Rapporto con la mia famiglia

Buonasera,
ieri pomeriggio sono andata dalla psichiatra.
Premetto che sono in cura da Lei da quasi 1 anni per depressione.
Dovevo dare degli esami universitari ma, a causa dei miei, non sono riuscita a darli.
Ha iniziato ad analizzare il rapporto con la mia famiglia ed è arrivata alla conclusione (vera, peraltro), che sono sempre stata messa in 1 "angolo" dai miei e che nessuno mi abbia mai prestato reale attenzione.
E' da 25 anni ormai, che vivo in un mondo fantastico. Tutto ciò è iniziato quando avevo, circa, 10/11 anni. La causa è data da violenze psicologiche perpetrate, sin dalla mia tenera età, dalla mia famiglia (mio padre in particolare). Vedendo questo mio disturbo i mie hanno fatto finta di nulla, come se non esistesse. A ciò si è aggiunta, qualche anno fa, una brutta depressione.
Tutta la mia famiglia continua a sostenete che io sia stata troppo fortunata nella vita, che non abbia mai avuto voglia di studiare né voglia di lavorare. Sono sempre stata accusata di ciò.
La mia psichiatra è di parere contrario: i miei non si sono mai interessati alla mia salute mentale e sono cresciuta, da sola, come ho potuto. Sono stata trascinata in mezzo al conflitto tra mia madre e mio padre da loro stessi: non ho ricordo di periodi sereni. Mi ricordo solo urla e botte (anche con la cintura) da parte di mio padre nei miei confronti.
Mi hanno sempre detto che mi vorrebbero diversa: con più vitalità, piu' brio. Mi hanno sempre fatta sentire sbagliata ed inutile. Mi chiamavano anche, a volte, handicappata.
Ero sicura che mia madre mi avesse sempre protetta ma così non è stato: ha avuto atteggiamenti di sabotaggio nei miei confronti facendomi, anche lei, sentire inutile.
Mio fratello lo stesso: avrei bisogno di una mano, 1 appoggio, ma nulla.
Rimarrò sempre la persona che, a parere loro, è sempre stata troppo fortunata e pigra.
È da ieri che sto pensando a ciò che mi ha detto la mia psichiatra: che sono cresciuta da sola, senza reali appoggi, e che i miei mi hanno fatta sempre sentire inutile.
Sono arrabbiata con tutta la mia famiglia e mi viene voglia di dire loro quello che mi ha detto la psichiatra. Secondo voi faccio bene o male? Può servire a qualcosa?
Come uscire da questa situazione?
[#1]
Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 17.9k 583 67
Gentile utente,

qualche mese fa già ci ha interpellato riguardo alla Sua Psichiatra:
29-09-2018 "Non capisco la mia psichiatra".
Le fu segnalato che se la professionista NON è "anche" Psicoterapeuta
non può fare psicoterapia.

Ma Lei non ci diede riscontro.

Ora il problema si ripropone:
la Psichiatra fa interpretazioni come se fosse in una psicoterapia.
Ma
è abilitata a farlo?
Se sì, quali sono gli obiettivi concordati con Lei?
Come si colloca tutta la Sua rabbia all'interno della Sua storia psichica? E' evolutiva in questa situazione?

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

[#2]
Utente
Utente
Buonasera Dott.ssa Brunialti,
la mia psichiatra è anche psicoterapeuta.
Gli obiettivi sono: guarire dalla depressione, capire dove ho nascosto la mia rabbia che é sempre stata repressa e aumentare l' autostima.
Sulla rabbia, però, non abbiamo ancora iniziato a lavorare.
Spero di essere stata esaustiva.
La ringrazio.
[#3]
Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 17.9k 583 67
Quindi Lei è opportunamente seguìta.

Dunque le domande che Lei pone a noi:

"..Sono arrabbiata con tutta la mia famiglia e mi viene voglia di dire loro quello che mi ha detto la psichiatra.
Secondo voi faccio bene o male?
Può servire a qualcosa?
Come uscire da questa situazione?.."

vanno poste alla Sua Psicoterapeuta,
che conosce il senso del percorso che state costruendo Voi due insieme.

Un nostro intervento sul contenuto
provocherebbe della confusione, inutile e dannosa.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti