Utente 322XXX
Buongiorno, ho 44 anni e pochi giorni fà dalla risposta istologica mi è stato riscontrato al seno sx, un Carcinoma infiltrante in situ (B5), ho iniziato l'iter pre operatorio, domani farò RMN e dopodomani scintigrafia.A maggio avevo eseguito dal mio ginecologo la classica palpazione al seno senza riscontrare niente di anomalo. a giugno ho percepito un leggero fastidio indossando il reggiseno e dato che mia sorella a fine anno 2012 aveva subito l'asportazione parziale di un seno ho deciso di fare i dovuti controlli, mammografia ed in seguito alla risposta agoaspirato ed istologico.
Leggendo sono venuta a conoscenza di una cura con Anticorpi Monoclonali, che comporta minori effetti collaterali della classica chemioterapia.
Premetto che sono molto confusa........cosa devo aspettarmi in seguito dopo l'intervento.

[#1] dopo  
Dr. Giuliano Lucani

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Il termine Carcinoma infiltrante in situ non esiste nella classificazione dei tumori maligni. I carcinomi possono essere infiltranti ( con aggressione nei confronti dei tessuti o dei vasi sanguigni o linfatici posti intorno al dotto lattifero entro il quale si sono sviluppati) o in situ quando sono ancora confinati all'interno dei dotti lattiferi. Possono invece coesistere entrambi i tipi di tumore nello stesso nodulo. Il termine B5, usato quando si esegue una biopsia con ago di grosse dimensioni, indica la certezza della diagnosi di tumore. Fatta questa premessa, necessaria per non generare confusioni in chi legge, veniamo alla sua domanda. La cura con anticorpi monoclonali (il più noto è il Trastuzumab) è ormai entrata nella pratica ma solo quando le cellule tumorali presentano sulla loro superficie un gene, una proteina che si chiama C-erbB2 che si trova in circa il 30% dei tumori Solo in caso di positività di questo gene si pone indicazione all'utilizzo degli anticorpi monoclonali ma, nella maggioranza dei casi, questi farmaci non sono in alternativa alla chemioterapia ma spesso la affiancano migliorando la prognosi del tumore.
Se l'intervento sarà di tipo conservativo (come nel caso di sua sorella) dovrà essere praticata una radioterapia sulla mammella residua che in alcuni centri viene praticata nel corso dell'intervento stesso. Quanto alle altre terapie come la chemioterapia, l'ormonoterapia, gli anticorpi monoclonali, spesso in associazione tra loro, saranno decise di volta in volta dall'Oncologo una volta conosciute le caratteristiche biologiche del tumore date dai recettori ormonali, dalla frazione di cellule tumorali in fase di replicazione, il CerbB2. Queste terapie sono dette "precauzionali" perché hanno l'intento di distruggere cellule neoplastiche che possano trovarsi nel corpo prima che possano dare metastasi.
Dott. Giuliano Lucani
Specialista in Chirurgia e Chirurgia Vascolare
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[#2] dopo  
Utente 322XXX

Buona sera e grazie per la vostra rapida risposta, la diagnosi che ho riportato "Carcinoma infiltrante in situ" è la stessa che ho trovato scritta sul foglio della risposta istologica, quello che mi preoccupa oltre al tumore in se, sono le terapie a seguito dell'operazione e la paura di soffrire a causa di esse, ho paura di tutti gli effetti collaterali che queste si portano a seguito, vomito, dolori addominali, perdita dei capelli ecc., ecc., Ieri ho eseguito RMN, mi è stato comunicato che il tumore è circoscritto solo alla zona interessata, oggi ho eseguito scintigrafia ossea,aspetto ansiosa anche questa risposta.......l'indebolimento del sistema immunitario causato dalla chemioterapia non fa sì che il tumore possa risultare più aggressivo e dare agio a nuove recidive?
Grazie.......

[#3] dopo  
Dr. Giuliano Lucani

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Quando si affronta una neoplasia mammaria dico sempre che le scale vanno affrontate un gradino alla volta. Il primo gradino sarà quello dell'intervento di asportazione del tumore. Solo avendo in mano l'esame istologico con la determinazione delle caratteristiche biologiche del tumore, quelle che ho elencato nella precedente risposta, si potrà decidere il tipo di terapia da eseguire. La sua ansia è comprensibile ma non è detto che si debba eseguire obbligatoriamente una chemioterapia dopo l'intervento. Anche nel caso questa fosse necessaria, un franco colloquio con l'Oncologo che la somministrasse potrà chiarire tutti i suoi dubbi. Ci sono a disposizione farmaci che possono ridurre gli effetti collaterali dei chemioterapici. Non si tratta certo di una passeggiata ma è importante che lei effettui il suo percorso di terapia accompagnata da medici e operatori sanitari che possano informarla, sostenerla e, quando necessario, rincuorarla. Fare riferimento ad associazioni di volontariato di donne operate è spesso molto utile per condividere i propri dubbi e ansie con persone che hanno già affrontato il problema. Ricordi che quella contro il tumore è una guerra che richiede molte battaglie. Alcune si possono vincere, altre perdere ma l'obbiettivo finale è la vittoria finale, cioè la guarigione che, nel caso del tumore mammario, è molto probabile.
Dott. Giuliano Lucani
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