privacyValentina Sellaroli, Pubblico Ministero presso il Tribunale per i minorenni di Torino, ha evidenziato come la pubblicazione di foto dei propri bambini su Facebook o su qualsiasi altra piattaforma web, sia davvero molto pericolosa.

Condividere immagini di bambini, secondo il pm, significa infatti:

esporli realisticamente ad un numero esponenzialmente maggiore di persone che possono anche non avere buone intenzioni ed interessarsi a loro in maniera poco ortodossa”.

La Sellaroli dichiara inoltre che possono anche esserci ulteriori rischi:

“ si possono incontrare soggetti che taggano foto di bambini online e, con procedimenti di fotomontaggio più o meno avanzati, ne traggono materiale pedopornografico di vario genere da far circolare tra gli appassionati”.

 

Pro e contro di abitare l'etere da minorenni

Fino a non molto tempo addietro per avere una bella foto di nostro figlio alla recita di fine anno od al mare, dovevamo aspettare di sviluppare il rullino della nostra macchina fotografica - sperando di trovare qualche bel sorriso che lo rappesentasse al meglio - se questa foto era poi di nostro gradimento, facevamo fare uno o più duplicati per le nonne, gli amici più cari e l'album - cartaceo - dei ricordi di famiglia.

Oggi, tra tablet e smartphone, le immagini prendono spesso il sopravvento rispetto ai contenuti e la "condivisione" - non soltanto via sms o Whatsapp – soprattutto mediante i social è immediata e la privacy chimerica o totalmente smarrita.

La tecnologia - come sappiamo - seduce, cattura ed azzera le distanze, ci invita inoltre a condividere con chi vogliamo bene i nostri momenti più belli e spesso più intimi.

 

  • figli online Ma siamo certi che questi momenti intimi rimarranno davvero intimi?
  •  A quali rischi esponiamo i nostri figli quando li postiamo online?
  •  È veramente prudente?
  •  La condivisione è più importante della privacy?
  •  Il valore di un ricordo correla all'esposizione del ricordo o al pudore che viviamo nel custodirlo dentro il nostro cassetto più segreto della memoria?
  • Una foto online è una foto per pochi o per tutti?

 

Postare i bambini online, seppur con le migliori intenzioni, contiene in se non pochi pericoli.

I piccoli possono essere "osservati" da occhi indiscreti, adescati e postati a loro volta su siti non troppo raccomandabili.

"Non è così infrequente- sottolinea il magistrato - che persone di questo genere (generalmente pedofili o persone comunque interessate in modi non del tutto leciti ai bambini) possano avvicinarsi ai nostri bambini dopo averli visti più volte in foto online"

 

Esiste anche una seconda preoccupazione di cui doverci occupare: il possibile utilizzo delle foto.

Ci sono infatti svariati "mercanti di immagini di bambini", taggano le foto e con procedimenti di fotomontaggio più o meno avanzati, le trasformano in materiale pedopornografico di vario genere, da mercificare e da far circolare tra gli appassionati.

 

La tecnologia a favore della tutela dei minori

I social si adattano alla complessa tematica della privacy, soprattutto quando trattasi di minorenni. Facebook realizza la nuova funzione “Scrapbook“, disponibile a breve negli Stati Uniti e successivamente anche in Italia.

Trattasi in realtà di un gestore di foto che organizza i propri scatti sfruttando specifici tag: la foto di un bambino, che sia figlio o nipote, sarà messa soltanto in un "album personalizzabile" e le foto che verranno taggate potranno essere condivise con gli amici più cari o gli amici del partner, senza aprire possibili “finestre mediatiche” al mondo intero, estranei inclusi.

 

Qualche riflessione

Lo psicoanalista Lacan, parlava di"exitimia", esattamente il contro altare dell'intimità; fenomeno, oggi, in dilagante e preoccupante aumento.

L'intimità ed il pudore sembrano ormai essere stati totalmente sostituiti da una tendenza alla "pubblicazione ad oltranza", da condivisioni di tipo compulsivo e da una totale assenza di privacy.

