Utente 530XXX
Buongiorno
Convivo ormai da 3 anni con il mio ragazzo, in molte cose siamo simili ma credo ci sia un grosso problema di incompatibilità che riguarda i rapporti con gli altri. Io ho 32 anni, lui 36. Lui non ha amici, i pochi che ha sono lontani (si sono trasferiti per lavoro anche all'estero) mentre io ho due/tre gruppi di mie amiche con relativi fidanzati, ci conosciamo da tanto e mi fa piacere ogni tanto rivederci anche solo per una pizza, una o due volte al mese massimo. All'inizio della nostra storia lo coinvolgevo in queste uscite e mi sembrava che fosse un momento piacevole anche per lui. Dopo circa un anno, ha cominciato a emergere un suo malumore per queste uscite, il giorno prima degli appuntamenti trovava pretesti per litigare e all'ultimo mi lasciava andare da sola (ovviamente per lui sarebbe stato meglio che io non andassi e stessi con lui). Ho cominciato quindi a ridurre le uscite e ad uscire senza lui spiegandoli che non volevo perdere le mie amicizie. Lui di contro mi tempesta di messaggi chiedendomi quando torno, che si sente solo e triste quando non ci sono. Se rientro troppo tardi secondo lui (non più tardi di mezzanotte come cenerentola) mi tiene il muso e non mi parla. Quando occasionalmente decide di unirsi a queste cene, il giorno dopo entra in uno stato di depressione, resta a letto tutto il giorno e non mi parla e io mi sento terribilmente in colpa. Mi ha detto che ogni tanto ha questi momenti di depressione e preferirebbe non esistere.
Ora io non so molto della depressione, se spingerlo a socializzare sia un modo per aiutarlo o meno. O se questa depressione sia una scusa per avermi tutta per lui e farmi abbandonare le mie amicizie.
Mi farebbe piacere ricevere qualche consiglio.
Grazie in anticipo.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Cara utente, vediamo la sua frase più significativa: "io non so molto della depressione, se spingerlo a socializzare sia un modo per aiutarlo o meno. O se questa depressione sia una scusa per avermi tutta per lui e farmi abbandonare le mie amicizie".
A me sembra che tutte e due le possibilità (non vede nessuno perché è depresso - vuole che io non veda nessuno perché mi vuole tutta per sé e vuol farmi abbandonare le amicizie) siano entrambe indice di una situazione psicologica non proprio ideale. E si possono ipotizzare altre possibilità, nessuna desiderabile: fobia sociale, complesso di inferiorità di fronte ai suoi amici, bisogno di essere sempre al centro della sua attenzione...
Non voglio tentare diagnosi on-line e meno che mai su terze persone, ma chiedo a lei se accetta questa situazione, se la immagina prolungarsi nel tempo senza esserne preoccupata, se è certa che sarà disposta a tollerare per sempre i musi lunghi, i messaggini ansiosi, le liti strategiche, gli orari da Cenerentola... addirittura il fatto che il giorno dopo un'uscita a cui lo ha convinto a partecipare lui "resta a letto tutto il giorno e non mi parla" -ma non lavora, tra l'altro?-. Lei aggiunge: "e io mi sento terribilmente in colpa". Pure!
E lui, secondo lei, è soddisfatto, sereno, felice?
Vede, cara utente, molte persone, per malinteso amore, per quieto vivere, per abitudine o peggio per false credenze di cui l'intera società è colpevole, accettano come normali o come tratti di una personalità un po' originale certi comportamenti che sono invece la spia di un malessere che può essere grave e a volte anche molto grave.
In ogni caso, il partner della persona dal comportamento inusuale non dovrebbe trasformarsi in una specie di genitore indulgente o di pseudo-psicologo che accetta tutto, ma al contrario, per vera cura del benessere dell'altro, dovrebbe sollecitarne le confidenze e spingerlo a cercare l'aiuto professionale di cui ha bisogno per recuperare il benessere, in luogo di un equilibrio nevrotico sempre a rischio.
Invece, da quello che lei scrive, il suo uomo non riflette sul proprio comportamento e non ne dà nessuna spiegazione, se non spiegazioni che rimandano a una malattia -la depressione- che avrebbe dovuto già da tempo curare.
Spero di averla fatta riflettere. Le possibilità di intervento sulla ricostruzione del benessere, individuale e di coppia, non mancano, affidandosi ad uno psicologo. Cominci col valutare attentamente quanto sia stata costretta, limitata, "ritagliata" su queste richieste del partner, e ne parli a lui per mettere un argine, proponendo magari una terapia di coppia. Alle eventuali resistenze, non ceda alla lite, ma sia ferma nella proposta che lui si faccia vedere da uno psicologo.
Le faccio molti auguri. Ci tenga al corrente; siamo sempre qui, pronti ad aiutarla.
Dr.ssa Anna Potenza (RM)

