In un'epoca telematica ed informatizzata, anche le malattie, le loro possibili evoluzioni e cure, sembrano avere cambiato veste ed itinerario, dall’insorgenza alla risoluzione.
Dall'affollata sala d'attesa del medico di famiglia, unico ferente e porto di prima accoglienza del disagio del paziente, contenitore di informazioni, storia passata e clinica del paziente, siamo passati ai forum, siti, al luogo infinito di internet, calderone di spiegazioni, consulenze, suggerimenti, elenchi, consigli, pareri, pericolosi “contagi di ansia” e, soprattutto frequenti millantatori di saggezza estrema.

In passato, all’insorgenza del primo sintomo di disagio psico/fisico, il paziente si recava dal medico di riferimento, che mediante la visita, il colloquio clinico, guardandolo negli occhi, visitandolo, toccandolo, contenendolo, ascoltandolo... dava un nome ed un volto al sintomo e gli prescriveva una possibile cura.

Quando si tratta di ansia, panico, disturbi ipocondriaci, paura delle malattie, paura della paura, paura di star male, fame d’aria, disturbi sessuali su base psicogena, cortei sintomatologici ingravescenti ed invalidanti, l’incontro immediato con il medico o con lo psicologo, assolve ad un’importantissima funzione di contenimento: interrompe cioè il circolo vizioso, che in situazioni di “latitanza diagnostica”, tenderà invece ad auto perpetuarsi.

Il paziente che cerca online, senza mai transitare al medico\psicologo, diventava spesso ossessivo, insistente, drammatico nell' interpretazione infausta della sua condizione di salute, spesso non riesce a fermarsi ad un primo consulto e legge ogni sintomo “interpretando soggettivamente” la malattia o peggio ancora, come preludio di morte o catastrofe imminente.
Oggi, soprattutto per chi soffre di disturbi d'ansia, di panico e di ipocondria, la rete non offre un buon servizio, perche' il paziente affamato di notizie, anzi bulimico ed ingordo di informazioni, girovaga tra i siti, chiede consulti, diagnosi, pareri e soprattutto cerca ininterrottamente il o i sintomi, che tendono a conferma la “sua” di diagnosi, spesso infausta e correlata a gravi, rare o incurabili malattie.

I pazienti\utenti, che soffrono d’ansia, tendono a scrivere ininterrottamente al cardiologo ed al neurologo, leggendo la loro condizione come preludio di malattie neurologiche\demielinizzanti o di problematiche cardiache che annuncino infarti imminenti e, nessun consulto, nessuna risonanza con esito negativo, sembri rasserenarli.

I pazienti con problematiche psico-sessuologiche invece, ancor di più i giovani, scrivono ad andrologi\urologi, cercando cause rare, possibili, improbabili, ma rigorosamente organiche, dalla tanto acclarata e dubbia fuga venosa, a presunti dosaggi ormonali dalla dubbia lettura, ecc.... ; ma non riescono affatto a fermarsi davanti ad esiti negativi di tali indagini e giammai sono propensi ad accettare una diagnosi che escluda cause organiche.

Internet, per chi soffre di ansia, non fa altro che nutrire ed alimentare l' ansia stessa, mantenendola costantemente ad un buon livello.

Ogni sintomo, anche se simile a quello di qualcun altro, va sempre “contestualizzato” mediante visita specialistica, che sia medica o psicologica; va analizzato, interpretato e diagnosticato in funzione dell' “unicita'” dell' essere umano portatore del disagio.
Mi capita spesso, da quando collaboro con Medicitalia, di rispondere ad utenti che si ripresentano nella migliore delle ipotesi qualche mese dopo, nella peggiore qualche giorno, cercando sempre e comunque conferme alle loro pregresse ipotesi diagnostiche gia' formulate e soprattutto interiorizzate a conferma della loro malattia.

 

Quindi per concludere con un messaggio chiaro:

  • Internet sì, ma “esclusivamente” siti quotati e certificati sul piano scientifico
  • Consulenze sì, ma che abbiano il principale scopo di orientare il paziente verso la possibile comprensione del suo disagio e del successivo eventuale percorso di cura
  • Internet sì, perche’ offre la possibilità di scrivere a più professionisti, di leggere i loro pensieri, articoli, gurdarli in viso e scegliere quello che rende il percorso diagnostico e di cura più consono alle proprie esigenze
  • Internet no, quando rimane l’unica fonte di consulenza e presunta cura
  • Internet no, quando rinforza l’ansia e la paura delle malattie
  • Internet no, quando si cercano facili e semplicistiche diagnosi, avulse dalla persona portatrice del disagio psico\corporeo
  • Internet no, quando viene adoperato come rassicurazione momentanea per “altri” disturbi psichici di fondo

 

- Per approfondimenti, leggere:
http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/151/Consulenze-online-richieste-d-aiuto-per-gli-utenti