Ernia del disco migrata e gravidanza


sono una donna di 32 anni, ex grave obesa, da sempre sofferente di mal di schiena.
Dopo aver perso 60 kg ho intrapreso una gravidanza e ad un anno dal parto naturale ho avuto un problema di lombosciatalgia molto acuta che ha interessato l'arto inferiore destro con parestesia e dolore fino alla punta del piede.
All'epoca, dopo un trattamento di 12 iniezioni di fans miorilassante e cortisone per il dolore, una risonanza ha rilevato un voluminosa ernia L4-L5 mediana paramediana dx espulsa e migrata caudalmente, oltre ad una protrusione L5--S1 e una riduzione del segnale discale per disidratazione di tipo degenerativo.
Sono stata visitata dal neurochirurgo che non rilevando deficit gravi mi ha invito ad attendere la regressione spontanea della sintomatologia ed evitare così l'intervento.
La regressione c'è stata, a livello della gamba. La parestesia ed il dolore son lentamente passati, lasciandomi allo stato attuale solo una trascurabile insensibilità dal ginocchio in giù e qualche piccola contrazione al lato del polpaccio.
A livello lombare invece il dolore più o meno intenso mi accompagna sempre.
Ho fatto una terapia di decompressione discospinale (spinemed), un percorso di ginnastica posturale e nuoto.
La situazione a livello lombare a quel punto seppur non risolta sembrava almeno migliorata.
Finchè dopo circa 6 mesi dal primo episodio acuto, pochi giorni fa, ho avuto di nuovo forte dolore solo lombare, tanto da dover ricorre di nuovo a fans, miorilassante e cortisone intramuscolo.

Come ho evitato l'intervento la prima volta, lo continuerei ad evitare volentieri, visto che non sarebbe risolutivo per il problema di lombalgia.
Ma ho forte desiderio di una seconda gravidanza ed il mio medico curante è stato molto categorico nell'invitarmi a rinunciare visto che non potrebbe somministrarmi farmaci se si dovesse riacutizzare il dolore lombare.

La mia domanda a questo punto é semplice.
E' necessario dover valutare un intervento (altresì non necessario) prima di intraprendere una gravidanza in queste condizioni?
Oppure esistono terapie che potrei seguire in caso di necessità in gravidanza?

Confesso che la mia più grande paura è che un intervento possa, alla lunga, peggiorare un quadro generale, che se non fosse per il desiderio di maternità, penso potrei gestire abbastanza bene.
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Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Gentile signora,
ciò che non sembra <risolutivo per il problema di lombalgia> sono le terapie finora attuate, non l'intervento che, se è indicato, è certamente risolutivo.
All'esordio dei sintomi, un atteggiamento di attesa è prudente e condivisibile, ma se non è soddisfacente, bisogna prendere in considerazione altri provvedimenti.

Per quanto riguarda la gravidanza bisogna precisare che la lombalgia è un sintoma frequente e che vi sono possibilità di assumere farmaci senza rischi anche se, ovviamente da ponderare di volta in volta.

Invece ritengo che in presenza di un'ernia discale già accertata, la gravidanza può aggravare la sintomatologia in modo più eclatante e, nel caso, si porrebbe il problema nel controindicare l'intervento chirurgico per rimuovere l'ernia.
Ciò vuol dire che l'intervento andrebbe effettuato prima di intraprendere la gravidanza. E gli interventi si fanno quando sono necessari. Perché Lei lo definisce <altresi non necessario>? Se non è necessario, non si fa! Le pare?

