Utente 546XXX
Gentili dottori
Ho 24 anni e sto chiudendo una storia molto lunga, di circa 9 anni, che mi ha accompagnata per tutta l’adolescenza e la prima età adulta. Siamo cresciuti insieme e abbiamo condiviso tutto quello che si condivide quando si hanno relazioni in giovane età. Tuttavia negli ultimi due anni la relazione è andata scemando.
I motivi penso si possano riassumente nel fatto che io mi sono buttata a capofitto nell’università ottenendo ottimi risultati, mentre lui, iscritto con me al medesimo corso di laurea ha lasciato dopo i primi due anni.
Le nostre strade si sono iniziate a separare in questo momento.
In una prima fase eravamo: io studiosa e a letto presto e lui festaiolo e con qualche weekend di stravizio. Nonostante mi sembrava che stavamo prendendo strade diverse ero comunque convinta della nostra compatibilità assoluta.
Dopo questo momento il mio fidanzato, a causa anche di alcuni problemi di famiglia come la malattia della madre, si è chiuso in casa a sostegno dei suoi familiari, dando loro tutto l’appoggio possibile e tutte le sue risorse.
Lasciando andare amicizie, definitivamente gli studi e smettendo di curare totalmente il
Nostro rapporto.
Mi sono sempre fatta forza per lui e ho cercato da sola di alimentare la nostra relazione: rendendomi sempre presente e cercando di essere il supporto migliore possibile per lui.
Tuttavia oltre la differenziazione dei nostri ritmi di vita (sono molto impegnata anche in politica universitaria), il nostro rapporto si è deteriorato perché abbiamo smesso di curarlo: io ero presente ma ascoltavo e basta, non parlavo mai dei miei problemi. mi era chiaro che si sentiva in difetto, indietro nel nostro rapporto o nei confronti dei miei ritmi di vita, in ogni caso aveva altre cose più serie a cui pensare.
In questo modo il dialogo è andato scemando. Le uscite erano ridotte a pochi incontri e comunque in occasioni Dove non eravamo mai soli.
Sessualmente siamo arrivati quest’ultimo anno ad avere solo 6 rapporti.
In ogni caso, avendolo già visto soffrire tanto, per me è stato sempre molto difficile affrontare questa situazione. Forse anche perché ho avuto paura di stare sola o del futuro senza di lui, che comunque rappresenta parte della mia famiglia.
Negli ultimi mesi, sentendomi molto sola, ho lasciato che un amico dell’uni mi si avvicinasse e ho trovato un po’ di conforto.
Ho capito che era il caso di chiudere con il mio fidanzato.
Però ora sto male perché lo vedo soffrire, dice che mi ama.
Lo vedo perso e il mio senso di protezione nei suoi confronti è come se mi obbligasse a tutelarlo e a proteggerlo anche da questa sofferenza.
Pur tuttavia anche se provo per lui un affetto infinto non lo vedo al mio fianco come un partner e credo di non amarlo più.
Come faccio a superare questo momento difficile? Come posso lasciarlo andare e fargli affrontare il dolore in maniera autonoma?

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Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Utente,

in situazioni del genere è opportuno essere molto franchi e non mi riferisco solo alla comunicazione verbale, attraverso la quale Lei avrà senz'altro spiegato le Sue ragioni, ma penso anche alla comunicazione che nel suo insieme non deve essere ambigua.

Lei chiede:
"Come faccio a superare questo momento difficile? Come posso lasciarlo andare e fargli affrontare il dolore in maniera autonoma?"

Ma se Lei appare confusa, perchè dice "Lo vedo perso e il mio senso di protezione nei suoi confronti è come se mi obbligasse a tutelarlo e a proteggerlo anche da questa sofferenza.
Pur tuttavia anche se provo per lui un affetto infinto non lo vedo al mio fianco come un partner e credo di non amarlo più."

Non spetta a Lei nè è in alcun modo obbligata a proteggere nessuno, men che meno dalla sofferenza. Anche perchè questo tipo di sofferenza fa parte della vita, non è una sofferenza patologica.

Se Lei vuole continuare a stargli accanto, non farà altro che mandare messaggi ambivalenti, semmai amplificando la sofferenza di questo ragazzo.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica