Utente 158XXX
Salve, negli ultimi periodi soffro di forte ansia e paura di vomitare (argomento già trattato in precedenza) e sento sempre la necessità di dover ruttare, e dalla paura di vomitare lo blocco e devo passeggiare e aiutarmi con una bibita gasata, una sigaretta ecc... per potermi tranquillizzare e ruttare. Non capisco come mai! Sono seguita da una psicologa ma non riusciamo a trovare la causa del problema. Ho fatto più di una visita psichiatrica dove mi hanno consigliato ansiolitici e antidepressivi come pasaden, lexotan, tavor, ora non so più a quale io debba fare affidamento in quanto ognuno mi ha prescritto un farmaco diverso.. qual'è migliore per il mio problema? e può aiutarmi a togliere questo pensiero fisso di dover ruttare?
grazie in attesa... spero in una risposta alle mie domande cordialità

[#1]  
Dr. Vassilis Martiadis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
8% attualità
20% socialità
NAPOLI (NA)
FORMIA (LT)

Rank MI+ 84
Iscritto dal 2007
Prenota una visita specialistica
I farmaci che lei cita sono ansiolitici, non antidepressivi. Per comprendere quale terapia occorra, é necessaria innanzitutto una diagnosi. É stata formulata una diagnosi per il suo problema?
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#2]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
ALESSANDRIA (AL)
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)
PISA (PI)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile utente,

Non si capisce però una cosa. Se ha ricevuto pareri diversi perché non ha intrapreso nessuna cura ? Non esiste risposta a quale cura sia la migliore, è una domanda malposta. Probabilmente questa moltiplicazione delle richieste senza poi la prova della terapia prescritta rientra nel tipo di problema, cioè nell'eccesso di dubbio e di pensiero che la spinge a cercare un perché anziché una soluzione, oppure che la porta a voler sapere prima quale sia la migliore senza provarne alcuna.

I farmaci che cita però sono tutti ansiolitici, nessun antidepressivo. Se non ha ricevuto né diagnosi, né un farmaco di fondo (cioè non un ansiolitico sintomatico) ha senso chiedere un parere psichiatrico, altrimenti deve semplicemente far riferimento ad un medico di sua scelta che già le ha indicato cosa assumere, e naturalmente rivedendolo o restandoci in contatto perché segua l'andamento della sua cura.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#3] dopo  
Utente 158XXX

Scusatemi, probabilmente non mi sono spiegata bene. Sono andata da una psichiatra che in una sola seduta, dove ero comunque agitata (come tutti gli esseri umani che vanno a fare una visita) la sua diagnosi è stata forte ansia e disturbo ossessivo compulsivo, mi ha prescritto 10 gocce di pasaden mattino e sera, tavor e un antidepressivo di cui non ricordo il nome per un anno, (ha associato ansiolitico/antidepressivo dicendo che insieme si guarisce meglio e più in fretta) in pratica mi ha "seduta"...altri psichiatri li ho sentiti telefonicamente per un consulto veloce alcuni hanno confermato il pasaden ma 5 gocce altri tavor o lexotan, dicendomi che l'antidepressivo a 23 anni non era necessario, si poteva provare a guarire il problema cominciando con un ansiolitico poi eventualmente si valutavano i miglioramenti. Sono 9 mesi che soffro di questo disturbo e sinceramente sono un pò contro i farmaci avrei voluto "guarire" con l'aiuto di me stessa e della psicologa ma probabilmente non basta (in questo periodo ho visto dei miglioramenti, da sola e con l'aiuto dei fiori di bach, valeriana, melatonina, molto leggera come cura, e pare mi abbia aiutata a migliorare un pò... di conseguenza penso che l'antidepressivo sia esagerato mentre un ansiolitico per aiutarmi a guarire completamente ora sia arrivato il momento necessario per prenderlo, ma quale? ora sono confusa, vorrei qualcosa di mirato ma che non mi intontisca da non riuscire a svolgere la quotidianità come con 10 gocce di pasaden poi tutti i giorni. grazie





















[#4]  
Dr. Vassilis Martiadis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
8% attualità
20% socialità
NAPOLI (NA)
FORMIA (LT)

Rank MI+ 84
Iscritto dal 2007
L'ansiolitico non guarisce un disturbo ossessivo. Ad ogni modo, se ritiene di aver bisogno di una terapia farmacologica deve consultare uno specialista in maniera diretta. Brevi consultazioni telefoniche e ancora meno consulti online, non consentono di effettuare valutazioni sulle quali sia possibile prescrivere una terapia farmacologica.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#5] dopo  
Utente 158XXX

Sono d'accordo.... quindi solamente un ansiolitico non basta per togliere i pensieri fissi, le ossessioni nel mio caso di dover ruttare, anche se ormai è diventata un'abitudine probabilmente.
Perchè il mio disturbo viene chiamato ossessivo compulsivo potete spiegarmi nel mio caso specifico perchè viene intesa come un'ossessione compulsiva, la spiegazione generica l'ho letta su libri e internet ma nel mio caso non capisco perchè viene vista doc grazie

