Utente 246XXX
Buonasera a tutti porgo le mie scuse se non saprò utilizzare questo mezzo di comunicazione adeguatamente,ma mi pare questa la sezione più adeguata per esprimere le mie perplessità.
Sono il padre di due ragazze rispettivamente di 15 e 18 anni. Gli atteggiamenti che più mi preoccupano sono quelli della minore ,che sembra quasi sopraffatta da un'infinità di paure e fobie che a mio parere sono prive di ogni logica. Giusto per elencarne qualcuna. Mia figlia da circa 6 mesi ha paura dell'acqua da bere. Questa paura ha portato a 2 ricoveri per disidratazione. Successivamente al ricovero subentra l'agofobia, grazie alla quale non riusciamo a sottoporla ad un prelievo necessario e urgente da circa 3 mesi. Ovviamente il consiglio del medico di famiglia è quello di rivolgersi ad uno psichiatra;ipotesi che mia figlia non vuole neanche sentire. Sembra quasi che abbia paura anche dello psichiatra,appartenente alla tanto odiata categoria : medici. Queste sono solo alcune delle tante fobie,ma che io ritengo più gravi. Prima di tutto perchè necessita assolutamente del prelievo e poi perchè ritengo che queste fobie le stiano rovinando la vita. Cosa devo fare come padre per far si che accetti l'aiuto di un medico? come aiutarla a sconfiggere queste fobie?
Cordiali saluti

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente

Lo specialista di riferimento per pazienti sotto i 18 anni è il neuropsichiatra infantile.

Durante i ricoveri non sono state richieste consulenze neuropsichiatriche per sua figlia, visto il motivo delle patologie?
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[#2]  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,

di per sè la situazione è favorevole, nel senso che fino ai 18 anni compiuti la responsabilità legale di qualsiasi intervento medico è del genitore.

Pertanto è ovvio che il consenso alle cure è auspicabile sia condiviso anche da sua figlia ma di per sè non è necessario che vi sia il suo consenso.

E come già suggerito dal collega potrebbe richiedere una consulenza neuropsichiatrica per valutare in modo approfondito la situazione psicopatologica di sua figlia.
Cordialmente
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[#3] dopo  
Utente 246XXX

Ringrazioe per le risposte.
Non mi è stato consigliato niente,tranne una consulenza psichiatrica dal medico di famiglia. Capisco che non sia necessario il suo consenso,ma come fare ad imporsi per far si che faccia il prelievo da un punto di vista "fisico"? non so come muovermi.

[#4]  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,

lei può tranquillamente chiedere una consulenza neuropsichiatrica facendo eventualmente mediare tale richiesta dal medico di base.

Ovviamente l'alternativa è anche una consulenza psichiatrica, anche se di per sè non è una competenza specifica.
Cordialmente
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[#5] dopo  
Utente 246XXX

La ringrazio per l'indicazione,posso quindi richiedere la consulenza di un neuropsichiatra? e come muovermi se non dovessi trovare in questo il consenso di mia figlia?
Preciso che non riesco neanche a capire da dove provengano queste sue fobie,nonostante abbia scavato a lungo nel passato.

[#6]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signore, scusi se quello che dirò le sembrerà un po' brusco, ma, come ha accennato un collega, la responsabilità di curare i minori ricade sui genitori, e tocca a loro quindi pensarci e orgaizzarsi. In genere, nella mia esperienza, la difficoltà di portare un figlio adolescente dallo specialista (neuropsichiatra infantile, perchè ha la 'competenza' legale fino ai diciotto anni) è di solito dei genitori, che per qualche motivo non sono abbastanza convinti. Comunque è chiaro che va cercata possibilmente la collaborazione del minore, ma non è raro che questi si rifiuti e che i genitori non sappiano che pesci pigliare. E' consigliabile allora chiedere consiglio sul come fare allo specialista cui si vuole rivolgersi, ricordandosi che in caso di necessità, anche solo di fare una diagnosi, la legge fornisce gli strumenti necessari del 'Accertamento sanitario obbligatorio' e del 'Trattamento sanitario obbligatorio'. In effetti io non mi sono mai trovato a doverlo utilizzare: di solito il solo farlo conoscere è sempre servito a far trovare ai genitori il modo di portare il/la figlio/a, qualche volta anche 'di peso' letteralmente. Di solito una volta 'entrati' nella stanza di consultazione', si riesce poi a trovare la strada per avere la collaborazione anche del minore.
Cordialmente
drGBenedetti
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#7] dopo  
Utente 246XXX

