Utente 241XXX
Gentili dottori,
sono a chiedervi un'informazione importante. Tempo fa mi è stato diagnosticato un disturbo borderline di personalità con uno di tipo bipolare II. Dopo aver trovato numerose comunità terapeutiche in cui poter risiedere per un certo periodo di tempo ai fini di un migliore trattamento, ho appreso che per accedere a tali strutture accreditate occorre una delibera ASL che il servizio sanitario di competenza della mia zona di provenienza però si rifiuta di darmi. Esiste una normativa o una legge nazionale che tutela i malati che vogliono scegliere un trattamento fuori regione o comunque qualcosa a cui potrei appellarmi o su cui poter fare leva perché la mia ASL di riferimento mi conferisca questa benedetta delibera che mi serve per accedere a una comunità? Purtroppo sono molto poco esperto in materia e al momento anche piuttosto arrabbiato perché l'ASL si è accanita duramente a non darmi la delibera. Ma si tratta del mio benessere personale!! Credo che stia nei diritti del malato scegliersi il luogo di cura più adeguato alle sue esigenze. Non so, chiedo delucidazioni in merito. E attendo gentilmente una vostra risposta.

Ringrazio sin da ora chi mi leggerà e vi auguro un buon proseguimento di serata.
Salve

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

In alcune regioni questo rifiuto è motivato dall'indicazione di altre comunità "in regione" (la questione è ovviamente economica).
La richiesta di ricovero da chi è stata indicata ?
Ovvero, se una persona in assenza di indicazione da parte di un medico richiede un ricovero in comunità, la ASL può ovviamente valutare che non ce ne sia necessità, oppure che non vi sia disponibilità economica per sostenerla fuori regione.

Lei diceva che "Credo che stia nei diritti del malato scegliersi il luogo di cura più adeguato alle sue esigenze". Queste esigenze devono però essere indicate da un curante, per poter entrare in un discorso di rimborso da parte del sistema pubblico.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#2] dopo  
Utente 241XXX

Gentile dott. Pacini,

innanzitutto grazie mille di aver risposto alla mia domanda. La richiesta di ricovero non è mai stata indicata da nessuno nello specifico (psichiatra curante dell'ASL, per esempio), ma nel mio percorso psicoterapeutico privato, col tempo, si è profilata sempre più la necessità per me di entrare in una comunità per risolvere le mie problematiche e di questo anche il mio terapeuta individuale ha preso atto e si è accorto. Da parte dell'ASL, invece, non c'è stata nessuna richiesta in particolare, né dallo psicologo ASL che mi segue presso le strutture pubbliche né tanto meno dallo psichiatra che mi segue. A dire il vero, mi è stata fatta una proposta di percorso "terapeutico" da parte dell'Asl, consistente nella condivisione di un appartamento insieme a un'altra persona disagiata e nella conseguente stesura di un progetto per il mio caso personale. Se non fosse stato che tutto il percorso dell'ASL è naufragato per questioni di incompetenza e di indisponibilità dei proprietari dell'appartamento a dare i loro abitati in gestione a persone con disagi. Si immagini lei la mia rabbia! Sono allora andato personalmente a parlare con il responsabile di tutto questo "facendo sentire" un po' di più la mia voce (cosa in cui non sono mai per niente bravo) e a segnalargli la mia necessità assoluta di entrare quanto prima in una comunità. Adesso sono al momento in attesa di un loro responso, anche se mi hanno già fatto presente che non è al momento possibile recarsi in strutture comunitari più mirate (penso alla comunità Gledhill di Marino Laziale) per, ovviamente, mancanza di fondi e denaro. Ma mi chiedevo tuttavia se esiste accidenti una normativa che garantisce il diritto di scegliersi un posto ritenuto idoneo alle proprie esigenze. In ogni caso, adesso attendo la risposta dell'ASL. Altrimenti tornerò là di nuovo a far valere i miei diritti.

La ringrazio intanto di avermi letto! e le auguro
una buona serata.

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Se è seguita da un professionista privato, questi di solito propone il ricovero scrivendo una breve relazione che presenti il caso ai colleghi dell'asl o direttamente della struttura convenzionata.

Quindi il progetto se ho ben capito era disponibile alla ASL, ma non è andato in porto (quindi neanche era organizzato però, evidentemente).

Ogni comunità "sulla carta" accoglie determinati tipi di persone, la cosa più logica è capire a) che diagnosi c'è; b) che scopo ha la residenza protetta, e quando più o meno si prevede che duri.

La ASL sostanzialmente deve finanziare, e quindi si riserva il giudizio su chi e per che scopo, visto che le risorse sono limitate.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it