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I benefici della meditazione su declino cognitivo e Alzheimer

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 22 novembre 2018Ultimo aggiornamento: 03 dicembre 2020

Un team di ricerca ha individuato i benefici della meditazione e dell'ascolto di musica nei soggetti con disturbi della memoria: lo studio [1] ha evidenziato la modifica di alcuni biomarkers che denotano l’invecchiamento cellulare e la malattia di Alzheimer, ottenendo quindi un miglioramento del declino cognitivo e dell’umore.

meditazione cervello

Gli effetti di musica e meditazione sul cervello

La meditazione è un movimento volontario della mente con il quale, mediante particolari tecniche di addestramento consistenti in esercizi prolungati e ripetuti, si focalizza l’attenzione su di sé in senso corporeo o sensoriale o mentale, col risultato finale di aumentare la consapevolezza dell’esperienza del momento presente.

Da ormai 15 anni, grazie agli studi di neurochimica di A. B. Newberg e J. Iverson, è acquisito che alla meditazione è associata un’aumentata liberazione di beta-endorfine e una inibizione dell’acido gamma-amino-butirrico (GABA) cui consegue l’effetto di migliorare memoria e apprendimento e di suscitare euforia ed emozioni positive. L’azione della meditazione si riscontra quindi sul piano fisico, emozionale e psicologico e per questo, da almeno tre decadi, è stata inserita nei programmi psicoterapeutici.

Musica produttrice di dopamina

La musica attiva nel cervello il rilascio della dopamina al pari di cibo, sesso e droghe e determina l’attivazione simultanea di quasi tutte le regioni del cervello attraverso il tronco dell’encefalo. Infatti, come sperimentalmente dimostrato nel laboratorio di ricerca Brain, Music and Sound del canadese Robert Zatorre, la musica condivide con il linguaggio e la memoria le aree cerebrali di decodificazione e immagazzinamento, per cui mette in azione i circuiti neuronali coinvolti nelle emozioni, nella conoscenza e nel movimento (per questo ci si muove spontaneamente all’ascolto della musica) e stimola i ricordi.

La meditazione oggetto di studio

Allo studio clinico randomizzato sono stati arruolati 60 soggetti con declino cognitivo soggettivo, che può rappresentare lo stadio pre-clinico dell’Alzheimer se associato a elevati livelli cerebrali di beta-amiloide (Aβ42), e assegnati random a un programma di meditazione Kirtan Kriya o di ascolto della musica per 30 minuti per 12 settimane. La meditazione Kriya, basata sulla ripetizione dei suoni (panj shabd) del Mantra e sulla compressione alternata dei polpastrelli del Mudra, è finalizzata a plasmare la conoscenza di sé attraverso l’equilibrio mentale e l’approfondimento delle sensazioni.

All’ingresso nello studio e dopo 3 e 6 mesi sono stati esaminati i markers dell’invecchiamento cellulare, costituiti dalla misura dei telomeri (che proteggono i cromosomi) e della telomerasi (enzima che protegge la lunghezza dei telomeri) e i livelli ematici di beta-amiloide; inoltre i soggetti sono stati sottoposti a test neuropsicologici per le funzioni cognitive, memoria, sonno, umore e qualità della vita.

Il miglioramento delle funzioni cognitive

I risultati sono stati sorprendenti. Nel gruppo della meditazione, al 3° mese, è stato riscontrato un netto aumento del peptide “chiave” beta-amiloide (Aβ40), che ha minore tendenza ad aggregare nelle placche amiloidi del peptide Aβ42, con corrispondente miglioramento di funzioni cognitive, memoria, umore e altri parametri fisiologici e psicosociali, mentre l’attività della telomerasi è risultata incrementata in ambedue i gruppi di meditazione e musica. I miglioramenti nella risposta allo stress e nella qualità della vita sono stati equivalenti per ambedue i gruppi e sono rimasti inalterati al controllo effettuato al 6° mese.

Considerando che il declino cognitivo rappresenta una finestra critica per la possibilità di intervento, concludo l’articolo citando lo spot pubblicitario di una birra di alcuni anni or sono: Meditate gente, meditate…

[1] Il Dr. Kim Innes, Professore Associato di Epidemiologia alla West Virginia University School of Public Health, ha pubblicato il 13. 11. 2018 su Journal of Alzheimer's Disease l’articolo "Meditation, music may change biomarkers of cellular aging and Alzheimer’s disease in older adu


Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

9 commenti

#4
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Sig. Fronzi,
Già in passato l’ho cortesemente invitata ad astenersi dal commentare i miei articoli allo scopo di rendere pubbliche le sue teorie, basate su convincimenti personali senza alcun fondamento scientifico, che ottengono il solo effetto di disorientare gli utenti cui si cerca di andare un’informazione corretta alla luce delle più recenti e corrette acquisizioni scientifiche. Vista la sua accanita persistenza a reiterare, ho mio malgrado oscurato il suo consueto commento. Ciò non esprime alcuno sgarbo nei suoi confronti ma solo il rispetto per i lettori, che hanno il diritto di essere aggiornati in maniera appropriata e senza l’ombra di distorte e fuorvianti comunicazioni ascientifiche. La prego gentilmente di non replicare.

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