Ringrazio per le risposte in particolare al dr.Gianmaria Benedetti. Noi non abbiamo ancora contattato alcun medico e quindi non credo possa essere applicato il trattamento sanitario obbligatorio.
Lei ritiene che io possa portarla fuori casa con una scusa per poi accompagnarla da uno specialista?
E se la ragazza non dovesse collaborare neanche in presenza di uno specialisa?
Cordiali saluti

[#8]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Quello che chiede non sarebbe lecito.

Deve informare sua figlia della sua volontà a farla visitare da uno specialista in quanto la situazione le desta preoccupazione.

Il trattamento sanitario obbligatorio non è una alternativa applicabile.
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[#9]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Forse le notizie che ha dato nel primo post sono un po' scarne: si rischia di mettere il carro davanti ai buoi. Potrebbe descrivere un po' più ampiamente la situazione, sia familiare che individuale, pur salvaguardando la privacy? Può darsi che troviamo una via d'uscita dall'impasse in cui sembra trovarsi.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#10] dopo  
Utente 246XXX

Cercherò di descrivere la situazione in maniera più dettagliata.
Dal medico di famiglia mi è stato consigliato di indagare all'interno della famiglia : da un punto di vista famigliare posso dirle a grandi linee che si vive in un contesto tranquillo. L'unico grande trauma che la ragazza può aver subito riguarda la perdita di un fratello 11 anni fa e quindi quando aveva appena 4 anni.Non ha mai manifestato però particolari problemi a causa di questa perdita. Posso assicurarle che sino ad ora la ragazza ha vissuto serenamente. 6 mesi fa sono iniziate le fobie. Prima dell'acqua da bere,poi l'agofobia e l'agorafobia. La ragazza ha sempre avuto molte amicizie e ha sempre avuto un ottimo rendimento a scuola,peggiorato drasticamente nell'ultimo periodo. Sia io che la madre abbiamo provato a capire se fosse una reazione molto tardiva alla morte del fratello,ma non sembra essere questo il problema. Non affronta neanche l'argomento.
Chieda se ha bisogno di altre informazioni.
La ringrazio molto siamo disperati.

[#11]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Io non so cosa Lei intende per 'fobie'.
Mi descriva le cose che succedono, quello che vede Lei. Le chiedo di descrivere la situazione con le sue parole, come è cominciata, com'è adesso....
6 mesi fa vuol dire ottobre? Poco dopo il rientro dalle vacanze? Come sono andate? C'è stato qualche avvenimento, a lei o familiari? Diceva di essere preoccupato anche per la sorella maggiore, mi sembra...
E' alle superiori? che classe? Ci sono stati episodi di bullismo?
Non giudichi Lei quello che è tranquillo o meno, mi descriva quello che potete vedere o notare o ricordare...
MI sembra di capire che c'è stato un cambiamento nelle uscite, nelle attività, sia scolastiche che extra, nel comportamento in casa...
Come è morto il fratello? La famiglia ha superato il lutto?
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#12]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

non vi può essere correlazione tra la morte del fratello ed i sintomi attuali.

La situazione è piuttosto complessa per essere discussa on line, mentre è possibile che sia lei che sua moglie possiate chiedere incontri con un neuropsichiatra infantile (competente per età) per un periodo iniziale fino a quando sua figlia non possa avere accesso volontario all'osservazione dello stesso.

