Utente 358XXX
Carissimi dottori,
Vi ringrazio immensamente della preziosissima occasione che mi concedete per poter descrivere un momento particolare e unico della mia vita. Vi prego solo di non giudicarmi moralisticamente ma di capire profondamente i miei sentimenti e le mie emozioni molto forti.
Cerco di riassumere brevemente: dai 15 ai 24 anni ho sofferto molto di un forte senso di abbandono, paura del rifiuto (soffrivo di personalita'mista evitante-borderline), aggiungerei anche l'etichetta "dipendente"....avevo un fortissimo senso d'abbandono che mi portava a dipendere in tutto e per tutto dagli altri, non riuscivo a fare assolutamente nulla da sola senza il mio ex ragazzo o mio padre, neppure andar a fare la spesa da sola o guardare la tv. Il dolore ed il senso di solitudine erano immensi.
Bene, tutto questo e'ormai un lontanissimo ricordo: capii profondamente che il momento presente e'tutto, e cosi' tutte le paure scomparvero.
A distanza di 5 anni da quell' "illuminazione", lasciato il mio ragazzo, trasferitami all'estero da sola (dove vivo), credo di esser diventata l'eccesso opposto. Vivo da sola, lavoro, sto per cambiare citta' da sola, ho stretto delle nuove amicizie e non temo nessuno.
Cio' che mi rende estrema e'che proprio non riesco assolutamente ad avere rapporti sentimentali con uomini, dopo 1-2 giorni in cui provo interesse devo letteralmente scappare, mi sento soffocata, incatenata, provo un'acutissima depressione da non riuscire + a parlare....Esco nel weekend e mi piace molto flirtare, fare amicizie, 2-3 volte l'anno avere avventure sessuali basate sul divertimento...ma l'idea di una "relazione seria" mi provoca un'angoscia senza precedenti, mi viene un umore da funerale, seppur provi dei sentimenti forti e autentici verso questi ragazz. Eppure devo scappare via come un razzo. Ho conosciuto ragazzi belli, in gamba, piacevoli....se si parla di "amicizia con qlcs in piu'" o "storia di sesso" tutto va bene e mi godo la vita, ma se si accenna ad altro mi sento infelice ed insofferente, divento ostile.
Come accennato, ho vissuto per 10 anni relazioni basate unicamente sulla dipendenza psicologica, sulla paura dell'abbandono....non era amore, era solo una stampella per me. E i miei ex ragazzi mi tenevano in pugno controllando ogni aspetto della mia vita, non avevo un briciolo di spazio tutto per me, spesso mi maltrattavano psicologicamente ma non potevo stare senza di loro (e non volevo averlo perche non potevo tollerare la solitudine).
Ora qualche amico/a mi dice che sono "patologica", che ho problemi psichici perche non voglio legarmi sentimentali e ci deve essere qualche "trauma infantile" alle spalle, poiche l 'idea di avere un uomo accanto ora come ora e'il mio incubo peggiore, mi sentirei soffocata e asfissiata.
Non so come spiegarlo, ma mi sento cosi completa nel profondo, sento di avere tutto gia in me: amore, gioia, voglia di vivere, senza dipendere da nessuno.
C'e qlcs di patologico in tutto questo sec voi??
Carissimi saluti

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La patologia di struttura in considerazione di disturbi che limitano aspetti della propria vita.

Se si pone il dubbio può essere che pensi che effettivamente questo suo comportamento non sia a lei stessa gradito.

Nel momento in cui pone dei dubbi su ciò una visita con uno specialista può essere utile anche per indagare altri aspetti della sua vita e capire se vi sia una patogia sottostante responsabile di questi comportamenti.
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[#2] dopo  
Utente 358XXX

Grazie mille dello spunto, dottor Ruggiero.
Il fatto e' che in cuor mio mi sento felice e realizzata, seppur riceva critiche dalle persone vicine e non (mi rendo conto di essere eccessiva a volte).
Il "flirtare" in alcuni periodi e' come una droga, devo veramente sforzarmi per non farlo (piu'che altro per tutti i conflitti che si degerano col sesso opposto o con ragazze che si ingelosiscono).
Ma dal punto di vista clinico, un bisogno estremo di liberta' in tutti gli aspetti della vita, soprattutto in quello sentimentale, puo essere visto come una patologia?
Eppure non sono mai triste a riguardo, anzi mi pare di starmi godendo veramente la vita e la govinezza.
Cari saluti

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Il fatto che senta la necessità di fare delle cose come se fosse un utilizzo di droga non è realmente una libertà ma una ulteriore dipendenza da un certo modo di fare.
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[#4] dopo  
Utente 358XXX

