Ailsa A. Welch, Professore di Epidemiologia Nutrizionale alla University of East Anglia, (Regno Unito) ha pubblicato su Stroke, il 21 Settembre 2018, una approfondita ricerca condotta su un vasto campione di popolazione bianca, finalizzata a verificare l’effettiva incidenza della dieta mediterranea sul rischio di ictus. Lo studio è consistito nell’analisi dei dati di 23.232 soggetti adulti di età compresa fra 40 e 77 anni, inclusi nell’ EPIC-Norfolk study e si è snodato lungo un follow-up di 17 anni. Welch ha sottolineato la maggiore affidabilità di questa ricerca nei confronti di un dato già in precedenza acquisito, ponendola in relazione ad una metodologia più meticolosa nel misurare i componenti della dieta nonché al lungo periodo di follow-up. Inoltre, studi analoghi svolti precedentemente erano stati focalizzati solo su individui ad alto rischio per malattie cardio-vascolari; nella presente ricerca, invece, sono stati inclusi anche soggetti a basso rischio, in cui ciò malgrado l’ictus tende a verificarsi.

Il primo risultato che emerge dallo studio appare alquanto curioso, perché gli effetti protettivi della dieta sarebbero più pronunciati nelle donne al di sopra dei 40 anni che negli uomini, prescindendo che siano in menopausa o in terapia ormonale sostitutiva, differenza che non può diversamente essere spiegata se non in una diversa influenza dei componenti della dieta tra uomini e donne. Ma prescindendo da questa differenza legata al sesso, i vantaggi della dieta mediterranea coinvolgono indistintamente tutti, contribuendo ad un ridotto rischio di malattie cardio-vascolari. I componenti della dieta mediterranea sono rappresentati, com’è ben noto, da olio di oliva come unica sorgente di grassi, elevato consumo di pesce, frutta, vegetali, legumi e noci, basso consumo di carne e formaggi e moderato uso di alcool, anche se sussistono varianti fra i Paesi mediterranei e non-mediterranei, che finiscono per alterare la comparabilità degli studi basati sui suoi effetti.

Alla coorte dei partecipanti allo studio è stato richiesto di compilare un diario quotidiano su cui annotare in maniera diuturna e con precisione qualsiasi alimento assunto in una settimana. Il rischio per l’ictus è stato calcolato nell’intera popolazione usando l’analisi multivariata (che valutando le relazioni tra le variabili come sesso, età e BMI prevede come sarà la variabile dipendente, ossia la probabilità di ictus) ed il modello semiparametrico della regressione di Cox (tecnica che permette di analizzare il rapporto tra fattori di rischio come l’obesità e le malattie cardio-vascolari e l’incidenza dell’ictus) e la stratificazione secondo il modello di screening del Framingham Heart Study (che evidenzia come ogni singolo fattore causale dell’ictus comunemente presente nelle popolazioni, se modificato, renda possibile la riduzione del rischio).

I risultati hanno evidenziato che nel periodo di follow-up si sono verificati 2009 casi di ictus ma il rischio era significativamente ridotto nei soggetti con più elevato quartile di aderenza alla dieta mediterranea. In statistica descrittiva i quartili sono quei valori che ripartiscono la popolazione in quattro parti di uguale numerosità, dove il quartile zero coincide con il valore minimo della distribuzione ed il quarto con il valore massimo. I soggetti del quarto quartile hanno avuto una riduzione del rischio pari al 17% in confronto a quelli del quartile zero [HR (hazard ratio) 0.83; 95% di CI (Confidence Interval), 0.74 – 0.94; P-trend <. 01)].

L’effetto era significativamente più rappresentato nelle donne, pari al 22% nei soggetti del quarto quartile (HR, 0.78; 95% CI, 0.65 - 0.93; P-trend <. 01) mentre negli uomini la differenza fra il quartile più alto e quello più basso era solo del 6% (HR, 0.94; 95% CI, 0.79 - 1.12; P-trend =. 55). La differenza più rilevante, a condizione di alta aderenza alla dieta, si è registrata fra gli individui ad elevato rischio cardio-vascolare, fra cui si è registrata una riduzione del rischio di ictus pari al 13% (HR, 0.87; 95% CI, 0.76 - 0.99; P-trend =. 04).

Si è ipotizzato che la spiegazione del maggior beneficio della dieta mediterranea nel sesso femminile risieda nella differente composizione del microbismo intestinale, che gioca un ruolo importante sul metabolismo, sul sistema immunitario e di conseguenza sullo stato generale di salute.

Seppure lo studio consegni delle conclusioni già in parte note, in virtù della vastità del campione indagato e della lunghezza del follow-up è utile per rimarcare che la riduzione dell’alcool e l’incremento dei vegetali della dieta esplicano un’azione sinergica nella riduzione del rischio di ictus, maggiore nelle donne ma comunque valido per tutta la popolazione.