In questo modo, può discutere di numerosi temi e far valutare condizioni recenti e meno recenti direttamente dallo specialista.
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[#13] dopo  
Utente 246XXX

La ringrazio Dr. Ruggiero per la risposta.
Dr. Gianmaria Benedetti,chiedo scusa per la superficialità con la quale ho risposto precedentemente,ma non capivo bene a cosa facesse riferimento.
Premesso che con fobie intendo una sorta di -grande intolleranza-. Come forse ricorderà infatti ho fatto riferimento alla fobia dell'acqua,arrivata ad un punto tale da condurci per ben due volte in ospedale. Ricordo esattamente la data che ha segnato l'inizo di questo "periodo",esattamente il 23 settembre,una decina di giorni dopo l'inizio della scuola. Abbiamo passato agosto all'estero da parenti,mentre per quanto riguarda giugno,luglio e settembre le ragazze e mia moglie sono state in una casa in cui siamo soliti trascorrere l'estate da circa 8 anni. Io le raggiungevo il pomeriggio o in serata a causa del lavoro. Per quello che ho visto e secondo quanto mi ha confermato anche mia moglie l'estate è trascorsa regolarmente. La ragazza non ha mostrato nessun segno di insofferenza,ha legato con alcune amiche della zona,ha seguito le lezioni di tennis,svolto il lavoro assegnato dagli insegnanti a scuola e nel restate tempo si è dedicata a tv computer e via discorrendo. Non c'è stato nessun evento particolare ne per quanto riguarda lei ne familiari.
Il cambiamento repentino è avvenuto come detto sopra il 23 settembre,poco prima di accompagnarla in piscina per trascorrere la giornata con le amiche. Si è immediatamente rifiutata ed è diventata scontrosa con chiunque. Abbiamo notato nei giorni subito successivi che non toccava l'acqua,non rivolgeva la parola e non riusciva a concentrarsi nello svolgimento dei compiti. La ragazza frequenta il 2 anno al classico (è anticipataria di 1 mese e quindi dovrebbe essere al primo) ed è improvvisamente dalla ragazza serena e sorridente qual'era ha iniziato a non bere,rispondere male (quando parlava) il rendimento rispetto all'anno precedente è calato drasticamente e non l'abbiamo più vista rapportarsi con le amiche o in genere con i coetanei. All'interno del liceo non c'è mai stato,per quanto io sappia,un caso di bullismo essendo prevalentemente una scuola "femminile".
Il fratello è morto in un incidente stradale nel gennaio 2001 a 19 anni. Il rapporto che avevano era molto intenso,stretto. Alla morte del fratello la ragazzina mostrò un iniziale smarrimento,essendo lui uno dei suoi punti di riferimento. Al momento facemmo però quello che ritenevamo più opportuno. Le concedemmo il tempo necessario per elaborare,poi iniziammo a trasmetterle quelle certezze che forse neanche noi avevamo ancora. Il fatto che lui fosse ugualmente vicino la rassicurava. Fino ai 7 anni ha portato disegni al cimitero per il fratello,come se volesse renderlo partecipe. Nella nostra casa non è mai stato un tabù questo argomento; quando ne aveva voglia lo ricordavamo,a volte piangendo,a volte serenamente. Verso i 9 anni ha poi smesso di chiedere,di interessarsi. Come se l'avesse dimenticato o volutamente rimosso. E' inutile che sia io a dirle che un genitore non supera ne accetta mai la morte di un figlio,ma quello che posso dirle è che le ragazze non hanno mai dovuto "sopportare" il nostro dolore.
In ultimo,quando facevo riferimento all'altra figlia; la seconda forse perchè più grande quando è avvenuto l'incidente ha invece avuto più difficoltà a superare il lutto,il distacco. Sembra che attualmente però la cosa sia migliorata.
Cordiali saluti,le sono molto grato per l'interessamento.

