Utente 225XXX
Buongiorno,
da circa sette anni faccio uso giornaliero di 20 gocce entact in seguito ad uno stress psicofisico,almeno cosi' lo ha definito il mio psichiatra.
prima di iniziare il trattamento ho passato circa sei mesi nel buio piu' totale finchè non ho trovato questo psichiatra che mi ha aiutato con il farmaco a stare meglio.
Inoltre da due anni seguo anche una psicologa perchè vorrei riuscire ad eliminare il farmaco.
ora ho delle domande da porvi:appena inizio a diminuire il farmaco,cioè gradatuamente come mi dice il mio psichiatra,iniziano a ripresentarsi paure incertezze e depressione.
Secondo voi devo provare a consultare un'altro psichiatra?
Dovro' prendere entact a vita?
Dicono che entact non abbia effetti collaterali,ma è davvero la verita'?

[#1]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

Referente scientifico Referente Scientifico
28% attività
20% attualità
20% socialità
()

Rank MI+ 68
Iscritto dal 2010
Gentile utente,
i sintomi associati alla riduzione della dose possono dipendere non solo dal farmaco, ma anche alle manifestazioni del disturbo di base che rimane meno coperto nel caso nel quale lo stato di compenso della malattia non è sufficiente. Bisogna in primo luogo informarsi dal Suo psichiatra quale è il Suo disturbo (curato con il farmaco e la psicoterapia). Lo "stress psicofisico" non è una diagnosi.

Dr. Alex Aleksey Gukov


[#2]  
Dr. Vassilis Martiadis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
8% attualità
20% socialità
NAPOLI (NA)
FORMIA (LT)

Rank MI+ 84
Iscritto dal 2007
Sette anni dovrebbero essere un periodo sufficiente a garantire una remissione sintomatologica duratura. I si tomi che riferisce in seguito a sospensione potrebbero anche essere di natura psicologica, per la paura di lasciare la terapia. Ne parli con i suoi terapeuti.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#3] dopo  
Utente 225XXX

Dr. Vassilis Martiadis,
ho provato per una settimana a stare senza farmaco, ma dopo il quarto quinto giorno inizia veramente uno stato di depressione, pensieri invasivi calo d'umore e chiusura totale in me stesso.
Ora il mio psichiatra mi dice che possono essere effetti dovuti all'astinenza da farmaco e che dovrei tener duro 20 giorni senza, ma come fACCIO? NON CI RIESCO, la paura di ricadere è piu' forte di quella di vivere col farmaco.ha provato anche a darmi una soluzione naturale da integrare ma non trovo beneficio.

[#4]  
Dr. Vassilis Martiadis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
8% attualità
20% socialità
NAPOLI (NA)
FORMIA (LT)

Rank MI+ 84
Iscritto dal 2007
Ma quale è il programma di riduzione del dosaggio? O ha sospeso le 20 gocce di botto?
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#5] dopo  
Utente 225XXX

gradualmente una goccia ogni quattro giorni, man mano che diminuiscono aumentano i sintomi sopra descritti.

[#6]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

Referente scientifico Referente Scientifico
28% attività
20% attualità
20% socialità
()

Rank MI+ 68
Iscritto dal 2010
Gentile utente,
da un altro consulto che Lei ha chiesto su questo sito
https://www.medicitalia.it/consulti/psichiatria/245089-doc-da-relazione.html
apprendo che dal Suo specialista Le è stata data la diagnosi di Disturbo Ossesssivo-Compulsivo (DOC), e che, sebbene, Lei è curato da anni, ha subito una probabile esacerbazione d'autunno dell'anno scorso (alcuni mesi fa), ed è stato necessario aumentare la dose del farmaco.

In quel consulto Lei scrive; "..anni indietro con massimo dieci gocce stavo bene...adesso con venti non vedo miglioramenti per cui mi preoccupo anche perche' ho paura che possano farmi male da altre parti.
.."

Ad oggi non è chiaro: se il DOC esisteva già sette anni fa oppure è esordito di recente, quanto ha influito sull'esacerbazione il fattore della situazione relazionale che stava vivendo e se tali situazioni si sono assestati ? In ogni modo, visto l'esacerbazione alcuni mesi fa, e visto che l'attuale dosaggio lo assume solo da alcuni mesi, avrei più forte l'ipotesi che i Suoi attuali sintomi alla riduzione del dosaggio possano essere associati alla malattia non ancora compensata, e, più che pensare in che modo riuscire a sospendere il farmaco, penserei di valutare con il Suo psichiatra realisticamente la Sua situazione, la quale attualmente potrebbe non essere ottimale per la sospensione del farmaco.

