Per meglio comprendere il contenuto di questa news, ritengo sia il caso di fare una piccola introduzione di biochimica e di botanica.

Le piante producono una gran varietà di fenoli vegetali (che contengono un gruppo ossidrilico legato ad un anello aromatico), i quali entrano nella costituzione dei flavonoidi (flavus: biondo) che sono i pigmenti che conferiscono la colorazione ai fiori ed a tutte le altre parti della pianta.

Alla classe dei flavonoidi appartengono i flavonoli che si accumulano principalmente nelle foglie di frutta e verdura e che chimicamente sono 3-idrossiflavoni cui può legarsi uno zucchero, diventando così derivati glicosilati.

I flavonoli esercitano un effetto benefico grazie alla loro capacità di agire come agenti antiossidanti ed antiinfiammatori e come fattori di protezione nei confronti del colesterolo LDL.

Fatta questa premessa, analizziamo in ordine decrescente i quattro flavonoli più importanti per la salute e vediamo quali cibi ne sono particolarmente ricchi.

  • Quercetina: la fonte più ricca è rappresentata dai capperi (490 mg% g. peso fresco), seguita da cipolle, cavolo, broccoli, porri, mirtilli, cacao, the verde e nero, vino rosso.
  • Kempferolo: presente in ortaggi come indivia, cavolo e spinaci e in spezie come erba cipollina, dragoncello e finocchio.
  • Miricetina: si rinviene in spezie come prezzemolo ed origano e nei frutti di bosco.
  • Isoramnetina: è il flavonolo meno rappresentato rispetto ai precedenti; si trova in basse quantità in pere, cipolle, finocchio ed è più abbondante solo nell’olio d’oliva e nelle mandorle.

Per illustrare gli effetti di una dieta ricca in flavonoli nella prevenzione della malattia di Alzheimer, Thomas M. Holland, dell’Institute for Healthy Aging - Rush University, Chicago, Illinois - ha pubblicato il 29 gennaio 2020 su Neurology il lavoro Dietary flavonols and risk of Alzheimer dementia.

Lo studio è stato condotto su una coorte di 921 partecipanti al MAP [Rush Memory and Aging Project] dell’età media di anni 81,2 (SD 7.2), in maggioranza (n = 691, 75%) di sesso femminile, senza segni clinici di demenza e sottoposti a valutazione neuro-psicologica annuale e ad accertamento delle abitudini dietetiche mediante un questionario validato.

La popolazione in studio è stata divisa in 5 parti eguali, per cui ciascun quintile ne rappresenta il 20%. Su un follow-up medio di 6 anni, un totale di 220 soggetti hanno sviluppato malattia di Alzheimer.

Aggiustando i dati per età, sesso, livello culturale, positività all’APOE-ε4, attività cognitiva nell’età avanzata ed attività fisica i risultati hanno mostrato che i soggetti nel quintile più elevato di consumatori di flavonoli (15,3 mg/giorno) avevano un’incidenza di Alzheimer del 48% più basso rispetto a quelli situati nel quintile più basso (5,3 mg/die).

Il rapporto di rischio (HR) relativamente all’effetto dell’uso dei flavonoli fra il primo ed il quinto quintile è stato il seguente:

  • per consumo totale di flavonoli: 0.52 (intervallo di confidenza [CI] 95%, 0.33–0.84),
  • per il Kempferolo 0.49 (95% CI, 0.31–0.77);
  • per Miricetina, 0.62 (95% CI, 0.4–0.97);
  • e per Isoramnetina, 0.62 (95% CI, 0.39–0.98).
  • Quercetina non è mai stata associata alla demenza di Alzheimer (HR, 0.69; 95% CI, 0.43–1.09).

Da questo studio prospettico basato su una comunità di persone anziane emerge che un consumo più elevato di flavonoli attraverso fonti alimentari, ed in particolare di kemferolo, presente soprattutto negli spinaci, e isoramnetina potrebbe essere protettivo per la demenza di Alzheimer.

Secondo Gunter Kuhnle, Professore di Scienza dell’alimentazione all’Università di Reading (UK), questi reperti sono solo indicativi di un’associazione ma non spiegano le cause del fenomeno, pur tuttavia una riduzione del rischio di Alzheimer di circa il 50% rafforza il messaggio che viene lanciato da anni di mangiare sano e di fare attività fisica.