[#6] dopo  
Utente 158XXX

Sono d'accordo.... quindi solamente un ansiolitico non basta per togliere i pensieri fissi, le ossessioni nel mio caso di dover ruttare, anche se ormai è diventata un'abitudine probabilmente.
Perchè il mio disturbo viene chiamato ossessivo compulsivo potete spiegarmi nel mio caso specifico perchè viene intesa come un'ossessione compulsiva, la spiegazione generica l'ho letta su libri e internet ma nel mio caso non capisco perchè viene vista doc grazie

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
ALESSANDRIA (AL)
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)
PISA (PI)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile utente,

Nel doc si intende come ossessione un pensiero che ricorre automaticamente, e genera quindi la necessità di una risposta per spengerlo o per elaborarlo. Può essere un comportamento, un'azione, un pensiero. Nel caso delle ossessioni corporee, l'attenzione ad una funzione (es. deglutizione) può generare la compulsione a deglutire in maniera controllata. Nel tempo la persone presenterà la situazione come "difficoltà a deglutire che genera un'ossessione" anziché come "ossessione che genera compulsione a deglutire", per cui il pnuto di vista tende a capovolgersi, e questo per effetto del disturbo, che spinge a proporre la questione anche al medico come se dovesse trovare una soluzione "migliore" della compulsione a ciò di cui si ha timore (timore di avere problemi a deglutire, ad esempio, deglutire in maniera controllata non funziona, in teoria il medico dovrebbe trovare una soluzione al problema di deglutizione).
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#8] dopo  
Utente 158XXX

Grazie Dott. Pacini, facendo l'esempio sul mio caso specifico basandomi sulla sua risposta: (mi dica se è corretto).....
(Nel doc si intende come ossessione un pensiero che ricorre automaticamente, e genera quindi la necessità di una risposta per spegnerlo o per elaborarlo) Quindi nel mio caso il pensiero ossessivo è quello di dover "ruttare" che genera un comportamento per spegnerlo o per elaborarlo, quale bere una bibita gasata, fumare una sigaretta o mangiare una caramella selz digestiva. Il pensiero crea quindi difficoltà a ruttare che nel tempo diventa un'ossessione o comunque ormai un'abitudine in quanto aiutandomi bevendo una bibita gasata alla fine riesco a ruttare ma rimane la fissazione successivamente durante la giornata di dover ruttare ancora. (timore di non riuscire a "ruttare" e di conseguenza paura di vomitare". PENSIERO OSSESSIVO (che può essere sia il rutto, che la paura di vomitare) CHE GENERA UN SINTOMO "il rutto".
In questo caso il medico deve trovare una soluzione prima al problema/sintomo quindi il rutto e poi eventualmente affrontare la paura che comunque l'ha generato, quale la paura di vomitare. Dico bene Dott. Pacini? grazie mille aspetto una cortese conferma e risposta

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
ALESSANDRIA (AL)
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)
PISA (PI)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile utente,

Qualche correzione. Il pensiero non genera difficoltà a ruttare, genera il bisogno di farlo o di controllare che tutto sia a posto facendolo. Il sintomo generato dal pensiero non è il rutto ma il ruttare, nel senso che è un comportamento, di per sé fisiologico, la cui anomalia è il modo in cui viene praticato (per spengere l'ossessione).

Se si tratta di un doc il meccanismo è più o meno questo.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#10] dopo  
Utente 158XXX

Grazie mille, gentilissimo e risposta chiarissima. Lei non ha idea di quanto mi sia stato di aiuto capire finalmente il meccanismo doc. Le pongo l'ultima domanda sperando di non apparire noiosa ma dopo nove mesi passati a "star male" ora voglio "guarire".
Se il mio problema psicologico fosse un meccanismo doc come devo fare per risolverlo, nel senso quale terapia a grandi linee la mia psicologa dovrebbe applicare per aiutarmi, per capire se stiamo seguendo la strada giusta e se posso evitare ogni tipo di farmaco data la mia età 23 anni. Su cosa deve lavorare sul passato e situazioni di non accettazione che possono aver generato il tutto cercando la motivazione, oppure semplicemente sul bisogno di ruttare. GRAZIEEEEEEEEEEEE :-)

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
ALESSANDRIA (AL)
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)
PISA (PI)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile utente,

A 23 così come a qualsiasi altra età ci si cura. A nessuna età si fa in modo di evitare ogni tipo di farmaco, è un discorso insensato in partenza.
Lo psichiatra che un tempo la visità disse giustamente che avrebbe usato un farmaco antidepressivo (in questa categoria infatti rientrano i farmaci che si usano sul doc).
Il doc è un disturbo curabile farmacologica e con terapie psicologiche (non una psicoterapia in generale, quella comportamentale). Son entrambe terapie biologiche, agiscono sul cervello.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it