Il mondo cambia - si evolve o involve - l'etere e le sue seduzioni ed immediatezze ha modificato le relazioni, abbattendo due variabili fondamentali, due cardini indispensabili delle relazioni: "spazio e tempo".

Quando parliamo di bambini, siamo obbligati però a porci qualche domanda in più.

Quello che un tempo era privato oggi sembra essere pubblico, molti genitori fotografano e postano di tutto: il bambino che fa merenda, il bambino che gioca, il suo primo bagnetto ed il suo primo tuffo al mare, ed ancora quando piange, ride o mangia, la sua prima pagella, i suoi disegni e così via; parti concrete e soprattutto parti simboliche del piccolo e del suo cammino nel mondo.

I bambini sono minori e non sono di nostra proprietà, andrebbero sempre e comunque protetti da "altro" da noi.

Siamo certi che da grandi saranno contenti del nostro comportamento?

Quando si vedranno al mare nudi o in situazioni buffe o goffe, saranno veramente compiaciuti da questa esposizione di tipo compulsivo?

Mettere online la vita di un bambino significa esporlo a sguardi estranei ed anche potenzialmente pericoloso e nocivi.

I rischi sono parecchi e su più livelli: per prima cosa legali, segue l'assoluta mancanza di privacy e, per concludere, non diamo loro un buon esempio.

Dal punto di vista educativo li "autorizziamo" - anzi lo facciamo noi per loro - a stare sempre, e con chiunque, online.

Questi bambini diventeranno grandi, attraversando il difficile percorso dell'adolescenza.

Da adolescenti, mossi da spinte ormonali e da un bisogno imperante di omologazione al gruppo dei pari, con buona probabilità si trasferiranno in una vita parallela: quella online.

Spesso in intimo o svestiti, seduttivi e provocatori, senza alcuna capacità di discernimento, confondendo e fondendo vita online con vita offline.

I social non vanno demonizzati o messi al rogo, ma utilizzati con cura e parsimonia.

Questi infatti uniscono persone lontane ed azzerano la distanza, fanno battere il cuore ad innamorati separati da chilometri e chilometri di distanza e regalano ai nonni che vivono altrove, emozioni che altrimenti andrebbero smarrite o mai vissute senza la rete.

Ogni famiglia dovrebbe dedicare tempo e risorse all'educazione all'uso del web.

Oggi i ragazzi sono di certo più ferrati di noi nell'utilizzo di internet, ma non comprendono - proprio perché nati in questa generazione digitale - la differenziazione tra pubblico e privato, tra attesa e compulsione, tra amicizie reali e quelle di Facebook.

 

È ancora utile educare al pudore?

Oggi è il grande assente.

La società di oggi non lo richiede.

Gli sguardi di tutti arrivano dappertutto profanando momenti di intimità.

La televisione è già giunta alla tredicesima - credo - edizione del Grande Fratello, con picchi d'ascolto veramente da far riflettere.

Siamo certi che il pudore sia veramente desueto?

È ancora utile educare al pudore i nostri figli?

Serve ancora a qualcosa?

Il pudore è considerato un sentimento ed ha un valore veramente importante.

Provate pudore equivale ad avere consapevolezza di avere una vita intima, un valore da proteggere, delle emozioni da custodire e non soltanto un'esistenza pubblica.

Il pudore rende alcuni legami "speciali" ed intimi, altri formali ed estranei.

Grazie al pudore ci rendiamo conto di sentirci a nostro agio con gli affetti più cari e, forse, un po' più imbarazzati con gli estranei.

È quel sentimento che consente di marcare il territorio tra dentro e fuori, tra pubblico e privato, tra dimensione online ed offline.

privacy 

Concludo con la definizione di pudore di Galimberti:

“Il pudore serve a conservare il possesso della propria intimità difendendola dalla possibile intrusione dellaltro”

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia ci orienta su cosa è meglio fare e,soprattutto, cosa non fare:

http://www.garanteinfanzia.org/diritti

 

I consigli di Google:

https://www.google.it/intl/it/goodtoknow/familysafety/advice/

 

Fonte: http://news.leonardo.it/quanto-e-pericoloso-pubblicare-foto-di-bambini-su-facebook/