Utente cancellato
Salve, non sono riuscito a trovare sul sito le 2 domande che faccio alla fine.

Mio padre e' stato operato del carcinoma in oggetto 1^ volta febbraio 2009, 2^ volta marzo 2010 e 3^ volta da poco a inizio dicembre 2011.

La 1^ volta (febbraio 2009) aveva sintomi di presenza di sangue visibile nelle urine e nicturia. Ecografia veniva evidenziata neoplasia vescicale papillare e IPB. Seguiva operazione di resezione trans-uretrale di 1 carcinoma uroteliale papillare pTa G2 e di prostatectomia trans-uretrale.

Sintomi dopo l'operazione: urgenza alla minzione spesso anche di notte e inoltre inizia bruciore alla punta del pene alla minzione.

Fatte varie analisi urine che non hanno mai riscontrato infezioni, ha preso vari antibiotici ma nessun miglioramento.

La 2^ volta (marzo 2010) fatto controllo con cistoscopia e veniva evidenziata altra neoplasia vescicale papillare. Seguiva operazione di resezione trans-uretrale di 1 carcinoma uroteliale papillare pTa G1-2.

Continuano e peggiorano sintomi di urgenza alla minzione spesso anche di notte e bruciore alla punta del pene alla minzione.

Rifatte varie analisi urine che non hanno mai riscontrato infezioni, ha preso vari antibiotici ma nessun miglioramento.

La 3^ volta (dicembre 2011) altro controllo con cistoscopia. Venivano evidenziati TANTE neoplasie vescicali papillari! Seguiva operazione di resezione trans-uretrale. Stiamo aspettando il referto della biopsia, ma l'urologo dice che e' opportuno eseguire tra 2 mesi un'altra cistoscopia per escludere la presenza di altre neoplasie vescicali a cui dovranno seguire infiltrazioni di chemioterapia locale.

Domande:
- la chemioterapia locale puo' veramente servire ad evitare la riformazione di questi maledetti papillomi?
- che analisi e/o terapie si possono fare per risolvere o migliorare questa urgenza alla minzione spesso anche di notte e questo bruciore alla punta del pene alla minzione?

Vi ringrazio molto per le risposte e Vi auguro Buone Feste

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
nei tumori superficiali della vescica è provato oramai da molto tempo che la chemioterapia locale (le cosiddette "instillazioni" di mitomicina, farmorubicina, bcg, gemcitabina, eccetera) sono in grado di ridurre il rischio di ripetizione, che lasciato a sè resta del 70% circa. Se questo tipo di terapia non è stato prescritto in precedenza, mi fa pensare che le neoformazioni asportate nel 2009 e 2010 fossero davvero molto piccole. E' molto probabile che, una volta confermato l'esame istologico, vi saranno ora indicazioni a questo tipo di terapia ed alla programmazione di controlli endoscopici con maggiore frequenza rispetto al passato.
Per quanto riguarda i disturbi ad urinare, bisognerebbe sapere che tipo di intervento sia stato eseguito sulla prostata nel 2009 e quale sia il quadro endoscopico attuale a questo livello, cosa che solo il vostro Urologo curante può conoscere oggettivamente. Il bruciore al tratto terminale dell'uretra è molto tipico di un persistente stato irritativo a livello prostatico, che irradia il disturbo verso la punta, dove invece non viè alcuna lesione od infiammazione. Considerati i lunghissimi tempi ormai trascorsi, dubito che vi sia una causa "infettiva" e pertanto gli antibiotici ben difficilmente possono essere risolutivi.

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
128540

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Egr. Dr. Piana

La ringrazio per la sua cortese e veloce risposta.
In effetti nelle operazioni del 2009 e del 2010 le neoplasie erano di pochissimi millimetri e soprattutto erano poche (1). Nell'ultima operazione del dicembre 2011 invece erano presenti tante neoplasie disposte in tutta la parete della vescica, soprattutto nella parte alta. Comunque l'urologo mi ha detto, se ho capito bene, che questo tipo di neoplasie non creano delle metastasi in quanto si sviluppano solo all'interno della vescica.
Riguardo la sua domanda su che tipo di intervento è stato eseguito sulla prostata nel 2009, credo si riferisca alla TURP, cioè l'urologo mi ha detto che "è stata tolta quella parte di prostata che dava impedimento al normale flusso dell'urina". Inoltre mi sono scordato di dire che, insieme a quella parte di prostata resecata, fu asportato anche un adenoma.

Quindi, se ho capito bene, questo tipo di neoplasie - se confermato il referto della biopsia - sono poco pericolose? E non c'è pericolo di metastasi in altre parti del corpo?

Riguardo gli effetti collaterali della chemioterapia non so molto, se non quello che sento dire, cioè ad esempio vomito, perdita dei capelli, ecc. In questo caso ci possono essere tali effetti collaterali?

Il bruciore al tratto terminale dell'uretra è causato da una irritazione della prostata?
Può essere vista endoscopicamente questa irritazione?
Come si può curare?
E' possibile che questo bruciore e questo bisogno immediato di urinare appena c'è lo stimolo, possano essere causati da una irritazione dello stesso canale uretrale così provato da varie operazioni e cistoscopie?
In questo caso può essere visto endoscopicamente? E come si può curare?

Ringrazio molto per le risposte e auguro buon lavoro.

[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
in effetti le neoformazioni superficiali della vescica di basso grado e stadio (G1-2 Ta-T1) sono da considerarsi "relativamente" benigne, laddove la loro "malignità", più che nella tendenza a dare infiltrazione della vescica o metastasi a distanza, sta nella frequenza con cui si possono ripresentare in altri punti della vescica e delle altre vie urinarie.
Gli effetti collaterali della chemioterapia locale non sono quelli che comunemente si associano con la somministrazione di questi farmaci per via endovenosa. In questo caso, quel che può succedere, piuttosto raramente, è un'intolleranza diretta al farmaco, con lo sviluppo di un'irritazione vescicale importante e mal sopportabile.
Per quanto riguarda i disturbi urinari, senz'altro il passaggio degli strumenti endoscopici può generare del fastidio, che però si deve esaurire ragionevolmente entro pochi giorni. Disturbi più protratti nel tempo devono essere interpretati più attentamente e la valutazione endoscopica costituisce uno fra gli elementi più importanti. Talora è necessario completare gli accertamenti anche con uno studio urodinamico. Io sono certo che il vostro Urologo sarà in grado di consigliare la strada migliore, che in via palliativa può anche consistere nella somministrazione di farmaci (non antibiotici).
Concludendo, se già non è stato fatto, raccomando l'inderogabile sospensione del fumo.

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#4] dopo  
128540

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Mio padre non fuma più da 8 anni circa. Grazie ancora, incrocio le dita. Buon anno