Utente 106XXX
Buongiorno, sono un ragazzo di 28 anni e pratico sport a livello agonistico. Gioco a calcio a 5 in una società semi-professionistica. Per raccontare la mia storia devo andare indietro di una decina di anni. Quando avevo 18 anni ho sofferto di depressione con ansia,attacchi di panico, vertigini, agorafobia. Per due anni ho abbandonato ogni attività sportiva. A vent'anni ho ripreso pian piano a giocare, prima solo allenandomi e avendo tante difficoltà a livello fisico. Ad ogni allenamento avvertivo attacchi di panico, vertigini fortissime,iperventilazione,ansia. A ventuno anni ho ripreso proprio a giocare, le cose andavo un pò meglio e soffrivo molto solo nelle partite ufficiali, dove avevo forti vertigini, iperventilazione, soprattutto quando sfruttavo al massimo il mio corpo e le mie prestazioni. Oggi sono passati tanti anni e le cose vanno decisamente meglio, tuttavia il problema non è passato del tutto. Per meglio spiegare, per via di questo problema ho iniziato a giocare in maniera diversa, non portando mai il mio corpo al massimo sforzo, in quanto tutt'oggi quando arrivo all'apice delle mie prestazioni, avverto dei problemi di iperventilazione, arrivano delle vertigini fortissime e non riesco a controllarmi. Quando si manifestano questi malesseri, devo respirare e camminare per una decina di minuti e poi tutto passa e le vertigini si placano. Il mio problema è che non portando al massimo sforzo il mio corpo, non gioco come potrei, le mie prestazioni sono notevolmente minori rispetto alle mie potenzialità e mi "limito" nel vero senso della parola tenendomi lontano da quella che io chiamo "soglia di pericolo" e quindi giocando al di sotto delle mie potenzialità. Vorrei precisare che ho fatto tantissime analisi, non ho problemi a livello polmonare, non ho problemi a livello cardiaco , sono sanissimo e non presento nessun malessere al di la di queste "situazioni" che si creano nelle partite. Ho una pressione arteriosa di 125/70, ho a riposo 50 battiti al minuto, per tutti i controlli che ho fatto sono sano come un pesce. Spero in una soluzione, questo problema limita le mie prestazioni come giocatore.

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Dr. Sergio Lupo

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La soluzione del suo problema non è medica ma psicologica. La cattiva gestione dell'ansia e dello stress, le crisi di panico ecc. sono alterazioni che vanno affrontate con l'aiuto dello psicologo dello sport che dopo l'esecuzione di una valutazione completa, potrà applicare le tecniche idonee a migliorare la risposta alle situazioni ansiogene (sport, vita normale, rapporti con il prossimo ecc.). Le tecniche di biofeedback, il training specifico ecc. vengono utilizzate normalmente nello sport per migliorare la capacità di prestazione degli atleti. Qui può leggere info sull'argomento:
http://www.sportmedicina.com/psicologia_sport.htm
Le consiglio quindi di rivolgersi ad uno psicolo esperto in sport per una valutazione della sua situazione e l'eventuale intervento terapeutico.
Dottor Sergio Lupo
Specialista in Medicina dello Sport
www.sportmedicina.com

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Dr. Carlo De Michele

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Da quanto leggo mi sembra di poter pensare che effettivamente indagando a livello fisico non si può immaginare di capire e tanto meno di risolvere il problema. I sintomi descritti infatti si riferiscono tutti alla sfera psichica anche se si manifestano a livello fisico.L'indagine va quindi spostata dal piano fisico a quello della propria storia personale e dei propri affetti. Ovviamente il discorso da affrontare è complesso ed estremamente soggettivo ed ovviamente questa non è la sede nè il modo adatto. Inoltre è praticamente impossibile affrontare il problema senza un aiuto specifico o da soli.Per offrirle un minimo di orientamento pensi che l'essere umano non è fatto di due "sostanze" diverse, spirito e corpo, ma è una realtà unitaria che si esprime sia direttamente a livello fisico attraverso un movimento tangibile, sia a livello psico- affettivo attraverso "movimenti" invisibili quali amore, odio, simpatia ecc. Ma anche il movimento degli affetti è correlato ad eventi del corpo. Tanto per capirci, se le capita di fronte una persona odiosa, lei si sentirà una stretta allo stomaco, un irrigideimento muscolare ecc.Ora, se tutto le è chiaro, il suo cervello rileva questi movimenti del corpo come espressione del sentimento di odio nei confronti di una specifica persona sgradevole. Ma può succedere che invece il meccanismo di rapporto che ha determinato la risposta non sia chiaro o non sia facilmente riconoscibile, allora restano solo i movimenti del corpo a cui non riusciamo a dare spiegazione, si staccano da una realtà esterna (la persona antipatica) che li ha determinati e noi li viviamo come nostri malesseri. Mi scuso per l'approssimazione e la parzialità banale con cui mi sono espresso, ma in questa sede non riesco ad offrirle di meglio!
dr. Carlo de Michele
Medico Internista
Spec in Medicina dello Sport
Medicina Manuale Osteopatica