Paroxetina e aripripazolo
Buonasera, scrivo per esternare dei sintomi (che ho già esternato con lo specialista)
Sto facendo un percorso psicologico per ansia a cui, per forza di cosa, mi è stato consigliato di affiancare anche un percorso farmacologico.
Così ho fatto una visita psichiatrica con diagnosi di ansia, depressione, angoscia e stress post traumatico.
In passato avevo già assunto Il cipralex e so degli effetti che da prima che il farmaco arrivi a svolgere la propria funzione, ed erano mancanza di appetito.
In questo caso la psichiatria mi ha prescritto Aripripazolo 5mg (da prendere alle 18.00) da prendere metà capsula per i primi 7 giorni e poi 2 capsula.
Alle 20.00 invece Paroxetina 20mg da prendere metà capsula per i primi 7 giorni e poi intero.
La prima sera che ho preso i farmaci, la notte mi è scoppiato un fortissimo mal di testa che è culminato con formicolio, attacco di panico e vomito
Ho riferito tutto alla psichiatra e mi ha detto di togliere per ora l’Aripripazolo e tenere solo la Paroxetina.
Ora ho comunque tensione, zero appetito ed insonnia.
L’aripripazolo mi era stato dato proprio per contrastare gli effetti collaterali della Paroxetina e, comunque, con il cipralex tutto questo non l’ho provato.
C’è qualcosa che non va?
Grazie mille
Sto facendo un percorso psicologico per ansia a cui, per forza di cosa, mi è stato consigliato di affiancare anche un percorso farmacologico.
Così ho fatto una visita psichiatrica con diagnosi di ansia, depressione, angoscia e stress post traumatico.
In passato avevo già assunto Il cipralex e so degli effetti che da prima che il farmaco arrivi a svolgere la propria funzione, ed erano mancanza di appetito.
In questo caso la psichiatria mi ha prescritto Aripripazolo 5mg (da prendere alle 18.00) da prendere metà capsula per i primi 7 giorni e poi 2 capsula.
Alle 20.00 invece Paroxetina 20mg da prendere metà capsula per i primi 7 giorni e poi intero.
La prima sera che ho preso i farmaci, la notte mi è scoppiato un fortissimo mal di testa che è culminato con formicolio, attacco di panico e vomito
Ho riferito tutto alla psichiatra e mi ha detto di togliere per ora l’Aripripazolo e tenere solo la Paroxetina.
Ora ho comunque tensione, zero appetito ed insonnia.
L’aripripazolo mi era stato dato proprio per contrastare gli effetti collaterali della Paroxetina e, comunque, con il cipralex tutto questo non l’ho provato.
C’è qualcosa che non va?
Grazie mille
Gentilissimo,
la reazione molto intensa che ha sperimentato la prima notte, caratterizzata da vomito e attacco di panico, suggerisce che potenzialmente il suo sistema nervoso, attualmente molto sensibilizzato dallo stato ansioso e dal disturbo post traumatico, potrebbe aver ricevuto una stimolazione chimica iniziale "troppo potente' per essere gestita tutta insieme.
La decisione della sua psichiatra di sospendere momentaneamente l'aripiprazolo e mantenere solo la paroxetina ha un razionale ed è prudente, poiché permette di capire quale delle due molecole sia la responsabile principale del malessere e di alleggerire il carico neurotrasmettitoriale.
È importante chiarire un aspetto farmacologico riguardo alla differenza che sta notando rispetto alla sua passata esperienza con il Cipralex.
Sebbene entrambi siano antidepressivi della stessa famiglia, la paroxetina possiede un profilo farmacologico leggermente diverso, spesso più "attivante" nelle primissime fasi, il che può spiegare perché stia avvertendo questa tensione interna e l'insonnia che con l'altro farmaco non aveva sperimentato.
Riguardo all'aripiprazolo, è possibile che ci sia stato un malinteso sulla sua funzione: in psichiatria viene spesso usato come "potenziatore" della cura per dare una spinta maggiore contro i pensieri ossessivi o l'angoscia, ma essendo un farmaco che agisce sulla dopamina, in alcuni soggetti sensibili può inizialmente aumentare l'agitazione o la nausea invece di calmarle.
L'aver assunto entrambe le molecole a distanza ravvicinata potrebbe aver creato un picco di attivazione che il suo corpo ha interpretato come un segnale di allarme, scatenando il panico e il vomito.
Questa "fase di adattamento iniziale" è un'evenienza abbastanza comune con la cura che sta assumendo, e generalmente necessità di qualche settimana per recedere e far spazio agli effetti più prettamente terapeutici.
Si confronti sempre con la sua specialista di fiducia che ha "ricalibrato il tiro" per rendere la cura più tollerabile.
Spero di aver chiarito i suoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità. Cari saluti.
la reazione molto intensa che ha sperimentato la prima notte, caratterizzata da vomito e attacco di panico, suggerisce che potenzialmente il suo sistema nervoso, attualmente molto sensibilizzato dallo stato ansioso e dal disturbo post traumatico, potrebbe aver ricevuto una stimolazione chimica iniziale "troppo potente' per essere gestita tutta insieme.
La decisione della sua psichiatra di sospendere momentaneamente l'aripiprazolo e mantenere solo la paroxetina ha un razionale ed è prudente, poiché permette di capire quale delle due molecole sia la responsabile principale del malessere e di alleggerire il carico neurotrasmettitoriale.
È importante chiarire un aspetto farmacologico riguardo alla differenza che sta notando rispetto alla sua passata esperienza con il Cipralex.
Sebbene entrambi siano antidepressivi della stessa famiglia, la paroxetina possiede un profilo farmacologico leggermente diverso, spesso più "attivante" nelle primissime fasi, il che può spiegare perché stia avvertendo questa tensione interna e l'insonnia che con l'altro farmaco non aveva sperimentato.
Riguardo all'aripiprazolo, è possibile che ci sia stato un malinteso sulla sua funzione: in psichiatria viene spesso usato come "potenziatore" della cura per dare una spinta maggiore contro i pensieri ossessivi o l'angoscia, ma essendo un farmaco che agisce sulla dopamina, in alcuni soggetti sensibili può inizialmente aumentare l'agitazione o la nausea invece di calmarle.
L'aver assunto entrambe le molecole a distanza ravvicinata potrebbe aver creato un picco di attivazione che il suo corpo ha interpretato come un segnale di allarme, scatenando il panico e il vomito.
Questa "fase di adattamento iniziale" è un'evenienza abbastanza comune con la cura che sta assumendo, e generalmente necessità di qualche settimana per recedere e far spazio agli effetti più prettamente terapeutici.
Si confronti sempre con la sua specialista di fiducia che ha "ricalibrato il tiro" per rendere la cura più tollerabile.
Spero di aver chiarito i suoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità. Cari saluti.
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
WhatsApp 3406693506
https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?
Utente
Grazie mille dottore per la risposta e le sue precisazioni, volevo chiederle quindi, dopo circa 1 o 2 settimane, così come per il cipralex, dovrebbe iniziare a scomparire quel mancato appetito ed iniziare a mangiare con un po’ più di gusto?
Gentilissimo,
Questa ipotesi è clinicamente verosimile.
I fenomeni di inappetenza rappresentano infatti effetti collaterali che si riscontrano con una certa frequenza nelle fasi iniziali di adattamento a queste terapie, proprio come aveva già avuto modo di osservare nella sua precedente esperienza.
Solitamente, questi disturbi tendono ad attenuarsi progressivamente nell'arco delle prime settimane, man mano che l'organismo sviluppa una maggiore tolleranza alla molecola.
È dunque ragionevole attendersi che, superata questa prima fase di assestamento, la situazione possa gradualmente normalizzarsi, permettendole di recuperare il fisiologico stimolo della fame.
Rinnovo cari saluti restando a disposizione
Questa ipotesi è clinicamente verosimile.
I fenomeni di inappetenza rappresentano infatti effetti collaterali che si riscontrano con una certa frequenza nelle fasi iniziali di adattamento a queste terapie, proprio come aveva già avuto modo di osservare nella sua precedente esperienza.
Solitamente, questi disturbi tendono ad attenuarsi progressivamente nell'arco delle prime settimane, man mano che l'organismo sviluppa una maggiore tolleranza alla molecola.
È dunque ragionevole attendersi che, superata questa prima fase di assestamento, la situazione possa gradualmente normalizzarsi, permettendole di recuperare il fisiologico stimolo della fame.
Rinnovo cari saluti restando a disposizione
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
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https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 264 visite dal 31/01/2026.
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