Ricovero oppure farla finita?

Ieri sono andato all'ospedale della mia città con l'intenzione di farla finita. Casualmente ho visto che c'era il reparto psichiatria. Non avendo avuto il coraggio allora ho deciso di chiedere se potevo essere ricoverato.
Mi hanno però rimandato a lunedì perchè sabato pomeriggio era chiuso.
Avrei potuto anche chiedere una consulenza psichiatrica al pronto soccorso, ma sinceramente vedere tutte quelle persone in sala d'attesa mi ha inibito. Perchè non mi andava che ascoltavano che volevo farla finita e che avevo bisogno di uno psichiatra.

Comunque poi rileggendo su internet, ho saputo che in questa struttura (immagino anche in altre) non permettono l'uso dei telefoni, del pc, della tv, della radio, degli accendini. In pratica non si può far nulla.
Allora mi domando come passerò il tempo lì dentro?

Forse non è la soluzione quella del ricovero. Sarei disposto anche a sottopormi ad una cura farmacologica, però è inutile se poi non so come passare le giornate. Perchè sarei comunque apatico.

Il mio problema è che sono esausto del lavoro. Ieri e oggi non ci sono andato senza neanche avvisare. Molto presto la mia famiglia lo verrà a sapere, e siccome non capisce quanto io soffra per il lavoro, allora mi giudicherà male e forse si arrabbieranno anche.

Sono già diverse notti che sogno di morire. Questa notte ho sognato di salire su un palazzo abbandonato con l'intento di lanciarmi. Ieri notte ho sognato di trovarmi su una specie di nave che volava, e c'erano insieme a me anche altre persone. Una ragazza si è lanciata, e vagamente mi sembra di ricordare che anche un ragazzo si è lanciato. Io invece ero rimasto lì, perchè volevo prima far sparire il pc, prima di buttarmi. Non volevo che rimanesse traccia di me.

Adesso invece non mi importa nulla del pc. Vorrei solo trovare il coraggio di farla finita.

Ho bisogno di aiuto, e me ne rendo conto. Ma l'aiuto che mi viene proposto non va bene. Non è giusto privarmi del pc, della televisione, della musica.
Queste sono le uniche cose che mi mantengono vivo. Senza mi sento apatico.
Non è questo l'aiuto che cerco.

Sono disperato
[#1]
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.5k 990 248
"Sarei disposto anche a sottopormi ad una cura farmacologica, però è inutile se poi non so come passare le giornate. Perchè sarei comunque apatico."

Questo discorso non ha senso. La cura farmacologica a cosa dovrebbe servire se non a farla stare diversamente ?

Considerazione sul ricovero: se si ricovera in un reparto chiuso di psichiatria, cosa che nessuno ha ancora deciso, non è che funziona "a richiesta", lo decide il medico e non è detto che ci siano sempre posti; comunque dicevo se si ricovera in un ambiente così è chiaro che è una sorta di ambiente privo della maggior parte di oggetti, per evitare che siano usati come armi, siano danneggiate o producano danni accidentali.

L'impostazione di una cura per un problema, mettiamo che sia, di umore richiede un certo tempo, e poi naturalmente va verificato se funziona, qualche settimana diciamo, per cui non è detto che sia necessario un ricovero e che debba essere lungo per l'inizio di una cura.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

[#2]
dopo
Attivo dal 2014 al 2016
Ex utente
Grazie per la risposta.

Sarò sincero e dirò quello che penso senza offendere nessuno.
Non è così che si aiuta una persona che si sente disperata.
Il mio potrebbe anche essere disturbo bipolare forse, ovviamente ci vorrebbe una diagnosi per stabilirlo, ma ipotizzando comunque che sia bipolare non basta una cura farmacologica seguita da psicoterapia.

Ho bisogno di supporto psicologico, di comprensione. Tutto quello che mi sono sentito dire ogni volta che provavo a manifestare i miei disagi alla mia famiglia è che la vita è fatta di sacrifici, e bisogna affrontarli.
Invece quando ho chiesto aiuto, spesso, agli specialisti di igene mentale mi è sempre stato detto di curarmi attraverso la psicoterapia oppure attraverso una cura farmacologica.

Quello che cerco di dire, è che a me non sembra così facile. Mi vengono sempre proposte soluzioni che per me sono scontate, e che non mirano ad aiutarmi o a risollevarmi dalla mia situazione.

Il punto della questione è che non so più come sopravvivere, perchè a vivere ormai ci avevo rinunciato da tempo.
Se sono a rischio sopravvivenza non mi sembra opportuno dirmi di curare i miei problemi di salute.

Io ho fatto di tutto per cercare di far capire alle persone con cui mi sono relazionato, che così non va bene. Non va bene per nessuno, non solo per me. Ma io spero con tutto il cuore che un giorno se ne possano rendere conto tutti.

Ciò che ho scritto in questa risposta non è rivolto a nessuno. Parlo in generale di ciò che penso.

Grazie ancora per la sua risposta Dottor Pacini
[#3]
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.5k 990 248
"ma ipotizzando comunque che sia bipolare non basta una cura farmacologica seguita da psicoterapia."

No, infatti, a volte basta solo una cura farmacologica.

Supporto e comprensione sono reazioni umane, non specificamente mediche. Per cui le può trovare in un medico, ma da sole mi creda non servono a niente.

Ora, se le cose sembrano complicate, di solito si cerca di partire con risposte semplici, e questo allo scopo di controllare meglio il risultato, così da rendersi conto se ci si sta muovendo in una direzione di miglioramento, magari all'inizio parziale, solo su alcuni aspetti. Poi si cerca di fare meglio, o di far lavorare il tempo.

Non è vero che un problema dalle manifestazioni spesso complesse come quelli mentali / comportamenti non possa trovare una soluzione semplice come può essere "una pillola". Non è vero, a volte invece è così.

Lo stesso vale per le diagnosi. Non sono una semplificazione di arrivo, ma di partenza, anche perché se non si stabilisce quale sia il motore biologico di una "tendenza" non si riuscirà a modificare i risultati con azioni a casaccio su questo o quell'aspetto.

Tutti i tentativi di creare degli algoritmi e delle gerarchie per intervenire su situazioni altrimenti soggette a mille "particolarità" hanno dato qualche risultato concreto, sarebbe un peccato non iniziare da quello.
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