[#14]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,


Traspare qualche problema rispetto al lutto ma non necessariamente sua figlia deve per forza avere delle conseguenze da quello, a meno che lo stesso non sia la rappresentazione di una condizione non risolta da parte dei genitori che, in qualche modo, possono trasmettere il sentimento di perdita in modo evidente.

Tutto il resto nelle descrizioni, può far maggiormente considerare una problematica regolata da illogicità nella reazione e, pertanto, degna di attenzione clinica diretta, anche piuttosto urgente.

Ribadisco, che sarebbe utile che per primi voi genitori vi rivolgiate direttamente ad un neuropsichiatra infantile in modo da poter trovare la strategia più adatta per poter sottoporre sua figlia a visita senza l'istituzione di traumi personali e/o familiari.
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[#15]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non è 'interessamento': è la mia modalità di rispondere ai consulti. Cerco di capire di cosa si tratta, e per questo ho bisogno di informazioni. Tuttora non ho ben chiaro cosa sono queste che lei chiama fobie. Le paure sono un conto, le fobie un'altro. E' più utile descrivere i comportamenti che usare termini tecnici, altrimenti si può ingenerare confusione e fraintesi. Non ho capito com'è il suo comportamento attuale, in generale, se dorme, se mangia, come passa le giornate, come si comporta a scuola, se ha 'stranezze' ecc. La paura degli aghi, dei medici (?!? come mai? anche in passato?), di uscire di casa, di andare a scuola , dell'acqua (solo per bere, o anche lavarsi, ecc: non beve nemmeno Coca Cola, ecc?). Come fa a bere, quindi? Per mangiare, dormire, come va? L'atteggiamento verso i genitori, la sorella, ecc?
Qual è stato l'esito del ricovero in ospedale? Non hanno chiesto una consulenza npi?

Mi sembra comunque che sia sicuramente da capire cosa sta passando la ragazza, se una crisi adolescenziale o cos'altro. Con qualche informazione e descrizione in più del comportamento qui si può fare qualche ipotesi, ma ovviamente per valutare il suo stato mentale occorre una visita diretta. E' un po' strano che come genitori non possiate superare la sua opposizione, a quindici anni. Succede anche per altre cose, che so, uscite, orari,computer, ecc? Che dice la sorella?
Com'è la situazione familiare? con due figlie adolescenti non deve essere troppo facile, specie con il trauma subito.

A volte i ragazzi accettano meglio di vedere uno psichiatra (infantile) se insieme a tutta la famiglia, perchè forse il loro comportamento è espressione di una difficoltà della famiglia con figli adolescenti a trovare un nuovo assetto. Può darsi che nel vostro caso la perdita tragica del primo figlio abbia favorito una situazione un po' bloccata, che ora non si adatta facilmente alla nuova fase. Anche le famiglie hanno un'evoluzione, delle difficoltà, specie dopo certi traumi, e possono 'bloccarsi'. Spesso i comportamenti alterati dei figli sono un sintomo di quelle difficoltà. Almeno a mio modo di vedere. In questi casi è utile appunto vedere tutta la famiglia, e a volte i figli collaborano in modo imprevedibile.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#16] dopo  
Utente 246XXX

La fobia degli aghi è subentrata subito dopo i ricoveri,così come quella dei medici. In passato non ha mai manifestato insofferenza verso i medici,mai avuta paura in precedenza. Forse non sono stato abbastanza chiaro. La ragazza non beve acqua ( solo l'acqua e solo da bere. Beve invece coca cola o succhi etc) neanche se sotto costrizione o minaccia,così come l'uscire o il rapportarsi con coetanei.Si rifiuta sino alle lacrime,sbatte i piedi,si accovaccia in un angolo e respira a fatica. Per quanto riguarda il cibo non ha problemi,mangia poco ma sufficientemente. La notte si addormenta verso l'una ma va a letto alle 11 perchè io e mia moglie le abbiamo imposto quell'orario. Per quanto riguarda le imposizioni sugli orari per il computer o la televisione non troviamo particolari difficoltà. Spegnerle la televisione e sottrarle il telecomando è molto più semplice,anche se spesso scateniamo la sua reazione di chiusura totale. La sorella ci discute spesso,dandole della "pazza" e accusandola di turbare la tranquillità familiare,ma non ha mai affrontato l'argomento con noi,probabilmente non le interessa abbastanza.
Non sono un medico e perciò è probabile che stia sbagliando a definirle fobie,ma per le mie (seppur modeste) conoscenze sono portato a pensare che una persona che si comporta come mia figlia non abbia -solo-paura. Personalmente ho molto timore(paura) quando mia figlia maggiore guida;ma questo non vuol dire che le impedisco di farlo condizionandone la libertà. Penso che sia questa la differenza tra paura e fobia ma ribadisco è probabile che stia sbagliando.