Mi scusi dottore, fosse sono stata eccessiva nel definirlo "droga"....diciamo che e'una cosa che mi piace molto, per citare un esempio come dire una "crepes alla nutella" a cui e'difficile resistere, ma coscienziosamente non ci si ingozza di nutella perche si sa faccia male.
Non mi spingo oltre per paura del giudizio della gente, e non sono alla ricerca ossessiva di avventure o storie...diciamo che mi piace tanto flirtare con le parole e i comportamenti, sentirmi cercata e desiderata, ma finisce li', nel senso che poi non voglio -quasi- mai approfondire. Ecco, l'idea di rinunciare a questo piacere mi deprime molto ed e'il motivo principale per il quale non voglio legami seri, mi sento come se avessi un poliziotto accanto e proprio non mi riesce tollerare la situazione.
Anche quando incontro ragazzi quasi "perfetti", l'idea di dover poi rinunciare ai flirts, alle stupidaggini e dover dare conto a qlcn che controlli la mia vita mi manda letteralmente in depressione. Certo, a volte come tutti gli esseri umani mi sento sola anch'io, ma l'idea di relazione e'troppo angosciosa ora come ora. Dunque preferisco la solitudine, anche se tutti dicono che sono "anormale" perche e'nella natura femminile volersi impegnare ed avere un uomo al proprio fianco. Aggiungo che i miei genitori sono tali quali a me, dopo la separazione (25 anni fa') son sempre stati single piu o meno, e non perche non manchino loro le occasioni.
Ho letto di uno studio che afferma che esiste il "gene del single", ossia che alcune persone non sono proprio predisposte geneticamente alla vita di coppia. Beh, direi che e'esattamente il mio caso, forse.

[#5] dopo  
Utente 358XXX

Aggiungo che cio a cui non potrei mai rinunciare, oltre al "flirtare", e': essere controllata su cio che faccio durante la giornata, cosa faccio a casa, come e quando fare le pulizie, come spendere i miei soldi....insomma, ritrovarmi qlcn che mi dica cosa fare della mia vita privata, che magari mi critichi anche su spese che faccio (coi miei soldi), o magari se un weekend decido di non fare nulla e rimanere a letto...beh per me e'l'incubo peggiore che ci sia. Qlcn che ti dica dove andare e cosa fare, che abbiamo speso troppi soldi, che le nostre amiche sono sciocche ecc...tutto questo e'intollerabile per me (i miei ex avevano quell atteggiamento).
Mentre al lavoro mi faccio "comandare" senza mai ribellarmi, perche trovo giusto che ci sia una gerarchia in campo lavorativo, e dunque la accetto consapevolmente.
Ecco, mi sono descritta, e francamente credo non ci sia nulla di patologico in me, sebbene qlcn possa vedermi come "fuori dagli schemi".
Non credo che mai avro'una famiglia perche ai miei occhi e'come una prigione oscura.

[#6]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Secondo il mio parere dovrebbe comunque far valutare la situazione per capire se non vi sia un sottostante disturbo dell'umore.
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[#7] dopo  
Utente 358XXX

Perche'dice questo?? Suona alquanto preoccupante...
Secondo Lei una persona che ama vivere in totale indipendenza nella vita privata, puo'avere quel genere di problema? Comunque ho una vita sociale nella norma, a lavoro ottimi rapporti coi colleghi...l'importante e'che "non mi si dica nulla" su come devo vivere.

[#8]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Ma allora perché fa una richiesta per avere un parere se poi, in fondo, non desidera averlo?
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[#9] dopo  
Utente 358XXX

Lo accetto assolutamente e anzi La ringrazio del tempo dedicatomi. Semplicemente volevo capire meglio...
Ho una vita molto sana in generale, non fumo, non bevo, mi impegno molto nello studio e nel lavoro (vivo in Nord Europa), curo l'alimentazione, faccio sport...a detta degli altri, l'unica cosa un po' "matta" e'il mio evitamento delle relazioni.

[#10]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La questione non si struttura tra l'essere "matti" e non esserlo quanto piuttosto sulla scelta di avere determinati stili di vita che in qualche modo possono sottendere a problematiche umorali ma anche a condizioni che potrebbero trovare una esplorazione maggiore in un ambito di visita diretta.

Non è una questione di malattia o salute ma una condizione diversa che dovrebbe tendere al benessere psichico in generale.
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[#11] dopo  
Utente 358XXX

Ok, capisco. Il termine "problemi umorali" mi ha fatto venire immediatamente in mente qualche grave malattia mentale, percio' mi son preoccupata.
In linea di massima la mia vita procede bene, non ho problemi nel relazionarmi con amici, colleghi, e persone in generale, l'unico schema un po' "strano" che pare ripetersi e'quello col sesso opposto: dopo un breve iniziale interesse che dura al massimo 2 giorni, provo un'angoscia estrema e la sensazione di essere soffocata e controllata, e l'unica via d'uscita e'la fuga (letterale oppure si trasforma in un'avventura amorosa).
In effetti ha ragione, solo una visita da uno specialista puo' dirmi qlcs in piu'.

[#12]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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