[#2] dopo  
Utente 530XXX

Gentilissima Dott.ssa,
La ringrazio per la sua risposta. Ho provato anche di recente a proporgli di vedere uno psicologo ma non vuole sentirne parlare assolutamente. Penso lo ritenga qualcosa di cui vergognarsi, che lo renderebbe ancora più debole agli occhi degli altri.
Tenterò nuovamente, devo solo trovare l'approccio giusto.
Una cosa che non capisco è come mai questa sua asocialità non compaia quando organizziamo uscite/giornate con i miei fratelli o genitori. Le dirò di più, molte volte è lui stesso che mi chiede di organizzare cene, passare a trovare i miei genitori, organizzare pranzi da noi con fratelli e le rispettive ragazze.

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente, quello che mi dice sul desiderio del suo ragazzo di organizzare pranzi in famiglia mi richiama un'ipotesi che le ho già esposto: lui si sente in imbarazzo con i suoi amici. Qualcosa lo ha offeso o lo ha fatto ingelosire o lo ha fatto sentire inferiore oppure non gradito. Infatti per il primo anno siete usciti tranquillamente con le sue amiche, mi pare. Cosa è successo in seguito? Quale persona nuova è entrata nel gruppo, quale comportamento o discorso lo hanno fatto sentire a disagio?
E visto che lei ha parlato di tre diversi gruppi, lui si comporta nello stesso modo con tutti e tre?
Quello che mi sembra mancare, in lui e tra di voi, è la capacità di guardarsi dentro per analizzare le proprie scelte e soprattutto la capacità di comunicare con fiducia gli stati d'animo. Parlando genericamente di momenti depressivi, lui sembra voler nascondere i reali sentimenti che prova verso i suoi amici. Uno psicologo lo aiuterebbe a far chiarezza proprio su questo.
Ma lei pensa -e in ciò conferma la mia ipotesi- che lui riterrebbe il ricorso allo psicologo "qualcosa di cui vergognarsi, che lo renderebbe ancora più debole agli occhi degli altri". Di nuovo parliamo di vergogna, di sentimenti di inferiorità...
Quanto alla funzione dello psicologo, penso lei sappia che lo psicologo lavora non solo per curare (quando ce n'è bisogno) ma anche per aiutarci a comprendere noi stessi e farci scoprire che alcune nostre idee, comportamenti, emozioni, sentimenti, abitudini, non sono funzionali al nostro benessere, e quindi ci aiuta a raggiungere una più idonea realizzazione personale, nel lavoro, negli affetti, nella sfera sessuale, etc.
So bene che c'è una disinformazione/deformazione tipicamente italiana sulla figura professionale dello psicologo, che non a caso negli altri paesi occidentali esiste dai primi del Novecento e da noi è regolamentata solo dal 1989, ossia da appena trent'anni.
Da noi la gente si rivolge per aiuto, spesso quando oramai è tardi, a fantasiose figure di Maestri di Luce, Life Coach, counselor, quando non direttamente al mago, all'astrologo o alla cartomante, i quali promettono prezzi minori (promessa mai mantenuta) e risultati strabilianti senza fatica.
Di cedere a queste lusinghe la gente non si vergogna, perché nessuno di questi maghi improvvisati pronuncia le parole fatali: "quello che pensi, che senti e che fai, se ti fa soffrire, è sbagliato; cerchiamo insieme di cambiare le cose". Troppo frustrante. Meglio credere che se le cose vanno male è sempre colpa di qualcun altro; forse addirittura del malocchio.
E poi lo psicologo fa il suo mestiere in base a quello che ha studiato, parla di cose che trovano riscontro sui libri e nella ricerca scientifica, mentre il mago si dichiara in possesso di forze occulte, dice di dominare entità esoteriche, di comandare alle energie bloccate del cliente, e lo stordisce di nozioni che non hanno riscontro da nessuna parte... il che per i pigri è una gran fortuna, così non devono né documentarsi, né fare la fatica di sforzarsi di cambiare.
In genere la richiesta di consulenza (del professionista come del ciarlatano) arriva quando la crisi è già scoppiata. Solo i più intelligenti ci pensano prima; lo faccia notare al suo ragazzo. Quando il clima è diventato invivibile, amarezza e liti continue spingono uno dei due ad andarsene sbattendo la porta. L'altro cerca allora la consulenza del mago con la sfera di cristallo per sapere che cosa non andava... e a volte scrive anche a Medicitalia, ma spesso con la premessa alquanto contraddittoria: "Aiutatemi, ma senza dirmi di andare dallo psicologo, perché ce l'ho sempre fatta da solo, e poi non credo alla Psicologia".
Sono certa che troverà modo di far cambiare idea al suo ragazzo, almeno riguardo allo psicologo. Le faccio i migliori auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM)