(mentre più avanti nel tempo, quando il Suo curante vedrà che da più punti di vista il Suo compenso è stabile e duraturo, la riduzione della dose potrebbe essere realistica e senza sintomi che descrive)

(se il problema fosse o se lo sarà la sindrome da sospensione, esistono i farmaci che si può utilizzare al posto dell'entact nella fase della riduzione, che provocano in modo minore tale sindrome, ma, secondo la mia impressione, coi limiti del consulto via internet, attualmente non si tratta della sindrome da sospensione)

Posso essere d'accordo con il collega,, Dr Martiadis, quando scrive che i sintomi che riferisce in seguito a sospensione potrebbero anche essere di natura psicologica. Certo, di natura psicologica: della stessa natura della quale è fatto il Suo disturbo, che è curato non solo con il farmaco, ma anche con la psicoterapia (!).

La paura di star male senza il farmaco, ma anche la paura di dover prenderlo a vita possono essere i sintomi della Sua malattia, e nell'insieme delineano quella situazione mentale di dubbio che è tipica del DOC (e delle personalità con tratti ossessivi). L'impazienza dell'effetto del farmaco nel consulto precedente e l'impazienza di toglierlo ora verosimilmente sono anche queste le manifestazione dello stesso disturbo.

Lei chiede: "Dovro' prendere entact a vita?"

Se si tratta del DOC, ciò dipende dal grado di gravità, dalla forma del DOC. In alcuni casi del DOC classico è necessario il mentenimento farmacologico a vita, mentre in molti altri casi - no, però ci vuole comunque una durata abbastanza lunga (anche anni) di terapia a mantenimento (alla dose sufficientemente alta e non alla dose minima tollerata e minima efficace). L'abinamento con la psicoterapia aiuta alla cura complessiva, la motivazione alla psicoterapia e la capacità di seguirla sono in genere segni di prognosi migliore. In altri casi non si tratta di un DOC, ma dei sintomi ossessivi associati ad altri disturbi, e allora, a secondo del disturbo principale, la prognosi e la necessità delle cure lunghe sono diverse. Infine, ci sono i casi nei quali, anziché di DOC, si tratta dello stile di carattere ossessivo-compulsivo. In tali ultimi casi il ruolo della farmacoterapia è secondario rispetto alla psicoterapia la quale può essere indispensabile nel trattamento, e, se si trattasse del suo caso, forse fra tutte le problematiche degli ultimi mesi ne avete un po' dimenticato e non avete ancora fatto fruttare il metodo psicoterapeutico al massimo delle sue potenzialità.

Quale di queste situazioni corrisponde alla Sua non si può sapere via internet, ma può essere opportuno valutarlo con il Suo specialista. Comunque, come vede, le prospettive possono non essere così drammatiche.

un saluto,
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#7]  
Dr. Vassilis Martiadis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
8% attualità
20% socialità
NAPOLI (NA)
FORMIA (LT)

Rank MI+ 84
Iscritto dal 2007
Gentile utente,
se la diagnosi è di Disturbo Ossessivo-Compulsivo, il peggioramento dei sintomi che sperimenta con la sospensione è correlato alla natura del disturbo, che spesso si giova di una terapia cronica. Se lo specialista si è già espresso a favore del prosieguo della terapia e il farmaco è efficace e ben tollerato, dove sta il problema?
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#8] dopo  
Utente 225XXX

Dr. Alex Aleksey Gukov
tale proplema di doc non si era mai presentato fino alla scorsa estate quando un'insegnante di pensiero positivo mi ha messo le mani addosso dicendomi che io soffrivo di tensioni interne e che doveva sbloccarmi i chakra PER FARMI STAR MEGLIO.
dovevo fare nove incontri da questa persona ma dopo il secondo in me ha iniziato tutta una confusione mentale e un stato depressivo da far spavento e incontrollabile.
Da è iniziata la mia confusione mentale su certi punti fermi della mia vita..
lavore e ragazza.
sono tornato dii corsa dal mio psichiatra e aumentando il dosaggio tuttosi è rimesso in careggiata, non le nego che a volte i pensieri tornano ovviamente in maniera meno ossessiva,crede che questi con il tempo possano andarsene totalmente?
con il mio psichiatra abbiamo parlato, e dobbiamo mantenere la dose a 20 gocce finche' non mi dirà lui di diminuire.
ovviamente mi rincuora il fatto che ci possano essere dei farmaci sostitutivi per l'eventuale sospensione, che ovviamente valutero' con il mio psichiatra.
ammetto pero' che anni fa avevo provato a sospenderlo ma il mio psichiatra non mi aveva dato dei farmaci sostitutivi, ma solamente delle gocce d'erboristeria.
mi puo' chiarire meglio la sua frase che riporto di seguito:
Infine, ci sono i casi nei quali, anziché di DOC, si tratta dello stile di carattere ossessivo-compulsivo.
se ha qualcosa da aggiungere ora che le ho descritto un po' meglio il tutto le sarei davvero grato.
Buona giornata e buon lavoro.

