Utente
Ho 50 anni e da tempo soffrivo di dolori lombari specialmente se mantenevo per tempo la stazione eretta o dopo aver camminato a lungo, poichè sono fisioterapista anche se lavoro prevalentemente sul cognitivo, ho pensato fossero i postumi di tanti anni di domiciliari con sovraccarico della colonna e il fatto che ultimamente avevo assistito mio padre per alcuni mesi fino alla sua scomparsa e quindi avevo ripreso a sollecitare la schiena. A dicembre ho effettuato rx bacino che ha evidenziato una dismetria a dx di quasi 2 cm. Ho effettuato visita ortopedica e lo specialista mi ha fatto notare che avevo limitazioni funzionali e dolori all'intrarotazione e all'adduzione specialmente a dx. Mi ha detto che sospettava un'algodistrofia e quindi mi ha prescritto analisi specifiche per escludere malattie reumatiche e Rm bacino e anche. Le analisi non hanno evidenziato niente, tranne un lieve rialzo della Ves, mentre il referto della risonanza è questo: Alterazione di modellamento di testa-collo fem.SN con impingement femoro-acetabolare e fenomeni degenerativi caratterizzati da sclerosi, erosione cartilaginea, piccola cisti subcondrale (5 mm) e osteofitosi marginale, concomita edema midollare della spongiosa ossea della porzione antero-inf. dell'epifisi fem. omolaterale. Piccola borsite dell'ileo-psoas omolat. (15x30 mm). Iniziali segni di coxartrosi a dx.
La terapia prescritta è la seguente: Ciclo di OTI - Fosavance 1 cp alla sett. x 6 mesi - non caricare - usare doppio appoggio
A questo punto, poichè devo attendere due mesi per la terapia iperbarica (non ci sono posti disponibili) e poichè mi è stato detto che questa potrebbe anche non funzionare e in ogni caso è efficace solo per ridurre l'edema della spongiosa, e che la prognosi non è inferiore ai 6 mesi di scarico degli arti e questo sta rivoluzionando la mia vita personale e lavorativa, vi chiedo se non ci sia strada alternativa e se non sia meglio un intervento chirurgico di pulizia in artroscopia? Non posso pensare di dover stare ferma per tutto questo tempo e che tutto ciò potrebbe essere fine a se stesso anche perchè la situazione è complicata e rischio la necrosi e quindi a breve potrei aver necessità della protesi! Vi ringrazio e distinti saluti.

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Dr. Emanuele Caldarella

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Gentile utente,

vorrei esordire specificando che, per essere un chirurgo dell'anca, ho un approccio molto conservativo.
Questo -probabilmente- perché nella nostra equipe ci occupiamo anche di patologia dell'anca nei pazienti giovani, e eseguiamo interventi di chirurgia conservativa (non protesica) sia in artroscopia che a cielo aperto.

In particolare, non appena vedo un edema midollare della testa femorale che reputo a rischio di osteonecrosi, non esito a prescrivere lo scarico e tutte le terapie che Lei ha menzionato per cercare di salvare il femore del paziente.

Attenzione però: da quello che Lei scrive, mi sembra che il Suo medico abbia fatto un po' di confusione nella diagnosi.
Attenzione: con questo non voglio affatto dire che il Suo medico non sia bravo. Anzi, un ortopedico GENERALE, nel dubbio, dovrebbe SEMPRE prescrivere quella terapia.

Ma un chirurgo dell'anca potrebbe -grazie alla sua maggiore esperienza in quel campo- intuire da alcune delle Sue parole che forse tutte queste terapie non servono.

Mi spiego meglio:

Un conto è l'edema midollare idiopatico (mi esprimo in termini tecnici perché Lei è un'addetta ai lavori) in assenza di alterazioni morfologiche della testa del femore, che va assolutamente trattato come dice Lei per prevenire l'osteonecrosi;
e tutto un altro conto è l'impingement femoro-acetabolare, che è causa PRIMITIVA di sofferenza dell'osso subcondrale, e l'edema che può essere visto sulla risonanza non è espressione di una algodistrofia, bensì solo secondario alla normale sofferenza ossea che l'impingement provoca.
Un occhio esperto può riconoscere queste due situazioni guardando la Sua risonanza.

Ora, è ovvio che se il Suo caso fosse il secondo, le terapie in scarico, bifosfonati e iperbarica sarebbero del tutto inutili.

Infine, non vorrei fare l'uccello del malaugurio, ma la presenza di osteofiti e geodi subcondrali è già una controindicazione relativa alla chirurgia conservativa artroscopica.

Credo che sarebbe opportuna una visita presso un centro specialistico di chirurgia dell'anca. Eventualmente potrebbe essere il caso di valutare la possibilità di eseguire esami più specifici che una semplice RMN bacino (l'Artro-RMN coxofemorale radiale), in maniera da fare una diagnosi più precisa e capire se un'artroscopia possa essere indicata o meno.

Nel caso in cui fosse confermata la diagnosi di algodistrofia pura, si continuerebbe la terapia che sta facendo.
In caso di insuccesso e di osteonecrosi, Lei sarebbe portatrice della patologia fino a quando deciderà di eseguire l'intervento di protesi.

Se invece la diagnosi corretta fosse di impingement, si dovrà scegliere l'artroscopia OPPURE la chirurgia protesica a seconda del grado di avanzamento della patologia.

A disposizione per ulteriori chiarimenti, Le segnalo due articoli di Suo interesse:

https://www.medicitalia.it/minforma/ortopedia/622-conflitto-femoro-acetabolare-femuro-acetabular-impingement-fai.html

https://www.medicitalia.it/minforma/ortopedia/1-la-protesi-dell-anca-nel-paziente-giovane.html

Distinti saluti
Dr. Emanuele Caldarella

Chirurgia dell'anca e del ginocchio
emanuele.caldarella@medicitalia.it

[#2] dopo  
Utente
La ringrazio per la tempestività della risposta e per le informazioni ricevute, in effetti è ciò che pensavo io, in quanto non credo che la mia sia un'algodistrofia pura, anche perchè l'ortopedico mi ha parlato anche di conflitto di tipo CAM ... a questo punto urge un consulto in un centro specializzato proprio per la chirurgia dell'anca. Purtroppo abitando in Sardegna ho problemi di spostamento e di logistica, perciò le chiedo se può indicarmi quali sono i centri italiani all'avanguardia, comprendendo naturalmente quello in cui lei opera per poter valutare quello a cui rivolgermi. La ringrazio ancora e distinti saluti.

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Dr. Emanuele Caldarella

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Gentile utente,

potrà avere tutte le informazioni che desidera sul centro in cui opero consultando la mia scheda, che Le apparirà facendo click sul mio nome.
Naturalmente le opzioni in Italia sono diverse, ed esistono diversi centri che Le potrei elencare. Purtroppo per motivi deontologici e legali non posso fare pubblicità ad un centro piuttosto che ad un altro, ma -in via eccezionale- potrei segnalarglieli tutti privatamente, dato che mi sembra giusto offrirLe alternative diverse a quella che Le propone la mia scheda personale.

Distinti saluti
Dr. Emanuele Caldarella

Chirurgia dell'anca e del ginocchio
emanuele.caldarella@medicitalia.it