Utente 523XXX
Sono tornato ad allenarmi forte come quando facevo la riabilitazione, sono riuscito ad alzarmi meglio dalla mia sedia a rotelle, ho iniziato a lavorare, ho iniziato ad occuparmi dei problemi di peso.
Ho fatto tutto questo per me, ma l'ho fatto anche per salvare la nostra relazione, ma lui sta sempre peggio.
È come se più io faccio progressi più lui si sentisse sollevato e libero di farsi vedere debole e sofferente.
Non riusciamo più ad avere rapporti, sia perché lui non ce la fa ad avere l'erezione, sia perché mi sembra che non abbia voglia di stare con me. Si è rotto qualcosa tra di noi.
Sta sempre a casa, spesso a letto e non ha voglia di fare nulla. Non riesco a farmi carico anche di lui, non sono così forte. Forse è arrivato il suo momento di riposarsi.
Stare senza di lui mi fa stare male e non so come aiutarlo.
Mi ha detto che è orgoglioso di me, ma che per un po' è meglio che non ci vediamo, che non vuole farmi star male proprio adesso che sto provando a riprendermi, ma mi ha detto che non ce la fa.
Sta facendo un sacco di assenze, ho paura che perda di nuovo l'anno.
Che cosa gli sta succedendo? È possibile che la depressione sia così forte, anche se prende i farmaci?
È solo colpa mia? Se non avessi avuto l'incidente tutto questo non sarebbe successo.

Non so che cosa fare per lui e per noi, ho paura che la nostra storia finisca.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

mi fa proprio molto piacere sentire dei Suoi successi,
dopo il consulto precedente.

Al contempo non è facile capire cosa è successo al
Suo compagno,
al di là delle 5000 ipotesi che si potrebbero fare.

Non so se si sia rotto qualcosa tra Voi,
ma sicuramente il Suo incidente,
quello che Le ha tolto una parte di autonomia motoria,
ha imposto anche a lui un lavoro psicologico di "adattamento" alla nuova situazione e di ristrutturazione della situazione.

Lei si chiede:
"È solo colpa mia? Se non avessi avuto l'incidente tutto questo non sarebbe successo."

I SE non servono.
E' accaduto.
Ora bisogna fare i conti con una situazione differente.

Perchè non chiedere un aiuto psicologico?
ad entrambi potrebbe risultare di grande utilità
e aiutarvi nella Vostra relazione.

Che ne pensa?

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologia Clinica, Psicologa europea.
www.webalice.it/centrodipsicologia

[#2] dopo  
Utente 523XXX

Grazie dottoressa, mi fa molto piacere ritrovarla.
Sto facendo piccoli progressi, ma sto facendo tanta fatica e questa situazione con il mio compagno non mi permette di godermi i risultati.
Lui sta avendo un aiuto psicologico, ci va una volta a settimana, ma non mi parla, non mi dice nulla, non so se parla di me, di noi, se lo stia aiutando, non so nulla.
Lui dice che non mi vuole caricare di altro peso, ma così lo fa ancora di più.
Io ho cominciato a occuparmi del peso in uno dei centri che mi ha suggerito. Per ora non ho ancora visto lo psicologo, ma un dietologo e un endocrinologo.
Sto lavorando molto sul fisico. Questo mi fa stare meglio, anche se i risultati non sono ancora molti. Mi sono alzato qualche volta, ho cercato di farlo soprattutto al lavoro, ma faccio ancora molta fatica.
Il lavoro mi piace e mi sono ambientato facilmente. Per ora c'è stato un unico episodio che mi ha fatto soffrire: l'occasione è stata una esercitazione antincendio. Un collega, non proprio del mio ufficio, mentre ci stavamo radunando nel punto di raccolta ha detto: "peccato che è solo una simulazione, potevamo farne fuori uno", riferendosi a me. È contro il mio essere gay.
Mentre eravamo nel punto di raccolta mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto se aveva qualcosa da dirmi.
Ho poi provato ad alzarmi per affrontarlo faccia a faccia, ma non ci sono riuscito subito e lui ha cominciato a fare il verso di soffiarmi contro, per ostacolarmi ad alzarmi, e ogni volta che fallivo lui esultava. Alla fine ho rinunciato, ma ho trovato la solidarietà di altri colleghi, che mi hanno fatto sentire meno solo e debole.
Qualche ora dopo la titolare gli ha chiesto di scusarsi e allora sono riuscito ad alzarmi e ad accettare le sue scuse stando in piedi. Mi sentivo un castello di carte in un giorno di vento, ma mi ha fatto piacere essere riuscito ad alzarmi davanti a lui.
Non ho avuto il coraggio di raccontarlo al mio compagno, ne avrebbe sofferto troppo.
Non so se mi abituerò mai a questa nuova siruazione e non so come possa un aiuto psicologico permettermi di aiutare il mio compagno ad abituarsi.
Per me era già abbastanza difficile vivere il mio essere gay prima, adesso è tutto ancora più difficile.
Vorrei solo poter tornare indietro a quella sera maledetta, se non avessi guidato ubriaco non avrei perso il controllo della moto. Mi merito tutto quello che mi è successo, ma il mio compagno non lo meritava...vorrei poter fare qualcosa almeno per lui.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Come altre volte,
colpisce la Sua estrema sincerità e il Suo essere in collegamento con emozioni e sentimenti.

Capisco l'intrecciarsi e l'accavallarsi di sentimenti di questo periodo,
peraltro pieno di cose belle
- il lavoro, la palestra, il peso -
oltre che di difficoltà: l'omofobia, la malattia del suo compagno...

Quello che sta facendo per sè lo sta facendo anche per lui.
Che peraltro è seguìto dalla sua Psy.
Non abbia timore del suo silenzio,
del non raccontare nulla,
talvolta una regola che lo Psicoterapeuta dà per lavorare senza interferenze.
D'altra perte anche Lei ha taciuto l'episodo di omofobia,
delle volte si tace per non ferire, spaventare, scoraggiare.

Qualora presso il "Centro" dovesse ricevere la proposta di aiuto psicologico,
lo accetti.
Sarebbe opportuno prendere in mano i nodi legati all'incidente e alle altre cose che non si possono proprio raccontare a chiunque.

Forse Le può interessare questa News sulla "forza d'animo" pubblicata ieri:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/8071-hardiness-il-coraggio-di-non-arrendersi.html . Mi sembra molto interessante.

Mi ha fatto piacere ri-sentirLa.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#4] dopo  
Utente 523XXX

Ho letto con attenzione l'articolo che mi ha suggerito e per cui la ringrazio molto. L'ho fatto leggere anche al mio compagno e abbiamo avuto occasione di parlare un po'.
Mi ha detto che gli incontri con lo psicologo un po' lo stanno aiutando e che lui gli ha chiesto di non parlarne, almeno per il momento, come aveva detto lei.
Gli ho detto che sapere che sta male per causa mia mi fa soffrire e che vorrei poter rimediare, tornare indietro per cancellare tutto, ma non si può e che tutto quello che posso fare è provare a far funzionare questa nuova situazione. Mi sto impegnando al massimo delle mie forze.
Questa sera sono sfinito, un vero straccio. Mio padre non ha perso occasione di farmelo notare. Quando è rientrato ero sul letto e guardavo la tv. Mi ha chiesto se ero stanco per essere stato seduto tutto il giorno. Una delle sue solite uscite infelici, non gli ho neanche risposto.
In un altro giorno avrei cercato di alzarmi per affrontarlo a muso duro. Oggi non sono proprio in grado...
Il suo livello di sensibilità e profondità è talmente basso che non merita considerazione. Ho deciso che le cose che mi fanno stare male non possono essere parte della mia vita, lui è sicuramente una di queste. Avrei bisogno che si interessasse a me, avrei bisogno della sua presenza...e invece...Quanto mi manca mia madre!!!
Le ho scritto anche per completare l'episodio di ieri al lavoro.
Oggi c'è stata la seconda parte. Ho avuto la sfortuna di incontrare quell'uomo in ascensore, solo io e lui. Mi ha detto che ieri sono stato furbo, ma mi ha suggerito di non rompergli le palle perché altrimenti mi annienterá.
Gli ho voluto chiedere se era solo perché sono gay o se ce l'ha anche con i disabili. Mi ha risposto che gli sto sull'anima due volte. Poi mi ha provocato perché mi alzassi, mi ha detto che senza pubblico non l'avrei fatto. Io gli ho risposto che oggi ero sfinito e non sarei stato in grado neanche di provarci, e che annientarmi fisicamente per lui sarà facilissimo, ma che non sarebbe stato facile annientarmi psicologicamente, perché è da tutta la vita che mi scontro con persone come lui e sono piuttosto allenato.
Mi ha detto che per essere un gay ho le palle e l'ho preso per un complimento.
Questo episodio, se da un lato mi mette in ansia, da un altro mi ha permesso di scaricare molte energie negative e quindi è stato utile. Perché il diverso dà così fastidio? Perché fa così paura?

Quanto all'incidente probabilmente è vero che ho ancora nodi irrisolti. Sensi di colpa che mi tormentano, ogni tanto mi sembra di impazzire. Mi capita spesso di sognarlo e, malgrado conosca la fine, di rifare tutti gli stessi errori. Ora mi tocca sopportare la punizione. Qualche volta cambio il finale e perdo la vita nell'incidente e quando mi sveglio sono sollevato perché non dovrò vivere tutto questo. Poi realizzo che non è cosi.
L'idea che forse avrei preferito morire mi fa paura.
Mi fa paura anche il fatto che prima ero una persona diversa, generosa, altruista, aperta, positiva, una persona che non tornerà mai più. Ora sono stracolmo di rabbia, una furia...
Vorrei spaccare tutto, distruggere tutto, farmi del male, ma non ho il coraggio.
Mi tocca provare a sopravvivere...vivere era un'altra cosa.

[#5]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazzo,

Le restituisco alcune suggestioni.

- Lei sta facendo "prove di adulto".
Cioè come vivere non più da studente, ma da lavoratore,
dentro un contesto di adulti con le loro caratteristiche e la paura della "diversità".
Ma mi pare proprio che Lei si stia facendo le ossa.
L'episodio dell'ascensore è potente
e comprendo che Le abba dato carica.

- Sta imparando ad accettare di avere in sè parti deboli e parti forti,
e a non vergognarsene;
ma anzi ad utilizzare l'una o l'altra a seconda della situazione.
Realistico e coraggioso.

- " prima ero una persona diversa, generosa, altruista, aperta, positiva, una persona che non tornerà mai più. Ora sono stracolmo di rabbia, una furia...":
l'esercizio fisico e un supporto psicologico La aiuterà sicuramente ad accettare la Sua nuova vita,
facendo i conti con i sensi di colpa, con la rabbia.

- Riguardo all'essere contemporaneamente gay e disabile motorio,
mi viene in mente che per motivi professionali ho conosciuto un gruppo di giovani composto proprio di persone in tale situazione, ma anche con amici deambulanti;
che proprio nell'essersi "messi insieme" hanno trovato una forza che ognuno da solo non avrebbe avuto.
E testimoniano coraggiosamente la loro "avventura" in eventi specifici in ambito nazionale.

La vita - qualunque essa sia - ha bisogno anche di creatività...

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#6] dopo  
Utente 523XXX

Mi piace questo modo di dire: "prove di adulto". Devo dire, però, che il contesto è cambiato, ma anche a scuola c'erano ragazzi che sapevano bene come ferire e far star male le persone.
La fase di riabilitazione mi aveva insegnato molto sulle mie debolezze e sui miei punti di forza, ma poi sono crollato e ho sciupato tutto lo sforzo.
Sono convinto che il supporto psicologico, che lei mi suggerisce caldamente, mi servirebbe. Nel centro non me lo hanno ancora proposto, ma in ogni caso, non mi sento ancora pronto per parlarne dal vivo.
Per ora sto lavorando duramente sul fisico, ma sono un po' preoccupato. Sono due giorni che mi sento sfinito. Ieri ho dovuto fare esercizi diversi perché non riuscivo a fare quelli previsti. Anche oggi mi sento molle. Questa mattina ho già trovato difficile spostarmi dal letto alla carrozzina e ho lasciato a casa le stampelle perché non ho la forza per usarle. Spero che sia solo un affaticamento per il lavoro svolto e che non ci sia altro. Oggi mi hanno dato un giorno di riposo in palestra.
Sono stanco, tanto stanco mentalmente, ma anche il fisico è stanco, mi trascino per dovere.
La cosa di cui ho più bisogno adesso è quella che scrive lei "accettare la Sua nuova vita, facendo i conti con i sensi di colpa, con la rabbia".
Il fatto è che non mi piaccio nel fisico e non mi piaccio nell'umore e non mi piace la condizione in cui mi trovo, questo non mi aiuta ad accettare la nuova vita.
Ieri ho anche fatto cilecca. Il mio compagno ha avuto una erezione, che ha perso subito e io non sono neanche riuscito ad averla. Così non mi era mai successo. Il mio compagno si è molto preoccupato, ha paura che possa essere una complicazione della mia condizione. L'inattività fisica mi ha creato molti problemi, in effetti. Io credo che sia legato al fatto che mi sentivo completamente privo di forze, come adesso.
Mi è piaciuto molto anche questo passaggio: "La vita ha bisogno anche di creativita". La parola creatività mi fa venire in mente la lampadina delle idee, che ha bisogno di energia per accendersi. In questo momento non ne ho. Oggi, in particolare, tutto è faticoso e difficile, mi sento pesante e flaccido, inutile.
Il mio compagno "deambulante" in questo momento è più debole di me. Non so come faremo a creare questa forza unendo due debolezze.
So che leggendo questo lei penserà "e allora fatevi aiutare", ha ragione, ma, credo di avere ancora bisogno di piangermi un po' addosso prima. Possiamo dire che con lei sto facendo la prova generale. Mi piacerebbe incontrarla, non avrei neanche il problema di raccontare le cose dal vivo, perché ormai ne conosce molte...peccato non sia possibile.

Mi scusi per lo sfogo, ma oggi sono veramente giù, essere così stanco mi fa stare male e mi fa crescere la rabbia...alla mia età dovrei avere l'energia per spaccare il mondo e invece ho l'energia di un vecchio che si trascina verso la fine della vita e me la sono cercata io, è solo colpa mia, tutta colpa mia e questo non cambierà più, posso solo provare ad accettarlo.
Non le ho mai scritto perché avessi bevuto quella sera.
Era l'anniversario della morte di mia madre. Mio padre non se ne era ricordato, io glielo ho ricordato malamente e da lì abbiamo cominciato una lite furiosa, in cui, ovviamente, siamo finiti a parlare del mio essere gay e ci siamo vomitati addosso cattiverie anche più grandi di quelle che pensiamo. Sono uscito di casa che ero fuori di me. Ho preso la moto, anche se minacciava pioggia, e ho fatto un giro lunghissimo, con velocità esagerate. Poi la pioggia è arrivata e mi sono rifugiato in un supermercato. Mi sono fatto comprare una birra da dei ragazzi che erano lì perché avevo paura non me la vendessero. Sono uscito e me la sono bevuta. 0,75 cl a stomaco vuoto, hanno avuto il loro effetto, ma non volevo lasciare la moto nel supermercato ed ero già fuori di testa per averla bagnata.
Ho deciso di riportarla a casa. Era la stessa strada che avevo fatto all'andata, solo che era bagnata e io non ero lucido. La moto mi è scappata in una curva e io mi sono fracassato contro il guard rail...lì è finita la mia vita di prima.
Con mio padre non ne abbiamo mai parlato, MAI PARLATO di quella sera.
A modo suo ha provato a starmi vicino, ma non è stato un gran successo.
Questa sera quando è rientrato mi ha di nuovo trovato sul letto, ma questa volta non ha detto nulla. Deve essersi accorto che sto male.
Credo che non mi alzerò fino a domani.

