Come si apprende dal New York Times, una bimba di 2 anni e mezzo, nata sieropositiva da madre affetta da HIV, è completamente guarita dall'infezione dopo la somministrazione di un cocktail di farmaci che ha seguito un protocollo più aggressivo di quello previsto, iniziato 30 ore dalla nascita.

Questo felice episodio, rappresenta la prima potenziale pietra miliare per aprire una efficace frontiera terapeutica per tutte quelle centinaia di migliaia di bambini che ogni anno nascono con il virus dell'HIV (si stima che nel 2011 siano nati più di 330.000 bambini affetti da questa malattia).

Ma quale può essere l'ipotesi più accreditabile per questo risultato?

Probabilmente, ma è tutto da verificare, in questa primissima fase di vita del soggetto, il Virus dell'HIV non è ancora riuscito a insediarsi nell'organismo ed a costituire quel "reservoir", ovvero quel serbatoio latente, nascosto proprio all'interno dell'organismo.

Andrebbe da sé che una terapia massiva antiretrovirale potrebbe essere in questa primissima fase di vita, non solo arginante la malattia ma efficace per la cura definitiva, ovvero per la distruzione completa del Virus nell'organismo.

Tutto ciò potrebbe costituire un ulteriore motivo che spiegherebbel'impossibilità attuale di eliminare completamente il virus HIV dall'organismo dei soggetti adulti, i quali molto spesso non riescono a cominciare le cure nelle primissime fasi di malattia, ma solo quando il virus si è insediato in forma stabile e latente nell'organismo

Prendono pertanto ancora più quota a nostro avviso  gli studi efficaci che noi stessi abbiamo commentato nei mesi passati sull' Istone deacetilasi che riguardavano la possibilità di una terapia in grado di "stanare" il virus HIV dormiente nell'organismo e quindi di procedere con la sua distruzione mediante i farmaci retrovirali attivi contro di esso.

Nel frattampo la Bimba è completamente guarita e noi siamo felici per questa bella notizia e per i progressi terapeutici e le eccellenti intiuzioni dei Colleghi d'oltreoceano.