Utente 505XXX
Buon pomeriggio,

da più di mesi ho una prostatite abatterica. Ho iniziato la cura da subito con il famoso topster per 10 giorni e cernilen per 3 mesi. I sintomi erano forte bruciore alla vescica a momenti alterni. Il secondo mese il bruciore è lievemente scemato e sono usciti altri sintomi come il dolore perianale, senso di pressione all'anca sinistra, difficoltà alla minzione. Ho ripetuto topster per altri 10 giorni + antibiotico per 10 giorni + anti infiammatori due volte al giorno per 10 giorni, continuando a prendere cernilen. Terzo mese sintomi ancora lievemente scemati, ma comunque presenti. Ho iniziato una dieta specifica prescritta dal un nutrizionista (inizialmente dall'urologo mi era stata tolta anche la pasta e il riso, mentre il nutrizionista me le ha reintegrata), comunque ho eliminato i vari cibi che provocano infiammazione. In più ho preso asacol supposte da mille per 10 giorni 2 volte al giorno e 10 giorni 1 alla sera. Ho iniziato a prendere anche un integratore di antiossidanti (ace selenium) , integratore di vitamine (supradin) e per 10 giorni dei fermenti lattici e un integratore chiamato aposer. Inizia il quarto mese, dove avevo una situazione generale migliore dell'inizio, con sintomi che si ripresentavano, come pressione all'anca e dolore perianale ma più lievi. Ora nel giro di due-tre giorni si è ripresentato anche il problema alla minzione, con difficoltà ad iniziare la minzione. Il mio urologo mi ha lasciato un pò andare e io vorrei cercare di mettere un punto a questa situazione. Ovviamente, sui vari forum ho letto della lunghezza della malattia, ma sono passati 4 mesi e pensavo di avere una situazione migliore di questa. La malattia in sè è molto debilitante, e lo stato mentale ne risente. Vorrei provare con un pò di fisioterapia, continuando a prendere anti infiammatori come asacol. Purtoppo riguardo questa malattia viene detto un pò di tutto e un pò di niente, c'e molta disinformazione e noto uno stato generale di risposte "vaghe". Scrivo questa mail anche per chi è nella mia stessa situazione, e a volte si sente come di avere una malattia incurabile. Credo che il dovere della figura dell'urologo sia quello principalmente di dover accompagnare nel processo di guarigione il proprio paziente, mentre ho trovato, una volta capita e diagnosticata la malattia un senso di lasciar andare. Come se l'urologo conoscesse già che solo il tempo può guarire questa malattia. Vi chiedo a questo punto delle vostre opinioni in merito, e magari consigli su possibili strade da seguire.

Grazie a tutti per l'attenzione.

D.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Le sue ultime considerazioni sono fondamentalmente realistiche e corrette. Non è però il caso di scoraggiarsi, anzi, mantetenere aperto un costante rapporto con uno specialista non frettoloso è certamente indispensabile. Una volta eseguiti gli accertamenti di base ed esclusa ogni altra possibile causa, se il fastidio preminente è di tipo doloroso (dolore pelvico cronico), l'approccio non può più essere limitato ai soliti provvedimenti dell'armamentario urologico classico, ma la situazione va affronatata come "dolore puro". Questo vuol dire far riferimento ad uno specialista/centro di terapia antalgica, con l'utilizzo di opportuni cocktails di farmaci (antidolorifici centrali, antideprssivi a basso dosaggio, eccetera).
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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