[#4] dopo  
Utente 530XXX

Salve dottoressa,
La ringrazio per la sua replica. Non penso sia successo qualcosa in particolare, una volta mi ha confessato che all'inizio ha semplicemente "sopportava" le uscite con i miei amici e ora non vuole farlo più. Ho gruppi di amicizie molto diverse fra loro ma la reazione che ha è pressoché identica. Mi sembra che quando l'uscita si riduce ad una sola coppia di amici vada meglio ma non sempre.
Per ritornare alla depressione mi ha confessato che ne soffre da quando è ragazzino, che spesso passava il weekend chiuso in casa a dormire.
Mi dice che a volte desidera addormentarsi e non svegliarsi più, che se non fosse per me l'avrebbe già fatto.
Quando mi dice queste cose non so come sia meglio reagire.
Pensando che gli faccia bene all'umore, Io lo spingo sempre, forse a torto, a uscire, praticare attività fisica e sport (basket e calcetto con colleghi, quest'ultimi con poco successo), fare un viaggio fuori porta, sentire i suoi amici anche se distanti.
Proverò ad affrontare l'argomento psicologo nuovamente.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente, lei mi sta descrivendo una depressione seria. Scrive "non so come sia meglio reagire" di fronte al desiderio del suo compagno di "addormentarsi e non svegliarsi più", e tenta alla disperata rimedi come le gite o lo sport...
Capisco che lo ama molto, e anche che l'amore certe volte è pericolosamente cieco.
Le consiglio di cercare uno psicologo -o psicologa- che abbiano esperienza anche nella cura dei depressi e di affidarsi a lui (o lei) con fiducia.
Le sembrerà strano che le dica di affidare sé stessa, non il suo compagno, ma non si può forzare alla terapia chi non ha gli strumenti per accedervi, lo si può invece aiutare curando la propria sofferenza e migliorando la propria consapevolezza.
Provi a leggere gli articoli che le linko qui sotto:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3520-equilibrio-psichico-ed-equilibrio-in-amore-vanno-di-pari-passo.html
https://www.medicitalia.it/giuseppesantonocito/news/2109/Ansia-depressione-problemi-sessuali-relazionali-C-posso-farcela-da-solo
Le faccio molti auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM)