In questi giorni di emergenza COVID-19 i pazienti affetti da glaucoma stanno vivendo tangibili difficoltà nel curare la malattia. I motivi di questi disagi sono dovuti al fatto che tutte le visite mediche giudicate differibili vengono momentaneamente sospese per limitare il più possibile le occasioni di contagio.

Come altre patologie ad andamento cronico, il glaucoma si manifesta più frequentemente con l’avanzare dell’età. I pazienti affetti da glaucoma possono presentare coesistenti patologie legate all’età (ipertensione, diabete, cardiopatia) che li rendono più vulnerabili all’infezione da SARS-CoV-2.

In un’ottica di salute pubblica risulta quindi di primaria importanza proteggere i pazienti più fragili dal rischio di contagio durante la fase pandemica del virus.

Risulta importante sottolineare che il glaucoma, in alcuni casi e se non adeguatamente trattato, può portare ad una progressiva ed irreversibile perdita della funzione visiva.

Il trattamento, che consiste nella riduzione della pressione oculare, deve essere continuamente adattato sulla base di numerose informazioni cliniche rilevate ad ogni visita oculistica e sul risultato di esami strumentali quali il campo visivo.

Risulta quindi evidente che l’andamento della patologia e l’efficacia della terapia possono essere esaurientemente valutati soltanto sottoponendosi ad una visita oculistica, con la misura della pressione intraoculare e l’esecuzione degli esami strumentali.

Ciò non significa che in tutti i casi sia necessaria una valutazione in tempi brevi. Nei prossimi paragrafi verranno riportate le risposte alle domande più frequentemente poste, in questo periodo, dai pazienti affetti da glaucoma. Si descriveranno inoltre alcune strategie per mitigare il disagio e ridurre i rischi.

 

Esistono delle alternative al campo visivo?

Attualmente non esistono alternative al campo visivo realizzato su strumenti dedicati presenti in studi medici e ospedali. Sono disponibili in rete programmi per realizzare l’esame del campo visivo utilizzando il monitor del computer.

Queste metodiche sono di scarsa utilità poiché non permettono l’identificazione dei piccoli cambiamenti della sensibilità retinica su cui si basano le decisioni terapeutiche. Se ne sconsiglia quindi l’utilizzo.

 

Esistono alternative alla misurazione della pressione degli occhi fatta dall’oculista? È rischioso misurare la pressione?

La maggior parte degli oculisti utilizza il tonometro ad applanazione di Goldmann che viene considerata la metodica di riferimento per la misura della pressione oculare. Tale misura necessita del contatto della superficie oculare dopo aver instillato un collirio anestetico e colorato il film lacrimale con fluorosceina. È obbligatorio che il prisma che giunge a contatto con l’occhio venga disinfettato ad ogni visita. In alternativa può essere utilizzato un prisma monouso. Tutti gli strumenti devono essere disinfettati ad ogni visita.

La tonometria con getto d’aria non è raccomandata per la maggiore variabilità delle misure e per il fatto che potrebbe generare un aerosol con un teorico aumento del rischio infettivo. È infatti stata dimostrata la presenza del virus SARS-CoV-2 a livello lacrimale.

L’automisurazione della pressione oculare con il tonometro “iCare home” permette una misura piuttosto affidabile della pressione intraoculare col vantaggio di non esporsi a rischi.

Il valore della pressione oculare, comunicato all’oculista curante, permetterebbe decisioni in telemedicina. I limiti sono rappresentati dal costo elevato dello strumento.

 

Esiste un rischio di contagio durante l’instillazione del collirio?

È stato ipotizzato che la mucosa oculare sia una via d’accesso per il virus SARS-CoV-2. Inoltre, le lacrime normalmente abbandonano la superficie oculare tramite le vie lacrimali che terminano a livello delle fosse nasali. Per questo la carica virale che arriva alla superficie oculare potrebbe passare, attraverso le vie lacrimali, direttamente nelle vie respiratorie dando luogo all’infezione.

Per questi motivi il Ministero della Salute raccomanda di non toccarsi gli occhi con le mani.

La terapia del glaucoma richiede spesso l’instillazione di uno o più colliri durante la giornata che determinano un inevitabile contatto mani-occhi/palpebre. Risulta di fondamentale importanza seguire scrupolose norme igieniche quando si utilizza un collirio:

  1. Lavarsi le mani prima con acqua e sapone oppure con un prodotto a base alcolica
  2. Utilizzare un fazzoletto pulito per tamponare l’eventuale collirio che fuoriesce dall’occhio, poi gettarlo immediatamente
  3. Lavarsi le mani dopo aver instillato il collirio
  4. Non condividere le confezioni: tutti i colliri sono strettamente personali

 

Il trattamento con trabeculoplastica laser potrebbe ridurre o eliminare la necessità di utilizzare colliri. Trattandosi generalmente di un trattamento differibile e non urgente è sconsigliato nel periodo pandemico.

 

Come devo fare se sono preoccupato che il glaucoma stia peggiorando?

La prima cosa da fare è mettersi in contatto telefonico con il proprio oculista.

Sulla base della pregressa situazione oculare sarà lo specialista a valutare, su base individuale, quelle situazioni che non sono differibili in quanto a rischio di danni irreversibili alla funzione visiva.

La visita deve essere assolutamente rinviata in caso di febbre, tosse o difficoltà respiratorie o per altre situazioni di rischio identificate nel colloquio telefonico. Se possibile recarsi alla visita da soli o con un solo accompagnatore.

 

Nel caso venga organizzata una visita oculistica, si raccomanda di seguire i dettami della Società Oftalmologica Italiana:

  1. presentarsi alla visita indossando una mascherina
  2. disinfettare le mani con apposite sostanze nell’accedere alla sala d’attesa
  3. stazionare nella sala d’attesa distanziati da altri pazienti
  4. rimuovere la mascherina durante la visita, le indagini strumentali e le procedure solo se necessario e su indicazione del medico