L’insonnia colpisce in Italia il 10% della popolazione, pari a circa 12.000 persone, percentuale che aumenta vertiginosamente durante la stagione estiva, complici il caldo, lo stress, le allergie, il cambiamento di abitudini e dello stile di vita, e l’ansia, che a partire dalla primavera tende ad acutizzarsi e a peggiorare le condizioni di salute psichica di chi già ne soffre.

Dormire poco e male non fa bene alla nostra salute, sia fisica che psichica. Il sonno ha, infatti, un’importante funzione ristoratrice ed è assolutamente necessario per il nostro benessere: è durante il riposo notturno che l’organismo recupera le energie spese durante lo stato di veglia e si prepara ad affrontare la giornata che verrà. 

Da alcuni definita un “mostro mangia-sonno”, l’insonnia si presenta in molti modi, cioè come difficoltà nell’addormentamento, come continui risvegli notturni, come sensazione di dormire poco e male, e sembra che ad esserne maggiormente colpite siano alcune “categorie” specifiche di persone. Gli iperattivi, per esempio, coloro che trascorrono le loro giornate frenetiche passando da un impegno all’altro senza mai fermarsi. Oppure, i dipendenti, quelli che faticano a conquistarsi una vera autonomia, troppo presi da relazioni non risolte e dai legami del passato. Poi ci sono i rabbiosi, le persone abituate a rimuginare e a covare rancore. Infine, a rischio di insonnia sono anche i razionali, coloro che non possono abbandonarsi alla notte e rinunciare al rigido controllo che la mente esercita durante le ore diurne sulla vita emotiva e istintuale.

L’insonnia può essere classificata in base a tre parametri:

  • la durata: c’è l’insonnia occasionale, transitoria, cronica;
  • le possibili cause: può essere primaria o non organica, se presente in condizioni di salute e non legata a malesseri di tipo fisico, o secondaria, se è dovuta ad altre patologie fisiche o psichiche, come la depressione;
  • la tipologia: c’è l’insonnia iniziale, quando il problema è nell’addormentamento, centrale, se il sonno è interrotto da frequenti risvegli, tardiva.

Quali sono le cause dell’insonnia? Quale terapia?

Se si esclude la causa organica, l’insonnia rappresenta la punta dell’iceberg di un malessere più profondo e ben nascosto che non può essere curato bombardandolo con sonniferi e tranquillanti. Certamente, è di grande aiuto evitare alcuni comportamenti “scorretti” (come cenare tardi e abbondantemente, bere molti caffè durante il giorno o alcol di sera, fare attività fisica prima di andare a letto, riposare durante il pomeriggio, guardare la tv fino a tardi, ecc.) e acquisire abitudini più sane, ma a poco serve se non si dà voce e spazio all’ansia e alle inquietudini che essa esprime.

Proviamo a pensare a quello che succede quando non riusciamo ad abbandonarci al sonno: cosa fa la nostra mente? Continua a lavorare instancabilmente, a pianificare la giornata successiva e a riflettere su quella passata, ad avere la fretta e l'ansia di trovare una soluzione a quel problema che ci affligge; oppure, si fa tante domande, si rimprovera per le cose fatte e per quelle non fatte, giudica gli altri e i loro comportamenti, si giustifica, si difende, si pente, si arrabbia, rimugina. Con tutto questo "chiacchiericcio" interiore, come è possibile riuscire a dormire? Se dentro di noi qualcosa fa "chiasso", se abbiamo troppo da difendere, se dobbiamo stare sull'attenti e in guardia, diventa veramente impossibile rilassarsi e "consegnarsi" alla notte...

L’insonnia arriva per comunicarci qualcosa, per questo è importante ascoltarla: può essere, ad esempio, un invito a sfruttare al meglio la nostra energia vitale, a vivere con passione e con desiderio, a cambiare stile di vita. L'ansia occupa nella nostra vita il posto che dovrebbe essere invece riservato alla gioia, all'entusiasmo, alla curiosità, alla crescita e non è sempre facile coglierne il significato più profondo, per questo è importante intervenire con una psicoterapia: il vero problema, dunque, non è l’insonnia, ma tutto ciò che dietro di essa si cela.