Resto disponibile ad eventuali ulteriori chiarimenti e Le invio cordiali saluti.
[#2]
dopo
Utente
Utente
Intanto la ringrazio enormemente per la risposta e la prego di aver con me un surplus di pazienza perchè interrogarsi sulla possibilità di diventare madre non è mai facile.
Mi è stato spiegato dal collega che mi visitò 6 mesi fa che destabilizzare una colonna con un intervento é un atto necessario quando rappresenta una sorta di "male minore" rispetto a danni gravi al nervo. Allora, visto che la sintomatologia a carico della gamba é passata e visto che ho paura che una colonna destabilizzata alla lunga possa cmq portarmi ad avere dolore lombare sono io, nella mia ignoranza, a ritenere l'intervento ora come ora una soluzione evitabile.
In altre parole se non fosse per il mio desiderio di maternità non prenderei mai in considerazione un intervento.
Sono stati mesi emotivamente difficili in cui ho riscontrato comunque continui miglioramenti. Questa scia positiva aveva alinentato in me la certezza di poter gestire la cosa senza passare dalla sala operatoria. Il dolore certo c'é. Alcuni giorni quasi non lo sento e altri giorni é limitante, ma dopo tutto il percorso fatto basta un solo nuovo episodio acuto, neppure a carico degli arti ma della sola schiena, per dichiarare necessario l'intervento? Per definirlo conditio sine qua non per avere un altro figlio?
E se davvero fosse necessario, risolverebbe davvero il mal di schiena?
Non amo far la figura della pazza, ma passato l'ultimo episodio acuto, son tornata a stare bene e a muovermi senza dolore. Mi viene spontaneo quindi continuare ad illudermi/sperare nell'evitabilità del bisturi.

In settimana ripeterò una rm.
Posso permettermi di informarla sul referto per un ulteriore parere?
[#3]
Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Gentile signora,
certo, può dare notizie quando crede!
Devo chiarirLe alcuni punti:

1)Se i sintomi non sono importanti e non ci sono rischi che l'ernia danneggi una o più radici nervose deputate all'innervazione dei muscoli degli arti inferiori, l'intervento non è indicato, quindi il problema intervento si-intervento no, non si pone.

2) Una possibile instabilità vertebrale non è dovuta all'asportazione del disco erniato (erniare=venir fuori), ma al fatto che il disco, erniato dalla propria sede anatomica e/ degenerato, non ha più alcuna funzione. Generalmente poi l'asportazione di un solo disco (discectomia) non comporta problemi significativi di instabilità.

3) Se vi sono reperti clinici, radiologici, neurofisiologici significativi di una sofferenza anatomo funzionale che condiziona lo svolgersi della vita quotidiana, non risolvibili con terapia conservativa, allora l'intervento risulta essere la terapia idonea e non un optional (che mai optione è) come erroneamente molti credono.

E' chiaro che ogni caso clinico è un caso particolare ed è per questo che generalizzare non ha senso.
Intendo dire che, a distanza, non so dirLe se è consigliabile indicarLe l'intervento a prescindere dalla gravidanza o se effettuarlo prima o dopo averla portata a termine.

Cordialmente

[#4]
dopo
Utente
Utente
Tempestivissimo.
Lei mi dice "Se i sintomi non sono importanti e non ci sono rischi che l'ernia danneggi una o più radici nervose deputate all'innervazione dei muscoli degli arti inferiori, l'intervento non è indicato, quindi il problema intervento si-intervento no, non si pone".
Allo stato attuale delle cose la mia condizione generale, non tenendo conto dell'episodio acuto recente, è discreta. Non ho sintomi importanti o invalidanti a carico della gamba e, forse erroneamente, ritengo le sporadiche contarzioni al polpaccio e la lieve insensibilità siano solo strascichi dell'episodio grave di sei mesi fa. Diciamo che il problema è solo lombare.

Come le dicevo da un lato sento di poter continuare a convivere con gli "acciacchi" lombari, dall'altro mi terrorizza l'ipotesi di un drastico peggioramento della situazione in gravidanza. Mi sento come se avessi una bomba ad orologeria addosso che ora è quasi silente ma che è pronta ad esplodere in qualsiasi momento e che potrebbe esplodere proprio in gravidanza.


Capisco la sua impossibilità di valutare il mio caso a distanza.
Ripeterò la risonanza e chiederò un nuovo parere al neurochirurgo che mi ha già visitato sei mesi fa.

La ringrazio infinitamente per la disponibilità.

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