Grazie di tutto

[#7]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazzo,

mi ha colpito che abbia scelto noi per parlare di quella sera maledetta,
quella in cui la Sua vita è cambiata.
Nella nostalgia di Sua madre
purtroppo certe cose si sono fermate.

Auspico che Le sia servito parlarne qui apertamente e francamente nell'anonimato,
almeno a "svuotare".

Riprendere tutto ciò di persona sarebbe veramente utile
(Lei sa come la penso),
anche in considerazione che
".. non mi piaccio nel fisico
e non mi piaccio nell'umore
e non mi piace la condizione in cui mi trovo,
questo non mi aiuta ad accettare la nuova vita.."

Sicuramente il lavoro psy di *adattamento* alla nuova situazione ha da essere importante,
ma può portare nuovi sviluppi significativi.

Dopo averLe citato questo gruppo di ragazzi gay+H motori,
dopo del tempo sono andata a rileggerli su FB
e ho trovato in loro una forza che mi piacerebbe tutti avessero.

___________

Due parole su Suo papà.

Spesso i padri delegano alla mamma l'aspetto affettivo.
Quando essa viene a mancare (separazione, decesso...)
frequentemente essi non possiedono
. nè vocabolaio,
. nè grammatica,
. nè "traduttore",
per esprimersi con i figli,
per capire il messaggio che giunge loro in una lingua ad essi ignota.

Simil-analfabeti.

Loro incolpevoli.


Dott. Brunialti
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[#8] dopo  
Utente 523XXX

È una di quelle sere in cui sono stanchissimo, ma non riesco a dormire perché ho troppi pensieri per la testa.

Ci tengo a rispondere su tre questioni.

1. Non si deve stupire se ho raccontato qui la mia serata maledetta. Ho scelto LEI perché è sicuramente la persona con cui mi sono aperto di più da quando è morta mia mamma. Ho capito che sarà importante riprendere tutto dal vivo, ma le assicuro che, anche se a distanza, lei ha fatto molto più di quello che crede e per questo la ringrazio moltissimo.

2. Probabilmente ha ragione quando dice che è possibile che papà avesse delegato alla mamma l'aspetto affettivo, che non ha il vocabolario, il traduttore, la grammatica, che è simil - analfabeta, ma io vedo anche altro. Vedo un uomo che non ci ha mai provato, un uomo troppo impegnato con se stesso per vedere altro, un uomo che era orgoglioso di aver avuto un figlio maschio e che si è ritrovato un figlio gay (questa è una citazione, non una mia impressione!), un uomo che poteva essere liberato dal fardello grazie a un incidente e che invece si è ritrovato un fardello che pesa il triplo (non sono più solo gay, ma anche disabile e obeso...altra citazione).
Ho apprezzato la delicatezza con cui ha provato a salvarlo, ma non sono sicuro che sia difendibile. Sicuramente anche io ho le mie colpe, ma le sue mi sembrano più pesanti. Se non ho tagliato tutti i ponti con lui è solo perché l'ho promesso a mia mamma. Una delle ultime cose che mi ha detto prima di morire è stata: "cerca di andare d'accordo con tuo padre"...e lei non ci aveva ancora mai visti litigare come avremmo fatto negli anni successivi, ero ancora troppo piccolo.

3. Sono molto colpito da queste parole. "Nella nostalgia di Sua madre
purtroppo certe cose si sono fermate".
Questa forse è la cosa più vera tra tutte quelle scritte. Forse un pezzo del mio mondo è morto con lei e io sono ancora fermo al palo. A volte penso che anche il mio orientamento sessuale sia nato lì.
Forse se avessi avuto un supporto professionale valido avrei superato meglio quel dolore e tante cose sarebbero cambiate. Questa forse è la motivazione che mi convince più di tutte a provarci adesso, a fare il grande passo e a cominciare a parlarne dal vivo, perché almeno la sofferenza che vivo oggi sia affrontata nel modo giusto.
Se ci riuscirò, gran parte del merito sarà sicuramente suo.
Può essere orgogliosa del lavoro che ha fatto.

Grazie, grazie, grazie

[#9]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazzo,

più che orgogliosa ne sarei felice.

Ho apprezzato il Suo riscontro, di cui La ringrazio;
e la Sua capacità di riflettere e approfondire
e di aprirsi.

Auspico profondamente che Lei possa riprendere il filo della Sua VITA (maiuscola).

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#10] dopo  
Utente 523XXX

Oggi va molto meglio. Il riposo di ieri è servito, sono molto meno stanco e questa sera andrò in palestra.
È tutta la mattina che ho la sua frase in testa "Nella nostalgia di Sua madre
purtroppo certe cose si sono fermate".
Questa volta l'ho fatto, mi sono mosso per fissare un incontro con lo psicologo. Sono rimasto spiazzato perché pensavo di aspettare settimane, come per gli altri e invece si era liberato un buco e vado già domani.

Ho bisogno ancora del suo aiuto. Secondo lei da dove devo cominciare? Che cosa gli devo dire per fargli capire tutto quello che ha capito lei? Pensa che potrei anche usare quello che ho scritto qui? Si può fare?
Scusi se le faccio domande sciocche, ma vorrei che funzionasse.
Ci sono cose che io dovrei chiedere a lui?

La cosa che mi imbarazza di più è l'idea di averlo davanti, che mi guarda mentre gli racconto queste cose.
A lei mi è venuto spontaneo parlare. Quanto tempo ci vorrà perché succeda anche dal vivo? È se non succedesse?

Sono agitato, ma sono anche felice, era arrivato il momento di farlo. Anche il mio compagno è contento, era da molto che non lo vedevo sorridere così.

Domani le posso scrivere come è andata la prima seduta?
Ho saltato il pranzo, ma avevo voglia di dirglielo subito.
Grazie
P.s. Ha ragione, forse posso ancora avere una VITA maiuscola...

[#11]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Bello!

Sì, se ritiene può fare una stampa e tenerla in borsa,
per consegnargliela
. se "di persona" capitasse una situazione di empasse o
. se Lei semplicemente lo desiderasse.
Come un giubbotto aereo che - alla necessità - soccorre.

Prevedo che andrà tutto bene,
perchè no?

Inizierà la seduta da dove Lei desidera,
da come è giunto da lui, oppure
da quello che più alla svelta desidera "buttare fuori",
o altro,
ma senza necessità di prepararsi.
Il resto è un dialogo,
nel quale soprattutto si parla con se stessi.

Certo che può scrivermi come è andata (la leggerò domenica).

Buona avventura (esistenziale)!

Saluti cari.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#12] dopo  
Utente 523XXX

"Prevedo che andrà tutto bene, perchè no?"

Spero proprio di si.
Oggi che ero più riposato e sullo slancio dell'entusiasmo sono riuscito a fare ben tre esercizi in piedi in palestra. Solo ieri non ho neanche preso le stampelle perché non ne avevo la forza.

