Utente 138XXX
Uomo 84 anni con valvola meccanica e aneurisma aorta ascendente (8,5 cm- la misura è esatta, purtroppo non è una esagerazione) subisce una frattura al femore, viene operato a novembre con anestesia totale e una ottima riuscita dell'intervento (a settembre 2009 aveva subito un altro intervento per una frattura scomposta al braccio, con un'anestesia prima parziale e poi totale).
Nei giorni successivi all'operazione mangiava poco e ha cominciato ad avere un forte catarro e polmonite. Dopo ns. insistenze hanno cominciato a alimentarlo via parenterale con una sacca che durava 1,5 gg.
I medici riscontrano una disfagia, probabile da ictus, ma non è stato richiesto il consulto di un neurologo. Inoltre il paziente ha difficoltà a parlare, non gli esce la voce o è molto flebile.
Attualmente i medici vogliono passare all'alimentazione tramite sodino naso gastrico, ma il paziente, che è sempre stato insofferente a qualsiasi costrizione, rischia di togliersi il sondino da solo o di chiedere alla moglie (alzaimer allo stato iniziale) di toglierglielo.
Le domande sono: è possibile recuperare la disfagia, se sì in che modo? E' vero che l'alimentazione parenterale non è completa, per cui per recuperarlo dalla debolezza e da problemi di muscolatura (non ha la forza per collaborare con la fisioterapia) è necessario passare al sondino nasogastrico? In quale centro consigliate una visita specialistica? Per continuare le terapie a casa come si deve attrezzare la famiglia visto che i figli lavorano tutti fuori città, e attualmente i due coniugi hanno la badante ma non è un infermiera?

[#1] dopo  
Dr. Oreste Pascucci

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Gentile utente, le fratture in un anziano ( ma talvolta anche nel giovane) possono "generare" degli emboli e provocare un'ischemia cerebrale con esiti talvolta invalidanti. La disfagia, è stata provocata da esiti di questo ictus e occorre del tempo per migliorare, ma non sempre riesce a risolversi.E' chiaro che già nei primi giorni di un accidente cerebrovascolare acuto,quando possibile, si debba iniziare una riabilitazione/rieducazione. Purtroppo la difficoltà sta anche nella presenza di fratture che ne impediscono i movienti e l'eventuale riabilitazione motoria. La nutrizione con sondino naso-gastrico, è più fisiologica rispetto a quella con "sacche" in vena centrale, ma spesse volte è meno tollerata.Comunque, non si può prescindere da una rieducazione/riabilitazione anche quando il paziente è allettato, aiutandolo alla deglutizione e alla mobilizzazione passiva.Se suo padre è agitato, lo si può aiutare con farmaci che riducono la sua agitazione, ma senza esagerare, cioè senza ridurlo a "dormire" per tutto il tempo.Se non si riesce con la nutrizione con sondino, allora l'unica alternativa è quello con nutrione con "sacche" per infusione ev centrale.Si possono anche utilizzare delle vitamine e/o altri farmaci come "ricostituenti".Quando suo padre verrà dimesso dal'ospedale, deve essere immesso in ADI ( asistenza domiciliare integrata), spettandogli sia un letto con sponde, sia un materasso anti-decubito, sia tutti gli ausili e presidi necessari . Suo padre ha anche diritto all'assistenza infermieristica e di sedute riabilitative domiciliari ( dipende però dalle singole regioni). L'ideale, nei primi tempi , sarebbe la permanenza in buoni centri per la riabilitazione/rieducazione. Chieda al suo medico di medicina generale, come fare una volta dimesso dall'ospedale. Cordiali saluti. Rimango a sua disposizione.
Dr. Oreste Pascucci
orestepascucci@virgilio.it

[#2] dopo  
Utente 138XXX

Egr. Dr. Pascucci,
volevo informarLa che dopo la dimissione dall'ospedale, 24.12.2009, mio padre pare aver superato il problema disfagia, anche se, attualmente, stiamo attenti a non farlo bere a letto (purtroppo c'è ancora il problema riabilitativo fisico), e di non fargli mangiare cibi liquidi.
Tra i suoi problemi attuali c'è l'iperglicemia; la mia domanda è: "è possibile che l'alimentazione parenterale e quella tramite sondino gli abbiano instaurato il diabete?"
Lui prima soffriva di una leggera iperglicemia (alimentare, dato che, tra l'altro, prendeva diversi caffé e té con parecchi cucchiaini di zucchero) controllata tramite l'assunzione del diamicron 30 (1/2 pasticca al giorno).
Ora, nonostante l'assunzione di zucchero sia decisamente ridotta, ha la glicemia che, in alcune misurazioni, è arrivata anche a 280, e viene trattto con humalog la cui prescrizione è:
6Ul a pranzo e 8 Ul a cena (da controllare stick glicemici).
A me sembra una prescrizione un po' vaga, considerando anche il fatto che lui sente spesso il bisogno di mangiare (colazione, pranzo, merenda, cena, a volte vuole mangiare anche di notte, e, negli intervalli, viene rifornito di biscotti o frutta da mia madre che è convinta di fare un qualcosa di positivo per lui), i miei fratelli, dato che è una prescrizione di un medico, la applicano alla lettera, ma io non sono convinta che stiano applicando la giusta terapia.
Chiedo un consiglio Suo o di qualche suo collega.
Distinti saluti


P.S. L'ADI ci ha fornito solo la carrozzella, tutto il resto lo abbiamo dovuto acquistare :-(