[#17]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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L'unico modo per sapere effettivamente se sono fobie è quello di passare dal virtuale al reale attraverso un contatto come le ho già indicato.
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[#18]  
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[#19]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non voglio irritarla, ma se Lei usa termini tecnici può indurre in errore, perchè non è chiaro se riporta giudizi o diagnosi di altri (competenti) o no: in quest'ultimo caso può sbagliare,e indurre in errori di valutazione.
Quindi il rifiuto (per ora lo chiamerei così) non è per tutte le bevande, ma solo per l'acqua. Quella del rubinetto, quella minerale, gassata, naturale?... Chiedo questo perchè potrebbe temere che l'acqua è avvelenata o sporca, o che le bollicine le gonfiano la pancia, ecc.
(ma come ha fatto a andare in 'disidratazione' se beveva altri liquidi? La diagnosi e la lettera di dimissione cosa dicono?
Quanto al rifiuto di uscire di casa: come fa a andare a scuola? e a tornare?. per il resto non esce?, nè da sola nè con voi o sorella? Dice qualche cosa dei motivi per cui fa così?

Non le faccio queste domande per contraddirla, ma per capire il quadro: gliele farei anche in una visita diretta, per avere un'idea del comportamento con voi. Per qualche motivo, sarà demerito mio, le informazioni che finora ha dato non mi aiutano a vedere meglio la situazione e a fare ipotesi sullo stato della ragazza.

Non è obbligato a rispondermi, comunque. Il dottor Ruggiero ha già spiegato a iosa che per una diagnosi e indicazioni ci vuole la visita diretta. Qui si può solo cercare di esplorare di più la situazione. Per affrontare il rifiuto della ragazza a un visita può chiedere istruzioni allo specialista cui si riferirà.
Cordialmete
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#20] dopo  
Utente 246XXX

Ho capito,cercherò di non utilizzare nessun termine tecnico.
Il rifiuto per l'acqua riguarda acqua minerale e naturale (in bottiglia) e acqua del rubinetto. La disidratazione è stata causata dal fatto che per il periodo iniziale non ha assunto nessun liquido,successivamente al ricovero io e mia moglie abbiamo iniziato a proporle le bevande precedentemente elencate,che ha assunto sino a quando non si è bloccata nuovamente rifiutando anche quelle (secondo ricovero). Per quanto riguarda il rifiuto di uscire di casa; il periodo in cui ha avuto maggiore "timore" non è andata a scuola,rifiutandosi categoricamente. Quando il timore è in un certo senso diminuito ha iniziato ad accettare di uscire,solo in compagnia di mia moglie e per poco tempo. Gradualmente ha ripreso a frequentare la scuola (la scuola ha proposto lo -sportello dello psicologo-ma la ragazza ha rifiutato).
La risposta al nostro cercare di capire è "lasciatemi stare" "ho paura" .
Mi metterò in contatto con uno specialista come consgliato da voi.

[#21]  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,

il nostro intento è proprio quello di darle un contributo a risolvere (ed in prima battuta ad affrontare) i problemi di sua figlia.

E' decisamente a questo punto ottima la scelta di rivolgersi presso uno specialista e, qualora lo desideri, farci successivamente sapere gli esiti della cura.
Cordialmente
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