo? Sì! Ma come conseguenze di questo. Mi chiudo e faccio non molte esperienze perché penso che arrossirò e se cerco di non pensarci mi accade lo stesso perché come ripeto, a volte accade mentre sto tranquilla a fare ciò che sto facendo. La mia autostima si abbassa se sto tranquilla in famiglia e all'improvviso mi accade. Ora voglio sottolineare un'altra cosa: noto che accade anche a mia sorella, la quale parla di cose anche intime e lo fa serenamente, mentre capita che ne dice un'altra meno imbarazzante e le accade. Mia mamma a volte parla di mio zio a cui accadeva da piccolo...e quando lo vedo noto che forse gli accade anche oggi. Per cui, se si parla di una cosa ereditaria, cosa mai letta in giro, ma riscontrabile ad esempio nel mio caso, come si interviene? Scusatemi per lo sfogo, ma sono in perenne lotta tra una rassegnazione e un intervento. Ps: con il buio la.mia ansia legata a ciò, svanisce quasi completamente e io mi sento un'altra...forse quella che ero un tempo o che sono realmente.

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Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Gentile ragazza,

Il problema non è arrossire o meno ma come viene pensato il fatto che si arrossisce.
Quando smetterà di rimuginare sui perché e per come e come farò a non arrossire, lei inizierà ad essere più serena nei rapporti interpersonali.
Per imparare a non dar valenza a quanto le accade in volto occorrerebbe l’aiuto di un collega psicologo psicoterapeuta.
In questi casi anche la sintomatologia fisica stessa (il rossore) tende a regredire di intensità quando si impara a gestire l’ansia ad esso correlata.
Delle volte anche il timore di un possibile giudizio dell’altro può rappresentare una causa del problema. Per questi motivi le ho proposto una consulenza dal vivo con un/una collega.
Non necessariamente occorre parlare di traumi o di familiarità.

Stia bene e buon anno!
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#2] dopo  
Utente 494XXX

Innanzitutto grazie per la gentilezza, il punto è che è difficile accettare di dover incontrare uno specialista, spero di essere forte pensando a problemi della vita maggiori e "guarire" da sola, ma è effettivamente dura. Intanto le rispondo dicendo che sicuramente il giudizio altrui lo conto e mi influenza, ma credo che sia difficile da pensare "chissenefrega ciò che pensa la gente", perché penso sia naturale dire ad una persona che arrossisce senza apparenti motivi -ma che succede? tutto bene? E quale può essere la mia risposta ? Non c'è! Non lo so nemmeno io! Per cui accetto il giudizio altrui in questo senso, lo capisco. Non stiamo parlando di avere un difetto fisico per cui vieni presa in giro e rispondi -guarda oltre, stupido! Cosa vuol dire fregarsene di ciò che pensa la gente se anche tu ti chiedi ciò che si chiedono loro?

[#3]  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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•“spero di essere forte pensando a problemi della vita maggiori e "guarire" da sola“.
1) non è una questione di essere forti o deboli. È una questione che SOLO uno psicoterapeuta potrà darle degli strumenti che le consentano di stare meglio.
2) se avesse una forte lombosciatalgia e il suo medico le prescrivesse delle sedute di fisioterapia, cosa penserebbe? Non ci vado, spero di essere abbastanza forte pensando alla gente che è in sedia a rotelle e di guarire da sola (?)

•“credo che sia difficile da pensare "chissenefrega ciò che pensa la gente"
Verosimilmente una delle componenti che le mantiene il problema è proprio questo: la difficoltà a valutare un eventuale giudizio dell’altro in modo meno negativo di quanto fa adesso.
Ognuno di noi è soggetto a giudizio altrui. Ciò che che cambia è il peso specifico che diamo a quel giudizio.
Ecco perché come le ho detto all’inizio il problema non sta nell’arrossire ma cosa lei pensa di questo problema.

Anche qui: “Cosa vuol dire fregarsene di ciò che pensa la gente se anche tu ti chiedi ciò che si chiedono loro?”.
La terapia la guiderebbe probabilmente ad essere meno autocritica con se stessa e parallelamente a non addolorarsi per la critica altrui. Ma prima lei dovrebbe smettere di combattere contro la sua tendenza ad arrossire perché più ci pensa, maggiori sono le possibilità che accada davvero.

I suggerimenti le sono stati dati. Aggiungo che la terapia breve strategica e la terapia cognitivo comportamentale offrono possibilità curative in tempi non eccessivamente lunghi e con buona prognosi. Sta a lei decidere...

Molti auguri
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#4] dopo  
Utente 494XXX

Grazie mille, è stato gentilissimo. Tanti auguri anche a lei.