32 anni e deficit cognitivi

Buonasera,
sono una giovane donna di 32 anni, con un passato di ansia-depressione (con risvolti ipocondriaci) ad intermittenza (fino all'anno scorso i periodi patologici non sono mai durati più di 15-30 gg all'anno), in cura da circa 10 anni con SSRI (prima paroxetina, ora citalopram).
Sono sempre stata brillante ed estroversa, tanto da collezionare molti successi lavorativi e sociali (amici, fidanzato, ottima posizione lavorativa).
Da ottobre scorso, la mia vita è cambiata perché ho cominciato a riscontrare problemi cognitivi: fatico a concentrarmi, a formulare pensieri astratti, a parlare correttamente (non mi vengono le parole, il registro lessicale si è impoverito e mi capita anche di invertire lettere), è diventato quasi impossibile prendere decisioni.
Il mio primo pensiero è stato che fossi affetta da una malattia mentale e degenerativa (tipo alzeimer precoce o la stessa demenza - credo scaturita da una depressione non curata - che colpì mia nonna). Ho fatto anche una visita neurologica ed una RM cerebrale, ma l'esito è stato negativo.
Poi ho pensato che potesse essere un effetto collaterale dell'uso di SSRI sul lungo periodo (ho trovati riscontri in tal senso in alcuni articoli scientifici).
Lo psichiatra che mi ha in cura non è molto presente ultimamente.

Secondo voi cosa potrebbe essere?
Alcune delle mie ipotesi potrebbero essere fondate? O potrebbe essere solo il mero frutto di ansia-depressione-ipocondria?

Grazie per l'attenzione.
[#1]
Dr. Angelo G. I. Maremmani Psichiatra, Medico delle dipendenze 34 1
Gentile utente,
è improbabile che soffra di una patologia degenerativa; è verosimile che tale preoccupazione sia ascrivibile al suo quadro clinico di tipo ansioso-ipocondriaco.
I sintomi che lei riferisce potrebbero derivare da una forma clinica legata ad uno stato depressivo, ma non è da escludere anche l'effetto collaterale a lungo termine delle terapie assunte.
Se tale sintomatologia persiste la invito a parlarne col suo specialista di riferimento.
Saluti

Dr. Angelo GI Maremmani
angelogimaremmani@gmail.com

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile dottore,
La ringrazio infinitamente per la celere risposta.
Approfitto ancora della sua cortesia per chiederle un'ultima cosa:
Se tutto fosse un effetto collaterale della terapia prolungata con SSRI, la loro sospensione (graduale)/diminuzione/sostituzione con altro tipo di farmaci potrebbe risolvere i miei problemi? In altre parole, l effetto collaterale si risolverebbe eliminando la causa scatenante o ormai le ripercussioni sulla sfera cognitiva sarebbero irreversibili?
Grazie infinite
[#3]
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 34,3k 835 50
L'evidenza clinica di condizioni relative alla cognitività in presenza di un disturbo depressivo deve essere attribuita alla malattia e non ai trattamenti terapeutici che, comunque, hanno anche la funzione di preservare alcune condizioni cerebrali primarie.

Pertanto, tali sintomi dovrebbero richiedere un riaggiustamento posologico dei trattamenti o una variazione.

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