Utente 651XXX
Tutto è iniziato circa 2 anni fa con un dolore improvviso al piede dx, non potevo articolare bene il piede e le dita, soprattutto salendo o scendendo i gradini, dopo qualche mese si è presentato un dolore al ginocchio sx, un lieve gonfiore e continuo dolore.
Ho Consultato diversi ortopedici, e effettuato le radiografie, da cui si evince una lieve artrosi, e le risonanze magnetiche da cui si evince nulla al ginocchio e una tendinite al tibiale posteriore al piede dx, eseguo applicazioni di laser Co2 e magnetoterapia, sia al piede che al ginocchio.
Succesivamente, non avendo avuto risultati aprrezzabili, consulto un altro ortopedico che diagnostica una sindrome femoro-rotulea e mi consiglia un antiinfiammatorio blando "Algix"(io ho un intolleranza ad alcuni antiinfiammatori, testata di volta in volta a seguito di assunzione, per via orale, di alcuni di essi. Assumo il farmaco per circa 40 gg. , ma anche questa volta senza risultato. Consulto un altro ortopedico, il quale , pur facendo la stessa diagnosi, mi consiglia un'artroscopia al ginocchio sx.
Non convinta, ma sempre con gli stessi problemi incombenti, consulto un altro ortopedico il quale, esaminate le risonanze mi suggerisce ben 2 interventi chirurgici, 1 al ginocchio per interventare il tendine della zampa d'oca ed 1 al piede per interventare il tibiale posteriore. Pressocchè sconvolta, consulto un'altro ortopedico che mi invita a non fare nulla al piede, eventualmente assumere al bisogno un antiinfiammatorio da concordare ed invece fare un piccolo intervento al ginocchio che avrebbe dato possibilità alla rotula di "ruotare" più liberamente.
Sempre più confusa, consulto un altro ortopedico che mi rassicura che al ginocchio non c'è nulla, è la conseguenza di una postura sbagliata, a causa di un moderato piattismo al pide dx, per questo mi prescrive l'uso di plantari adeguati.
In attesa di fare i plantari, era periodo di ferie, convivo con il mio problema, quando all'improvviso mi coglie un violento dolore alla spalla dx che dura circa 12 ore, dicono al pronto soccorso trattasi di una periartrite acuta, che curerò con l'assunzione di "Algix" per 20 gg.
Dopo qualche giorno sopraggiunge, altrettanto violento, un dolore all'inguine dx, che non mi consente assolutamente di camminare o stare in piedi e durerà circa 48 ore.
Finalmente una mia amica mi dice: sei mai stata da un reumatologo?
Il mio medico di base non me lo aveva mai suggerito.
Il reumatologo mi prescrive alcuni esami di routine e mi assegna una terapia a base di immuno soppressore, cortisone e antiinfiammatorio, dicendomi che si tratta di una "entesoartrite", CHE LA CURA SARA' LUNGA.
L'esito degli esami è negativo, per fortuna, ma continuo la terapia per alcuni mesi finchè i valori delle transaminasi sono parecchio alti e cambio farmaco immuno soppressore. Dopo 8 mesi di terapia, con esito nullo, consulto un altro reumatologo, il quale, esamina il mio dossier di esami ed accertamenti, afferma che non si tratta di una malattia reumatologica, ma di una banale artrosi, mi prescrive una antiinfiammatorio che dovrei tollerare, sono finita al Pronto Soccorso con uno choc anafilattico di media entità!!!
Stanca di tutto mi rivolgo ad un medico agopuntore, ho fatto alcune sedute di agopuntura, ancora senza esito, forse è prematuro, ma il medico mi invita a cercare una vera diagnosi perchè gli esami di laboratorio, da me effettuati, non servono ad individuare una malattia autoimmune, che secondo lui non si tratta di ciò ma di un'artrosi. Quale sarà la verità, io intanto ho sempre gli stessi dolori e non riesco a fare le scale.

[#1] dopo  
Dr. Carlo De Michele

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Gentile Signora, da ciò che lei riferisce è possibile immaginare che la sua sintomatologia possa essere sostenuta da una condizione di "infiammazione neurogenica", vale a dire una condizione in cui le manifestazioni dolorose non sono sostenute tanto da una situazione locale (infezione, trauma ecc) quanto di una somma di fattori anche apparentemente insignificanti come vecchie cicatrici, trumi o malattie che attivano un comportamento nervoso alterato. In occasione di eventi anche banali il nuovo stimolo nervoso supera le capacità di adattamento del singolo individuo con la manifestazione di patologia difficinmente interpretabili. Ovviamente per poter fare una diagnosi occorrono ulteriori notizie, accertamenti ed ovviamente una visita in mancanza della quale quanto ho scritto deve essere ocnsiderato solo una generica informazione
Non mi stupisco per le sue disavventure poichè questo tipo di patologie è sconosciuto ai più. Con la associazione di cui sono il vicepresidente (AIRTeNN, Associazione italiana per la ricerca sulla neuromodulazione e le terapia neurali)ci occupiamo specificamente di questi argomenti. Per ulteriori informazioni in merito può consultare il sito: www.airtenn.it
Auguri e cordiali saluti.
Carlo de Michele
dr. Carlo de Michele
Medico Internista
Spec in Medicina dello Sport
Medicina Manuale Osteopatica

[#2] dopo  
Dr. Mauro Granata

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Premesso che in un caso come quello da lei descritto sarebbe indispensabile una visita clinica completa e una visione diretta degli esami strumentali e di laboratorio eseguiti, mi sentirei di collocare i suoi disturbi nell’ambito dei cosidetti Reumatismi extra-articolari. Tale gruppo eterogeneo di malattie tende ad interessare le strutture periarticolari, quindi i tendini, le capsule e i legamenti. Anche i muscoli possono essere interessati insieme alle varie fasce aponeurotiche. Peraltro questi quadri possono benissimo coesistere con condizioni di condropatia più o meno evidente.
I Reumatismi extrarticolari sono distinti in forme localizzate e forme generalizzate. Nell’ambito di quest’ultimo gruppo vengono collocate le forme polientesopatiche, sostanzialmente tendinopatie inserzionali polidistrettuali, le quali, dopo aver escluso una eventuale genesi secondaria (infiammatoria, dismetabolica, etc) possono essere trattate anche con terapie locali ma sempre nell’ambito di un approccio riabilitativo e farmacologico sistemico globale. MG
Mauro Granata

[#3] dopo  
Dr. Giuseppe Germanò

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In effetti i sintomi che lei lamenta potrebbero essere collocati nell'ambito delle entesoartropatie infiammatorie. Se così è, occorre fare una corretta distinzione tra forma appartenente al gruppo delle cosidette artriti sieronegative e tra forma di tipo degenerativo-dismetabolica. Se il quadro clinico si limita a quanto lei ha descritto non è necessario eseguire terapie particolarmente aggressive a prescindere dalla causa (dismetabolica o infiammatoria). In genere bastano comuni antiinfiammatori non steroidei e infiltrazioni con piccole dosi di steroide nelle zone circostanti la sede sintomatica infiammata. Oltre ovviamente all'esame clinico può essere di aiuto eseguire l'ecografia articolare da parte di un reumatologo o radiologo esperto in tal senso. Chi è esperto ha modo di poter distinguere i due differenti quadri.
Giuseppe Germanò

[#4] dopo  
Dr. Pier Francesco Leucci

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Concettualmente sembra corretta la diagfnosi di Entesoartrite (in possibile esordio di A. Sieronegativa).
Bisognerebbe vedere gli esami effettuati nei vari periodi. Bisogna avere notizie su eventuali segni a livello mucoso, cutaneo, dell'alvo.
Questo caso evidenzia il frequente e "drammatico" errore dei Pazienti e dei MMG che inviano in prima istanza dall'Ortopedico anzicchè dal Reumatologo, per patologie di interesse clinico E NON CHIRURGICO, con conseguente perdita di tempo e.....di informazioni utili perchè il quadro clinico spesso è "sporcato" da terapie non consone che complicano la formulazione di una corretta diagnosi.
Pier Francesco Leucci
REUMATOLOGO
Coordinatore Responsabile Reumatologia per l'AUSL LE - LECCE -

[#5] dopo  
Dr. Giuseppe Germanò

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La diagnosi differenziale deve essere posta anche nei confronti di artrite da microcristalli (as esempio condrocalcinosi).E' necessario quindi un attento esame radiologico per evidenziare la presenza di segni tipici. Ribadisco l'utilità dell'ecografia articolare capace di evidenziare la presenza di immagini microcalcifiche o di quadri entesopatici non sempre rilevabili con la radiografia.
Giuseppe Germanò