Sono arrivato alla conclusione che in realtà il mio fisico vale niente solo se l'umore è nero, ma è ancora abbastanza forte se l'umore è positivo.

Adesso, per esempio, sono di nuovo molto molto stanco e tutto mi sembra di nuovo difficile. Sono riuscito a fare tutto quello che mi hanno chiesto, ma alla fine, pur di finire tutto, mi sono proprio sfinito in modo esagerato, però non ho mollato.

Volevo chiederle ancora una cosa.
Se lo psicologo mi propone di prendere medicine che cosa devo fare? Secondo lei ne ho bisogno?
Mi ha un po' spaventato il cambiamento del mio compagno con le medicine.
A parte i problemi di erezione, sembra tranquillo in un modo finto, non so come dire. Mi sembra furioso quanto me, ma con un limitatore che lo tiene con il profilo basso e non lo lascia esplodere...

Buona notte

[#13] dopo  
Utente 523XXX

Ieri è stata una giornata decisamente pesante.

La mattina, mentre ero al lavoro, avevo la testa all'incontro che dovevo fare e ho fatto un errore che ha messo in difficoltà un cliente. Il cliente non l'ha presa bene e quando è venuto a ritirare la merce è venuto in ufficio per insultarmi. Quando si è accorto della carrozzina si è rivolto alla titolare, con cui sembrava molto in confidenza e le ha detto: "certo che se ti prendi anche i disabili..." come per dire, che cosa pretendi poi?
Avevo sbagliato e non me la sono sentita di dire niente, ma non è stato bello.

La sera, dopo la seduta, sono tornato a casa e ho detto a mio padre che avevo iniziato a vedere uno psicologo.
Mio padre, senza pensare un secondo ha detto: "ma proprio a me doveva capitare un figlio così coglione?"
Io gli ho risposto che era già tanto visto il padre che è. Da lì abbiamo cominciato a litigare ferocemente. Credo che inconsciamente ci sperassi perché avevo bisogno di uno sfogo e mio padre è sempre una garanzia, se vuoi litigare è sempre pronto.

E adesso le racconto la seduta.
Lo psicologo è un signore di circa 60 anni (ha detto che lavora da più di trenta), ha un bel pancione e un tic agli occhi (all'inizio non lo avevo capito e pensavo che fossero espressioni determinate da quello che raccontavo).
L'inizio non è stato dei migliori. Anche lui ha una stampella, dovuta a una operazione al ginocchio. Mi ha detto che ne avrà ancora per qualche settimana. Alla vista delle mie stampelle mi ha chiesto per quanto tempo ne avessi io. Quando gli ho risposto "per sempre" era imbarazzato e per completare mi ha detto che le stampelle non gli avevano fatto capire che fossi disabile. La parola peggiore che potesse usare.
Mi ha chiesto di raccontargli quello che ritenevo importante per fargli capire le mie esigenze.
Ho cominciato dal mio incidente e dal fastidio che mi da essere considerato disabile e ho cercato di spiegargli come è cambiata la mia vita. Credo che si sia reso conto di avermi infastidito all'inizio e si è scusato. Non sono sceso molto nei dettagli di niente, ma ho preferito dirgli più cose possibile. Gli ho raccontato di mia madre, di mio padre, di essere gay e delle difficoltà con il mio compagno. Gli ho anche lasciato le cose che ci siamo scritti qui.
Devo dire che sono rimasto molto deluso perché pensavo che mi interrompesse per approfondire, ragionare insieme, fare domande e riflessioni. Invece mi ha lasciato parlare tutto d'un fiato. Non si è segnato niente, non ha detto niente. Solo alla fine mi ha chiesto di pensare, per la prossima volta, quale obiettivo voglio raggiungere con i nostri incontri.
Una cosa che mi ha molto infastidito è che non mi guardava mai mentre gli parlavo. È un po' un paradosso perché prima di andare avevo paura di avere difficoltà a sostenere lo sguardo e invece adesso sono arrabiato. Mi è mancato moltissimo poter interagire. Sono molto deluso, forse avevo aspettative sbagliate. Forse è normale così.
Quando sono uscito ero arrabbiato con il mondo.

In sintesi la giornata di ieri mi ha ammazzato e oggi non avevo voglia di fare niente. Non mi sono praticamente mosso dal letto, non ho fatto gli esercizi che dovevo fare a casa, ho mangiato pochissimo e questa sera non sono uscito con il mio compagno, contrariamente a quanto avevamo combinato.
Mio padre, come al solito in questi casi, non ha detto una parola e non è mai venuto nella mia camera.

Oggi mi è successa una cosa che non mi era capitata prima. È tutto il giorno che ho una gran voglia di masturbarmi. Di per sé non è strano, perché mi capita spesso di farlo, ma oggi l'ho fatto quattro volte e questo non mi capita mai. In particolare mi è sembrato molto strano perché non c'erano le condizioni e l'umore per pensare al sesso.

Se le è possibile, mi piacerebbe leggere il suo pensiero su tutte queste cose.
Grazie

[#14]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazzo,

1.
non è semplice iniziare una relazione teraputica.

Riflettevo su quanto può essere ingombrante per il pz. l'incontro con un corpo concreto e completo
- quello dello Psicoterapeuta intendo -
a confronto di un semplice viso che, fermo, interagisce nella modalità online;
pancione, stampella, tic, silenzi, interazione visiva,
tutto entra nell'incoraggiare o spaventare il neo-paziente.

L'inizio è così;

se il Terapeuta chiede
può essere vissuto come invasivo,
se tace come imbarazzante,
se guarda negli occhi come "penetrante",
se non guarda come evitante..
Dipende dagli "occhiali che si indossano" in quel momento lì,
come quando Lei parla di sè cosi: "Sono arrivato alla conclusione che in realtà il mio fisico vale niente solo se l'umore è nero, ma è ancora abbastanza forte se l'umore è positivo." L'umore fornisce gli occhiali e il colore delle lenti con cui si guarda il mondo in quel momento.

Soprattutto quando non ci si conosce e la fiducia nascerà un po' alla volta.
La fiducia nell'affidarsi.

In prima seduta molti pz. hanno un tale "sacco da svuotare"
che a noi Psy accade di non potere/volere dire nulla.
Se la prossima seduta Lei dovesse notare nuovamente che il silenzio del T. Le fa sperimentare una "assenza di interazione", glielo dica con semplicità,
chiedendo se è previsto dal metodo che egli usa o che altro.

Per la prossima volta Lei ha ricevuto un compito ben preciso.
In tutto ciò non noto nulla di strano.
Si dia tempo.

2.
Masturbazione ripetuta.
Ricordiamo che la sessualità riveste sia delle "funzioni sessuali"
- piacere, orgasmo come scarica/o, ecc. -
ma altrettante "funzioni NON sessuali":
consolar/si, calmare temporaneamente l'ansia, dar/si (=dare a sè) un piacere che serva a fronteggiare la pesantezza della vita in quel momento, dar/si la prova che si è vivi.
Ciò non vale solo per l'autoerotismo,
ma anche per la coppia:
rassicurazione, appartenenza, affetto, consolazione reciproca o del singolo sofferente..
si alternano a sesso come piacere, divertimento, sperimentazione, ecc.

Mi auguro che oggi sia riuscito ad alzarsi, a godere del giorno libero e di un tempo insieme.

3.
Farmaci.
In certi casi sono importanti, per evitare guai peggiori.
Molti pz. che li assumono parlano della sensazione di "sentirsi ovattati" nei sentimenti, di una calma chimica;
io però faccio loro notare che tale situazione può essere utilizzata per lavorare efficacemente attraverso la psicoterapia.

Importante. E' essenziale che siano prescritti dallo Psichiatra, specialista di riferimento, e non solo dal medico di base.
L'assunzione è transitoria e va a scalare con la supervisione dello specialista.
"Lasci" che il Suo compagno provi ad aiutarsi in questo modo,
basta poco perchè la persona smetta di testa sua:
il dubbio di un amico, un commento infelice, o altro.

Credo di aver risposto a tutto... (o quasi).
Ma altrettante risposte potrà ricevere dal suo Psicoterapeuta, se e quando lo vorrà.

Buona serata.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologia Clinica, Psicologa europea.
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[#15] dopo  
Utente 523XXX

Grazie dottoressa per le sue parole, che hanno sempre la capacità di rasserenare il mio punto di vista... mi piace molto il suo discorso degli occhiali, venerdì avevo le lenti nere nere nere, con le sue lenti le cose sembrano molto meno brutte.

Sicuramente ha ragione lei, devo avere pazienza e probabilmente ho sbagliato io perché dopo tutti i discorsi fatti qui avevo, forse inconsciamente, il desiderio di poter continuare dal vivo, ma in studio non c'era lei. Ovviamente ho dovuto ripartire da zero e avevo una gran voglia di vuotare il sacco e raggiungere in fretta il punto a cui siamo arrivati noi. Ho consegnato al medico gli scritti che ho stampato e spero che ci possano aiutare a guadagnare tempo.
Spero che la fiducia arriverà. Confesso che non mi aspettavo che uno Psy avesse un tic. Mi ha un po' spiazzato anche il fatto che avesse il pancione, non è al mio livello, ma insomma...come farà ad aiutarmi?
Avevo pensato di chiedergli perché non mi guardava e non scriveva, ma al primo incontro avevo paura non fosse opportuno.

Mi sono soffermato a guardare la sua foto e a immaginare come sarebbe stato dal vivo con lei. Ha ragione, è tutto molto diverso, più difficile e complicato, ma spero ne valga la pena.

La ringrazio anche per il chiarimento sulla masturbazione, non sapevo avesse anche questi scopi. Oggi sono tornato normale.

Oggi purtroppo non ho visto il mio compagno perché ha preferito così, non ha neanche voluto che lo andassi a trovare. Mi ha detto che il medico ha aumentato la dose del farmaco, ma che per ora sembra non fare molto effetto. Si sente sempre molto giù , non riesce a fare quasi nulla, neanche a studiare. Mi ha detto che ha consegnato altre due verifiche in bianco e temo che butti via un altro anno. Ho il timore che questa situazione ci stia molto allontanando e non so bene come aiutarlo. Spero che i farmaci possoano cominciare a fare effetto, mi fa soffrire vederlo così.

Io sono andato al centro commerciale con mio padre per fare la spesa. Non lo facevamo da tantissimo tempo, me lo ha chiesto lui, mi sono incuriosito e malgrado non stessi benissimo gli ho detto di sì.
Ho ripensato a quel discorso del traduttore, della grammatica, del fatto che avesse delegato la gestione degli aspetti affettivi a mia madre. Forse ha proprio ragione lei. All'inizio abbiamo fatto cose normali, ma praticamente senza parlarci. Siccome mi sentivo in colpa per non aver fatto gli esercizi ho provato alcune volte ad alzarmi per prendere le cose dagli scaffali. La palestra sta facendo effetto e sono un poco migliorato.
Mentre ero in piedi, mi è capitato di incontrare la mia titolare. Sono riuscito a fare con lei una breve chiacchierata senza sedermi anche se alla fine ero stanchissimo.
Mi sono scusato per l'errore che avevo commesso venerdì e che l'aveva messa in difficoltà. Lei mi ha detto che aveva apprezzato moltissimo il fatto che mi fossi preso la colpa. Era un lavoro in cui avevamo messo le mani in tre e sarebbe stato molto semplice confondere le acque. Mi ha fatto i complimenti per come avevo gestito la reazione del cliente, in modo professionale e senza rispondere alle sue provocazioni. Si è detta dispiaciuta per le parole che lui ha pronunciato e per non essere riuscita a intervenire in mia difesa.
A questo punto le ho presentato mio padre che aveva assistito alla conversazione.
Lei gli ha detto che sono un ragazzo molto maturo per la mia età, che è contenta di avermi scelto e che lui poteva essere orgoglioso per tutta la forza di volontà che dimostro. Lui, INCREDIBILMENTE, le ha risposto che non me lo dice spesso, ma che è molto orgoglioso di me.
Non appena si è allontanata sono franato sulla sedia esausto per lo sforzo, ma anche bellicoso per quello che aveva detto mio padre.
Gli ho chiesto come mai il suo traduttore confonde la frase "sono orgoglioso" con "sei un coglione".
A questo punto abbiamo cominciato a parlare, forse come non avevamo mai fatto. Io sono stato molto duro, lui ha confermato di essere uno stronxx, ma forse tiene a me molto più di quello che riesce a dire. È veramente analfabeta dal punto di vista affettivo. Alla fine si è anche commosso, non lo avevo mai visto così.

Nel pomeriggio sono andato a trovare alcuni miei amici della moto, che giravano in pista. É una vita che non mi apparterrà mai più, ma per l'amicizia riesco ad andare oltre. Mi ha fatto molto bene stare con loro, anche se vedere le moto mi fa sempre soffrire moltissimo.

Ho pensato molto al compito che mi ha dato lo psicologo e penso che l'obiettivo principale da raggiungere sia imparare ad accettarmi, a stare bene con me stesso, il nuovo me stesso, e a prendermene cura. Che cosa ne pensa? Crede che lo psicologo si aspetti una risposta del genere o che abbia bisogno di qualcosa di più dettagliato?
Pensandoci, il problema dell'accettazione è cominciato molto prima dell'incidente.
Non ho mai accettato il mio fisico, in particolare il fatto di essere molto peloso e le dimensioni del mio pene. Ho difficoltà ad accettare il fatto di essere gay... diciamo che l'incidente ha pesantemente allungato la lista!

La ringrazio molto per la professionalità, la sensibilità, la delicatezza e la dolcezza con cui mi ha supportato.
In questo momento mi sento molto meglio, spero di riuscire a trovare le lenti giuste con cui guardare tutto ciò che mi accade.

Mi fa piacere firmare con il mio nome,
grazie ancora,
Kevin

[#16]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile Kevin,

talvolta accadono delle magie, come quella tra Lei e suo padre oggi (ma forse non domani ...).
Non si sa esattamente il perchè succedono le magie,
gli ingredienti delle magie - lo si sa dalle fiabe - sono misteriosi,
ma godiamone quando accadono.
Del resto, se sono accadute potranno essere replicabili.

Bello l'incontro con la titolare.
Pian piano anche in quell'ambito sta nascendo la fiducia reciproca.
.Lei Kevin sa riconoscere l'errore.
.La signora sembra una "capa" che sa scusarsi quando si accorge di aver sbagliato,
cosa RARA nei capi. E molto da ammirare come dote di ruolo.

Coraggioso l'incontro con gli amici di moto,
una vita che non Le apparterrà più nell'OGGI;
ma che nessuno Le potrà mai togliere nella "ricchezza" che Le ha regalato nell'IERI, quello che rimane però presente "dentro" come se fosse oggi.
L'amicizia affonda le sue radici lì.

L'obiettivo della Psicoterapia?
"..accettarmi, a stare bene con me stesso, il nuovo me stesso, e a prendermene cura."
Ne parlerete Voi due - Lei e il suo Terapeuta (sicuramente imbarazzato dalla confusione tra .. stampelle..) - desidero non interferire, al fine di facilitare il transito tra una Psy online e uno in carne ed ossa.
Ma il fatto che siamo proprio noi stessi
l'unico "amico" con cui siamo CERTI di DOVER convivere fino alla fine,
rende tale obiettivo degno di nota.

Cari saluti.
dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#17] dopo  
Utente 523XXX

Gentile dr.ssa Brunialti,

Le scrivo perché mi fa piacere aggiornarla sui molti progressi che sto facendo, ma anche per chiederle un suo parere.

Gli incontri con lo Psy, che lei mi aveva suggerito, mi stanno aiutando molto. Sono riuscito già a perdere molti chili e ad allenarmi con regolarità. Ho migliorato molto la mia capacità di alzarmi e usare le stampelle e, anche se il percorso è ancora lungo, mi sembra che ce la sto facendo.
Con lo Psy sto lavorando molto per costruire un rapporto con mio padre. Non siamo mai stati così vicini, anche se abbiamo ancora moltissima strada da fare.
Il compagno con cui stavo mi ha mollato. Mi ha detto che non ce la fa a superare quello che mi è successo e che stare con me per lui è un motivo quotidiano di sofferenza. Io tengo ancora molto a lui e l'ho lasciato andare perché lo vedevo stare male ogni giorno. È un po' che non ci sentiamo.
Nel complesso credo di poter dire che sto bene, ma c'è un aspetto che mi ha mandato molto in confusione. Ne ho parlato con lo Psy, ma non ne siamo ancora venuti a capo. Mi piacerebbe, se possibile, avere anche un suo parere.
In pratica succede questo. Da quando mi alleno regolarmente ho più energie e mi è tornata anche la voglia di uscire la sera. Nella compagnia che frequento c'è da un po' una ragazza che non conoscevo, amica di un amico comune. Fin dalla prima sera ha attirato la mia attenzione. È interessante, originale, non convenzionale. È bello parlare con lei, stare con lei, c'è sempre qualche argomento che ci interessa, su cui fare lunghe chiacchierate.
Abbiamo avuto qualche occasione di uscire anche da soli, siamo andati a vedere due mostre, che interessavano ad entrambi. Sono state due esperienze molto...direi intime. Sono riuscito a guardare la seconda mostra per la maggior parte del tempo in piedi, accanto a lei. Siamo stati molto vicini e molto in sintonia. Lei sapeva che sono gay, ma ho avuto la sensazione che non le importasse, anzi.
Quando il mio compagno mi ha lasciato ero molto giù e l'ho cercata per parlare, lei è stata molto dolce e mi è stata vicina.
Mi abbracciava molto e io a un certo punto ho cominciato a baciarla. Non saprei dire perché, ma ne avevo una gran voglia. Mentre la baciavo mi sentivo eccitato e ho cominciato ad avere una erezione. Lei se ne è accorta e mi ha detto che se volevo potevamo farlo. Mi sono lasciato spogliare, ma poi le cose non sono andate bene. Ho sempre avuto problemi con le mie dimensioni, con il fatto di essere molto peloso, con il preservativo...mi si sono affollate troppe cose in testa e ho perso l'erezione in poco tempo.
Lei, con molta delicatezza, mi ha chiesto se era un problema legato all'incidente. Io le ho risposto di no e le ho detto che ero solo molto agitato. Lei mi ha abbracciato a lungo, senza dire più nulla. Saremo stati lì più di un'ora. A un certo punto ha cominciato a toccarmi e a fare del sesso orale. Alla fine abbiamo avuto un rapporto completo, come mai mi era successo con una donna. Ero profondamente e completamente coinvolto.
Dopo quella sera lo abbiamo rifatto quattro volte ed è sempre stato fantastico.
Ora mi sento molto confuso. Prima di stare con il mio compagno, quando non accettavo l'idea di essere gay, avevo avuto rapporti con due ragazze, ma non mi ero mai sentito come con lei. Avevo sempre preferito il sesso con il mio compagno, ma con lei è diverso, riesco a eccitarmi di più, in modo diverso, più completo.
Forse non sono gay, forse sono bisex, forse non ho capito nulla. Forse il cambiamento radicale del rapporto con mio padre ha fatto cambiare qualcosa. Forse non ero gay o forse non è cambiato niente.
Da un lato sono al settimo cielo, da un altro mi sento un po' a disagio, non so che cosa mi stia capitando. Ne ho parlato con lo Psy, ma mi piacerebbe ascoltare, se possibile, anche una sua riflessione.
Con questa ragazza sto bene, ne abbiamo anche parlato tra noi. Per ora abbiamo deciso di viverla come viene. Non ci siamo dati etichette, non siamo insieme, non siamo una coppia...ma ci piace tantissimo fare l'amore insieme.
Da un lato vorrei lasciare via libera al cuore e basta, dall'altro credo di aver bisogno di capire per poter vivere questa storia con serenità.

Sono confuso, che cosa ne pensa?
Un caro saluto,
Kevin

[#18]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Caro Kevin,

bentornato,
mi fa proprio piacere risentirLa.
Sono fiera per Lei dei Suoi miglioramenti fisici e psichici!

In merito al contenuto recente:
"..Forse non sono gay, forse sono bisex, forse non ho capito nulla.
Forse il cambiamento radicale del rapporto con mio padre ha fatto cambiare qualcosa."

Chi sa come veramente avviene l'incontro tra persone;

quanto l'incontro con il Suo ex ha rappresento
anni fa,
a quel tempo,
uno "specchiarsi" in un "uguale",
un supporto tra pari nel quale Lei,
- reduce dal lutto materno -
ha trovato una nicchia nella quale sentirsi accolto nella uguaglianza di genere e senza ansie di "dover dimostrare",
come avviene con l'altro sesso nell'adolescenza.

Forse ora Lei è entrato in un'altra fase, nella quale con questa ragazza "ci piace tantissimo fare l'amore insieme."
Bello. Piace a entrambi, siete maggiorenni,
perchè chiedersi "..credo di aver bisogno di capire per poter vivere questa storia con serenità.."?
Talvolta il capire arriva DOPO l'agire.

Capirà.

Gay?
Bisex?
"Ispirato" al di là del genere di appartenza?

Capirà.

L'agire qualche volta illumina senza accecare.

Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#19] dopo  
Utente 523XXX

Se capisco bene, mi suggerisce di godermela senza fare troppe domande.
Il fatto è che ormai mi ero abituato al fatto di essere gay e a tutte le difficoltà che questo comporta.
Adesso è bello, ma è come se non fossi più io, lo stesso io di prima...mi confonde questa situazione. Mi fa sentire strano.
Anche il mio Psy ha detto che secondo lui sono entrato in un'altra fase...
Questa sera ho detto a mio padre che sto avendo rapporti con una ragazza.
Mi aspettavo stappasse una bottiglia di vino buono per festeggiare, invece mi ha solo detto di scegliere con serenità quello che mi sembra meglio per me. Non è una risposta da lui. È possibile che siamo cambiati così tanto entrambi?
La cosa bella è che pensare a lei mi fa spazzare via tutto in un lampo. Esistiamo solo noi. Lei è davvero speciale, con lei posso parlare di tutto, è un'anima gemella. Le ho detto della mia confusione per il fatto di essere gay.
Lei mi ha detto di non avere paura delle mie emozioni, di fare solo ciò che sento.
Di lasciarmi trasportare con serenità.
Il mio cuore mi sta portando da lei, senza dubbio. Ho per lei una fortissima attrazione sessuale.
Abbiamo parlato molto anche del mio incidente, di quanto sia cambiata la mia vita, del lavoro che sto facendo per recuperare, le ho raccontato tantissimo.
Lei è molto dolce e sa ascoltare. Mi da forza.
Mi ha detto che ammira il mio coraggio e la mia determinazione. Sta facendo l'università e un giorno vorrebbe lavorare all'estero, viaggiare... Ha mille sogni, aspirazioni e tanti interessi, mi affascina la sua curiosità per il mondo, la passione con cui si butta nelle cose.
Mi ha detto che la prima cosa che l'ha colpita di me è la sensibilità con cui mi avvicino alle persone.
Non so se possa diventare una cosa seria o lo sia già, il fatto è che voglio viverla.

Grazie per il suo parere,
ancora una volta mi ha fatto piacere leggerla.
Kevin

[#20]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile Kevin,

Lei ha re-incontrato il femminile.
Era da tanto che era assente nella Sua vita,
forse dalla morte di Sua madre.

Che significherà?
Al momento non lo si sa,
ma si percepisce che Lei si sente bene.

Pian piano capirà.

Se Le farà piacere,
anche a noi farà piacere avere Sue news.

Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#21] dopo  
Utente 523XXX

È vero, l'unico vero incontro con il femminile era stato con mia madre, da allora più nulla di rilevante.
Ora mi trovo a vivere qualcosa di meraviglioso e inaspettato, che mi mette le ali.
Questa sera ho fatto un sacco di esercizi in palestra ed ero sfinito. Poi ho visto lei e mi è passato tutto.
Lei sa sempre sorprendermi. Ogni giorno c'è qualcosa di nuovo, che non ti aspetti e ti sorprende.
Questa sera mi ha portato un libro che sta leggendo. Mi ha letto un pezzo che le è piaciuto molto, un passaggio molto bello e profondo. Primo, non avevo mai letto insieme a qualcuno, secondo abbiamo parlato un sacco e abbiamo ragionato sui principi, sui valori, sulle cose in cui crediamo e che contano veramente nella nostra vita. Non ho mai affrontato discorsi così con nessuno. È un viaggio di scoperta, che stiamo facendo insieme.
A un certo punto ero talmente preso che mi sono alzato e a momenti camminavo senza stampelle...poi le mie gambe mi hanno ricordato che è meglio usarle.
Dire che per lei ho una fortissima attrazione è sicuramente riduttivo, c'è molto di più.
La cosa che mi piace di più è che in testa non ci sono io o lei, ma solo noi, insieme.
Forse è questa la felicità. Mi sembrano così lontane le settimane passate, in cui tutto mi sembrava difficile e cupo, ora mi sembra tutto possibile, a portata di mano, mi sembra di avere tante scelte da fare e possibilità tra cui scegliere, mi sembra di avere di nuovo una vita davanti.
Forse senza cadere non siamo in grado di apprezzare quanto sia bello provare a risalire. Mi rendo conto che ho appena cominciato, che ho fatto solo pochi gradini, che senza aiuto non ci sarei riuscito, che una parola giusta detta nel momento giusto ti può cambiare la vita, che nulla è definitivo, che se si vuole si può cambiare. Sono sicuro che arriveranno momenti bui e difficoltà, ma sono sicuro che le energie positive che sto accumulando mi aiuteranno a superarli. Avevo completamente esaurito le pile, ma ora le ho rimesse in carica.
Per riprendere un suo esempio di un po' di tempo fa ho ritrovato le lenti giuste con cui guardare quello che mi accade.
Molto lo devo anche a lei che mi ha fatto vedere che potevo provare a indossare un altro paio di occhiali.

Grazie davvero,
Kevin

[#22]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile Kevin,

che piacere nel leggerLa!

Una vita che riapre gli orizzonti.

Una scalinata di cui non si vedono solo le difficoltà dei gradini,
ma si apprezza il fatto che porta in alto.

Sono rimasta piacevolmente stupita anche nel vedere QUANTE persone hanno letto il consulto in questi giorni,
più di 1800 in un solo mese;
un numero veramente elevato,
persone evidentemente interessate alla vicenda profondamente umana che vi si racconta.

Forse la Sua vicenda,
la Sua involontaria testimonianza
contiene quella
"parola giusta (che) detta nel momento giusto ti può cambiare la vita"
e che potrebbe aiutare altri.

Se e quando Le facesse piacere ragguagliarci
noi ci siamo.

Buoni giorni,
buona vita.

Dott. Brunialti
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[#23] dopo  
Utente 523XXX

Gentile dottoressa, sono tornato a scriverle perché sono di nuovo in grave difficoltà.
Provo a spiegarle quel che succede.
Sono innamoratissimo della mia ragazza e sono convinto che i suoi sentimenti per me siano altrettanto profondi. La settimana scorsa ho deciso di regalarle un anello importante perché volevo che sapesse che le mie intenzioni con lei sono serissime e perché mi sembrava arrivato il momento di formalizzare la nostra unione. Credo di aver trovato la donna con cui vorrei passare tutta la mia vita. Siamo molto giovani entrambi, ma credo che una felicità come la nostra non abbia bisogno di aspettare.
Ne ho parlato con mio padre, che mi ha dato il suo totale appoggio e mi ha aiutato a preparare una serata che speravo fosse indimenticabile.
La serata è piacevolissima come sempre, poi arriva il momento che mi pare adatto e allora mi alzo in piedi, le prendo la mano e comincio a parlarle. Sono agitatissimo, mi impappino anche un po' e persino mi commuovo, ma riesco a farle vedere l'anello. Lei rimane senza fiato, non riesce a dire una parola, mi avvolge in un abbraccio fortissimo, mi bacia sulla bocca, ma poi corre via in lacrime.
Avevo pensato tantissimo a come sarebbe stato, avevo immaginato mille scene diverse, ma questa proprio no. Io sono rimasto lì in piedi, con l'anello in mano, come fossi pietrificato, non sapevo che cosa pensare. Quando mio padre è rientrato ero ancora seduto a tavola. Anche lui è rimasto molto sorpreso, perché anche lui era convinto che sarebbe andata bene. Sono rimasto tutta la notte con gli occhi sbarrati guardando il telefono e sperando in una sua chiamata, un messaggio, una spiegazione. Ma non ho ricevuto niente. La mattina seguente ho trovato sulla porta di casa mia sua madre. Era venuta per spiegarmi che sua figlia era distrutta e non aveva avuto il coraggio di dirmelo: le hanno diagnosticato un tumore al seno. Mi è crollato il mondo addosso. Era dolorosissimo pensare che forse lei non voleva stare con me, ma è tremendamente peggio pensare che lei lo vorrebbe, ma forse non potrà farlo.
Non riesco ad accettare questa cosa, l'ho presa malissimo. Non mi sono più allenato, non sono andato a lavorare, non sono andato all'incontro con lo Psy, non riesco a mangiare, dormo pochissimo, ma soprattutto non sono riuscito ad andare da lei. Mi odio per questo, invece di starle vicino ho mollato tutto, sono morto dentro.
Un'altra prova da affrontare, durissima. Non me lo meritavo, non se lo merita lei.
Questa volta non ce la faccio, non ce la faccio più.

[#24]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile Kevin,

la vita è proprio strana con Lei,
La sottopone a prove così difficili che forse nemmeno un adulto...

Una prima riflessione riguarda la malattia diagnosticata alla Sua ragazza:
sicuramente grave,
imprevista a 20 anni,
mo oggi sempre più spesso curabile e guaribile con cicatrici minime.
Sicuramente il coraggio e la determinazione con cui la si affronta è parte della guarigione.

La seconda riflessione riguarda il Suo ruolo.
Forse ora è giunto il momento di passare dall'altra parte,
quella di colui che aiuta e incoraggia.
Proprio perchè Lei conosce il dolore,
lo sconforto, lo scoraggiamento...
proprio per tutto ciò è in grado di aiutare.

Forse non oggi
ancora tramortito dall'evento,
ma forse già domani, tra qualche giorno.

Si accorgerà di quanto sia gratificante
per una persona - Lei - che da mesi HA bisogno di aiuto,
quanto sia gratificante DARE aiuto. Uno strano rovesciamento dei ruoli.

Che ne pensa?

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#25] dopo  
Utente 523XXX

Oggi ho dovuto trovare la forza per andare a lavorare, perché sono finiti i giorni di permesso che avevo chiesto. In un certo senso mi ha costretto a tornare alla normalità, se così si può dire. Le scrivo nella pausa pranzo perché tanto non riesco a buttare giù niente.
Credo che abbia ragione quando scrive che dare aiuto è gratificante, il fatto è che per ora non ci riesco. È come se non volessi accettare questa cosa. Lei ha bisogno di me e io non ce la faccio. Non posso non pensare che probabilmente è vero che la medicina fa miracoli, ma c'è una concreta possibilità che non ce la faccia, o che lasci segni, nel fisico e nel morale, difficili da gestire.
Ci siamo sentiti molto a lungo al telefono, ma non ho più avuto il coraggio di rivederla. Ho paura di non farcela, di crollare, di non riuscire a esserle di aiuto e poi penso che forse lei avrebbe solo bisogno di avermi vicino e allora mi dico...vai da lei...ma poi non ci riesco.
Oggi voleva venirmi a prendere al lavoro, ma le ho detto che ho la palestra, che è anche la verità, ma che ho usato per evitarla.
Mi vergogno tantissimo per questo, ma qualcosa mi blocca, è come se avessi paura di rivederla e, contemporaneamente, un desiderio fortissimo di starle vicino.
Credo che questo mio comportamento la stia facendo soffrire e questo mi fa stare male.
Lei scrive: "Proprio perchè Lei conosce il dolore, lo sconforto, lo scoraggiamento...
proprio per tutto ciò è in grado di aiutare."
Perché allora non ci riesco? Che cosa mi sta succedendo?
Mercoledì recupereró l'incontro con lo Psy, che ho saltato la settimana scorsa. Spero mi possa aiutare. Nel frattempo la ringrazio tantissimo per le sue riflessioni e le sue parole, spero che lei abbia la gratificazione che merita perché mi aiuta sempre tantissimo scriverle.
Avevo faticosamente ritrovato un equilibrio, avevo conosciuto la felicità e ritrovato una serenità che mi mancava da tanto tempo. Perché un altro ostacolo così ingombrante? Che cosa ho fatto di male? Mi sembra di avere già dimostrato più volte di avere la forza di rialzarmi, ma lo sforzo è estremamente faticoso e ogni volta che mi sembra di essere arrivato qualcuno mi butta giù.
In questi mesi ho lavorato molto duramente sul mio fisico e i risultati sono ottimi, ma non è stata una passeggiata. Sono tornato ad alzarmi con relativa facilità, riesco a fare brevi tragitti con le stampelle e ho perso tantissimo peso. Ero spinto da una forza enorme e una motivazione fortissima, un fuoco che mi ha permesso di fare progressi incredibili. Questo fuoco è lei...come potrei fare se il fuoco di spegnesse ? Non ci voglio pensare, mi viene da piangere.

[#26]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile Kevin,

manca poco al recupero della seduta saltata: ne sono molto contenta.
E' uno dei luoghi in cui trovare forza.

Lei osserva:
"Avevo faticosamente ritrovato un equilibrio, avevo conosciuto la felicità e ritrovato una serenità che mi mancava da tanto tempo. Perché un altro ostacolo così ingombrante?"
Non si sa ancora di che gravità di ostacolo si tratta.
E poi Lei conosce gi ostacoli,
ma anche la via per affrontarli ormai.
Il Suo Terapeuta La aiuterà a capire "come".

Nel frattempo posso anticiparLe che la sua ragazza da Lei non ha bisogno di nulla di speciale, probabilmente;
ma "solo" di un abbraccio lungo,
di piangere insieme,
di un bacio importante.
E se questo non è "speciale"... cosa lo è?

La vita pone molte prove, le Sue anche molto impegnative.
Ma Lei ha anche sperimentato che "volere è potere":
"Sono tornato ad alzarmi con relativa facilità, riesco a fare brevi tragitti con le stampelle e ho perso tantissimo peso.."
Non si lasci spaventare dalla malattia della Sua ragazza.
L'amore è anche questo:
una nuova emozionante avventura in un ignoto che non è tale per Lei.

Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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[#27] dopo  
Utente 523XXX

Tra le tante difficoltà ho avuto una fortuna insperata. Ho trovato un rapporto con mio padre, non so che cosa sia stato a smuovere le acque, ma adesso mi sta aiutando molto, sembra un'altra persona.
Questa sera ha accompagnato la mia ragazza in palestra e si sono fermati a vedere mentre facevo gli esercizi.
Quando sono salito da loro ci ha stretti tutti e due in un abbraccio e ci ha sussurrato..."insieme ce la faremo".
Mi sono veramente commosso...
Sono riuscito a parlare con lei, le ho detto che ho paura di perderla, che ho paura di non riuscire ad aiutarla, che sono tanto stanco, ma che ci proverò con tutte le forze che mi restano.
Lei mi ha detto che se ce la farà sarà per vivere con me, non può finire male questa storia...
Non ho mai pianto tanto come questa sera. Non ero quasi mai riuscito a piangere, neanche quando ho perso mia madre o quando ho avuto l'incidente...non riuscivo a piangere. Mio padre mi ha insegnato a piangere, questa sera. Piangevamo tutti. Aveva ragione lei, c'era bisogno di piangere insieme, di stare insieme, di ritrovarsi. Ho ringraziato mio padre perché ha messo il coraggio per me. Lui mi ha detto che io gli ho insegnato il coraggio e che sta cominciando a imparare a fare il padre.
In realtà questa sera non è cambiato niente, ma a me sembra tutto diverso. L'ostacolo c'è sempre, ma forse possiamo provare a superare anche questa.
Forse questa è la forza dell'amore.
Ora sono sfinito, in palestra avevo fatto un allenamento cattivo, con rabbia, poi sono stato in piedi un sacco per gli abbracci. Ora non ce la faccio proprio più, ma ho sentito di non essere solo e tutto mi sembra un po' meno pesante.
Il suo collega Psy dovrebbe ringraziarla, il suo incontro di mercoledì sarà molto meno impegnativo.
Grazie per esserci sempre.
Kevin

[#28]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Un piacere veramente grande il Suo ragguaglio di questa sera.

Noi Psy sappiamo che lo straordinario può accadere
perchè è nelle nostre possibilità di umani,
MA nemmeno noi sappiamo SE realmente accadrà!

Oggi: Yes, we can.

E inoltre,
come sigillo del suo percorso fisico finora raggiunto, sarebbe significativo che Lei aggiornasse il Suo peso corporeo nell'anagrafica del sito (quella che solo noi esperti possiamo vedere): un segnale importante.

E ancora,
proprio perchè la Sua situazione è così profondamente cambiata,
e persino la persona che ha ora vicino NON è più quella del titolo del presente consulto,
consiglierei di chiudere questo consulto
per aprirne un altro più ... aggiornato,
più corrispondente all'"oggi",
con un titolo altrettanto inconsueto e significativo (anche questo lo era);
cosa ne pensa?

Come Lei dice, noi ci siamo "sempre".
Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologia Clinica, Psicologa europea.
www.webalice.it/centrodipsicologia