[#9] dopo  
Utente 225XXX

Dr. Vassilis Martiadis,
cosa intende per terapia cronica?
La mia paura è che con il passare del tempo il farmaco possa farmi male da altre parti,che provochi assuefazione e che debba aumentarne sempre piu' la dose..
ovviamente se necessario bisogna prenderlo pero' ho sempre queste paure.
La ringrazio comunque per la sua disponibilità.
Buona giornata e buon lavoro

[#10]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

Referente scientifico Referente Scientifico
28% attività
20% attualità
20% socialità
()

Rank MI+ 68
Iscritto dal 2010
"Infine, ci sono i casi nei quali, anziché di DOC, si tratta dello stile di carattere ossessivo-compulsivo"

Cerco di chiarirlo. La modalità di funzionamento "ossessivo" (usiamo ora il termine nel significato popolare) non è propria solo delle malattie come il DOC, ma è anche potenzialmente presente nel funzionamento mentale normale, ma in modo più adattivo, sfruttato cioè a beneficio dell'organismo. Ciascuno di noi ha questo meccanismo in potenziale, ma per alcune persone diventa la modalità principale di affrontare le scelte, le decisioni, gli eventi, lo stress, la usano a scapito delle altre modalità. In tal modo il meccanismo può non essere più adattivo.

In questi casi non si tratta solo del funzionamento mentale "ossessivo", ma di tutta l'organizzazione e degli abitudini mentali e comportamentali della persona che dipendono sia dai fattori ereditari che dalle esperienze di vita e che fanno sì che la modalità "ossessiva" sia adottata come quella che apparentemente permette a sopravvivere (ovviamente, con i propri "costi", "svantaggi", "invalidità"). Tali persone però possono non sentire nemmeno di esserne disturbate e, quando si sentono a disagio, non danno colpa a tali proprie modalità, perché sono ormai la loro "seconda natura". E' anche discutibile se si tratta di una malattia o di una variante di carattere. Eviterei di parlarne però come di un "soltanto problema psicologico", perché in tal modo lo si banalizza e lo si minimizza, e perché in realtà, come in tutto, sono coinvolti anche i meccanismi biologici.

La gravità di tale fenomeno può essere però molto diversa. Ci sono dei casi nei quali la persona patisce di più tali tratti del proprio carattere o gli stati psico-emotivi ai quali tali loro tendenze portano che possono essere davvero invalidanti (per la persona o/e per gli altri). E in questi casi è lecito parlare di una malattia.

La cura può essere diversa rispetto al DOC in alcuni aspetti, in particolare va data attenzione alla psicoterapia e alle eventuali altre malattie psichiche concomitanti, a "prendere" quali la persona con tale carattere può essere più suscettibile. Il tipo della psicoterapia deve essere scelto e portato avanti correttamente, perché tali persone ne sono spesso ipersensibili (non sempre nel senso positivo) e spesso apparentemente resistenti alla psicoterapia. Ciò nonostante, secondo il mio parere, la psicoterapia è la cura più risolutiva, ma deve essere fatta in modo corretto. Siccome si tratta di un "disturbo di carattere", i progressi attesi della psicoterapia non vanno intesi come la sola correzione della modalità "ossessiva" (le radici del problema sono più profondi) e neanche come il cambiamento completo del carattere (il quale magari serve), ma come un funzionamento più flessibile e l'uso più adattivo dello stesso potenziale "ossessivo".

Questa descrizione può essere un po' reduttiva oppure speculativa, ma il mio obbiettivo è stato di renderla soprattutto comprensibile. Non è la descrizione del Suo caso. Se lo può essere, è da valutare assieme con i Suoi curanti.

Il DOC è un fenomeno diverso, con prognosi diversa, e ci sono forme diverse anche del DOC, ma nel contesto di questo consulto e a scopo di maggior chiarezza, può essere visto sulla stessa linea continua, dove la modalità "ossessiva" cambia nelle sue sfumature.
.
Dr. Alex Aleksey Gukov