La vulvodinia, e la sua forma localizzata detta vestibolodinia è una malattia ancora poco conosciuta.

I rapporti dolorosi (dispareunia) con conseguente impatto negativo sulla sessualità e la vita di coppia nelle donne che ne sono affette, sono una delle espressioni dei sintomi più tipici che la caratterizzano, insieme al bruciore vaginale e la sensazione di fastidio, formicolio, di aghi o punture di spillo in sede vulvare.

I sintomi, spesso sono interpretati come infezioni vaginali da candida, o da altri microrganismi, ma le cure con antibiotici, antimicotici non hanno effetto, i tamponi vaginali che vengono richiesti spesso non mettono in evidenza la presenza di infezioni, perché la vulvodinia non è un’infezione, e alla fine questi sintomi che non passano, vengono interpretati come problemi di natura psicologica.

 

Attualmente abbiamo a disposizione vari tipi di terapie per la vulvodinia, ma non esiste un tipo di trattamento “standard” che vada bene per tutte le pazienti.

La terapia va sempre personalizzata: un farmaco che funziona su una paziente non è detto che funzioni altrettanto bene su un’altra.

Una paziente può avere un ipertono della muscolatura del pavimento pelvico e un’altra non lo ha,  c’è chi ha in concomitanza una vaginite da candida, chi presenta episodi di cistite ricorrente, chi ha patologie che si associano a volte alla vulvodinia (co-morbilità) come  ad esempio la fibromialgia, la cistite interstiziale, l’endometriosi, la sindrome del colon irritabile, il quadro clinico quindi può essere vario, ed è necessario saper individuare il trattamento giusto per ogni paziente in base alle sue caratteristiche e in base a come risponde ai vari tipi di terapie.

Per il trattamento della vulvodinia è necessario ed importante inoltre un approccio e un trattamento multidisciplinare, che prevede la collaborazione di più specialisti, oltre al ginecologo, per ottenere un risultato terapeutico efficace.

E’ stato appena pubblicato un lavoro sulla rivista scientifica Journal of Sexual Medicine, che mette in evidenza proprio l’importanza di un trattamento multidisciplinare per queste pazienti.

Lo studio è stato fatto su 132 pazienti che presentavano dolore ai rapporti con risvolti negativi sulla sessualità, di queste però solo 116, con un’età media di 28,4 anni, hanno fornito dati completi sui miglioramenti alla fine della terapia e solo 84 donne hanno fornito dati completi anche dopo 3-4 mesi dalla fine della terapia al follow-up.

Le pazienti sono state sottoposte a un trattamento farmacologico, abbinato a riabilitazione del pavimento pelvico e psicoterapia, e sono state seguite da un team multidisciplinare formato da medici, psicologi e fisioterapiste.

Con questo tipo di trattamento oltre la metà (53.8%) hanno riportato miglioramenti significativi sul dolore ai rapporti (dispareunia) e sulla sessualità, con riduzione dell’angoscia legata al sesso e miglioramento dell’eccitazione sessuale.

Più modesto, ma statisticamente significativo è stato il miglioramento del desiderio sessuale, la lubrificazione vaginale, la funzione orgasmica e la soddisfazione sessuale

I miglioramenti si sono mantenuti anche a distanza di 2-3 mesi dalla fine del trattamento.

Questo studio, anche se condotto su poche pazienti, ci fornisce un ulteriore sostegno per evidenziare l’efficacia di un trattamento multidisciplinare, gestito contemporaneamente da medici, psicologi e fisioterapisti del pavimento pelvico, esperti per questo tipo di malattia, al fine di migliorare il dolore e la sessualità di queste donne che non riescono più ad avere una vita serena.

La vulvodinia è una malattia che si può e si deve sconfiggere, attualmente però non è molto conosciuta e non ci sono Centri, soprattutto pubblici, in ogni regione d’Italia specializzati per questo tipo di malattia,

Per questi motivi spesso le donne che sono affette da vulvodinia sono costrette a farsi curare in luoghi lontani dalla propria abitazione e non riescono ad avere una diagnosi immediata e una giusta terapia attraverso l’incontro di uno specialista esperto.

Dovrebbero esserci, inoltre, più corsi di formazione per medici, psicologi e fisioterapisti, dove poter imparare e conoscere la vulvodinia,  bisognerebbe investire di più sulla ricerca scientifica per studiare più a fondo questa malattia e per riuscire a trovare nuove cure sempre più mirate ed efficaci.

Rivolgo un appello alle nostre Istituzioni e al Ministero della Salute, che ha cominciato ad occuparsene, grazie anche alla richiesta di aiuto fatta da alcune donne affette dalla vulvodinia, di portare avanti questo tema, e di creare in ogni città, un Centro di riferimento, dove possano essere seguite da esperti e trovare un aiuto concreto per il loro dolore.

 

 

Fonte:

 

Per approfondire e conoscere la vulvodinia consiglio le seguenti letture: