"Una mamma ha due doveri: preoccuparsi ed evitare di farlo". E.M. Forster

La guardi e sai già tutto.
La tua bambina, che fino a quel momento è stata solo tua, che non aveva occhi che per te, con la quale condividevi tutto, adesso non è più tua.

E', improvvisamente, di se stessa.

Da mamma lo sapevi, e te lo aspettavi anche, ma quando arriva l'adolescenza non sei mai sufficientemente pronta.
La vedi assente, stralunata, distante e scollata dal mondo esterno.
Dentro una chat, inaspettatamente sorridente.
La musica le fa compagnia ovunque, e diventa la colonna sonora della sua esistenza.
Tu, mamma, sai.

I sintomi ci sono tutti: innamoramento in corso.

 

  •  Il vissuto di una mamma

Vorresti dirle tutto.

Dirle di fare attenzione.

Dirle come funziona il mondo. Gli uomini.
Vorresti essere la sua seconda pelle per non farle scottare la sua.
Un ombrello per proteggerla dalla pioggia.

Una colonna portante in cemento armato, dove potersi poggiare.
Vorresti passarle tutta la tua esperienza, anche e soprattutto, la più emozionante e la più dolorosa.

Vorresti dirle di fare attenzione alle amiche, falsamente amiche, o peggio ancora alle cugine.
Ed invece, devi stare zitta.

Lei non ascolta, è chiusa tra le sue emozioni, trincerata all’interno del suo mondo interno.

Iniziano le sue richieste e le tue ansie, le sue contrattazioni e le tue negazioni.

 

  • Adolescenza, una stagione della vita faticosa ed emozionante

Il corpo cambia, e cambia anche la psiche.
La tempesta ormonale si trasforma in tempesta emozionale, nasce la voglia di cambiare il mondo, di avere coraggio.
Ad ogni passo avanti però, ne seguono due indietro come il gambero, al coraggio segue la paura, il bisogno di omologarsi al gruppo dei pari.
Il pudore che, solitamente, accompagna questa delicata stagione della vita dei nostri figli, regna sovrano e non consente a noi genitori di accedere al loro mondo, alle loro paure, alle loro emozioni.
Cambiano loro, e cambiamo noi.
Siamo obbligati.
Cambiano e si ristrutturano i rapporti all’interno del nucleo familiare.
Tensioni e manipolazioni da parte loro, si alternano a cure continue ed attenzioni massime da parte nostra al loro mondo interno e, soprattutto, esterno.

Il figlio adolescente è mosso da frequenti ambivalenze, desidera essere autonomo, libero, il contro altare dei modelli genitoriali, ma in realtà, ora più che mai, necessita di essere contenuto, guidato e sostenuto durante questo difficile passaggio di crescita.

Per noi genitori immaginare i nostri figli sessuati poi, è uno dei primi difficoltosi passaggi che caratterizzano questa fase.

 

 

 

  • Come reagisce un genitore ad un figlio/a innamorato?

Dipende.
Ci sono genitori e genitori.
I più tolleranti, i più apprensivi.
Chi, per un processo di identificazione e per sentirsi ancora giovane, si sintonizza con le esperienze dei figli, lasciandoli fare e sperimentare.
Macchinette e moto cross, flirt e discoteche, un'assoluta mancanza di regole e confini.
Chi, invece, essendo più conservatore o protettivo, decide di mettere degli argini e dei rallentatori al fiume in piena di questa stagione della vita.
C'è chi gli consegna – precocemente -uno smartphone all'età di 8 anni, con svariati giga, facente funzioni di baby sitter.
Chi no.
Chi, separando, separato, o separato in casa, non vede l'ora che un figlio lasci il nido, faccia tardi la sera o non rientri proprio, per fare altrettanto.
Chi invece, si dedica anima e corpo a lui/lei, con sacrifici e cure.
Non esiste un bugiardino o delle istruzioni per l'uso, così come non esiste un genitore migliore dell'altro; la genitorialità è invece, un cammino irto di difficoltà per entrambi: genitori e figli.

 

 

  • Cosa fare e cosa non fare?

Il travaglio psico/fisico dei nostri figli non può essere evitato, ne alleviato, ne si può mutare lo scenario per rendere a lui ed a noi questo percorso meno faticoso e destabilizzante.
L'adolescente ha bisogno di attendere che questo senso di vago e di indefinito, questo oscillare tra l'essere ed il non essere - ed oggi direi anche l'essere online - si compia.
E noi con lui.

 

  • Sarebbe utile essere presenti, ma non invasivi.

Attenti, ma non dei detective.
Empaticamente vicini, ma non occupare tutto il loro spazio.
Non sminuire il loro vissuto.
Facilitare il dialogo, attento ed empatico.
Evitare gli interrogatori.
Fare il giro largo della comunicazione, circumnavigare le loro resistenze.
Facilitare un sano processo di identificazione – noi mamme, genitore “omologo” delle figlie femmine, siamo dei modelli, sempre, anche quando pensiamo non ci stiano guardando – ma non desiderare che siano uguali a noi.
Rispettare e facilitare la loro individuazione, la loro crescita psichica, la loro diversità ed unicità.

 

  • A noi adulti, è dato il compito di “esserci”, anche dietro le quinte o sullo sfondo della loro esistenza, affinchè il loro travaglio non sia un triste soliloquio.