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Fibrosi cistica

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Titolo: Fibrosi cistica

Testo: Salve, sono una ragazza di 25 anni, abbastanza ansiosa e ipocondriaca. Ora la mia ansia deriva dal fatto che spesso da piccola notavo le mani raggrinzite quando facevo bagni troppo lunghi, mentre ora mi si raggrinziscono anche per breve tempo e ho letto su internet che potrebbe essere un sintomo di fibrosi cistica. Volevo sapere se è possibile diagnosticare la fibrosi cistica in età adulta! Premetto che da piccola (dai 5 ai 9 anni) ho sofferto tantissimo di broncospasmo, che la mia pediatra attribuiva alle influenze o ai virus stagionali, a cui si sommava una situazione allergica (non ho mai fatto le prove allergiche da bambina, ma le ho fatte da adulta e sono risultata allergica a tutte le graminacee, agli acari della polvere, al cipresso e ad altri inalanti). Il broncospasmo è sparito del tutto a fine elementari.
Durante l’adolescenza, a seguito delle influenze stagionali o di raffreddamenti soffrivo spesso di sinusite e mal di gola (ho fumato regolarmente tutti i giorni per 6-7 anni e questo mi peggiorava la condizione). Non ho mai avuto problemi di crescita, né di sviluppo, né di peso e non noto steatorrea né ricordo di avere avuto polmoniti ricorrenti e le mie analisi del sangue (emocromo e funzionalità epatica e renale) sono state sempre perfette, anche se questo non so se c'entri qualcosa; fatta eccezione per una carenza di vitamina D (ho letto su internet che è comune tra i pazienti con FC). In una situazione come la mia, è indicato il test del sudore o posso stare tranquilla??
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Prof. Bruno Silvestrini Farmacologo 86 39
Premesso che da quanto scrive lei appare ben documentata sulla materia, il test del sudore è relativamente semplice da fare e non ci sono controindicazioni, ma non è questo il problema. Il disturbo che lei si è autodiagnosticata consiste nel chiudersi nel male, nel vederlo anche dove non c'è per il temperamento, per il carattere innato, insito nel genoma che ci portiamo dietro fin dalla nascita. Noi medici ricorriamo alle pillole, agli ansiolitici, perfino agli antidepressivi che aiutano, ma di nuovo non è questo il problema, né la soluzione. La soluzione viene da fuori, quando la vita ci espone a prove vere, che ci fanno dimenticare quelle non vere, nel senso che ce le creiamo da soli. Non glielo auguro, perché se ne guarisce, ma qualcuno ne è travolto. Meglio guardarsi dentro e, magari con l'aiuto di un bravo psicoterapeuta, fare un discorso serio con la parte positiva di noi stessi. Che c'è sempre, mi creda, solo che va cercata, recuperata e non è così facile. Si tratta di dare un senso alla propria vita, di rendersi utili a chi ha bisogni ben più importanti dei nostri.
Le sono vicino, ma per la mia specializzazione e le mie competenze mediche altro non posso fare, se non esserle vicino.
Buona serata.

Prof. Bruno Silvestrini
Medico, Professore onorario Università Sapienza di Roma, Presidente onorario della Fondazione di Noopolis