Utente 401XXX
Buonasera a tutti! Premettendo che a 36 anni ho capito di essere un tipo che ha sempre avuto la tendenza ad avere pensieri che si "incollano" e rimangano fermi li a rompere le scatole, questa tendenza, unita ad un carattere timido e insicuro e ad una discreta dose di ansia, di sicuro non mi ha aiutato nella vita.
Prima nello sport, bloccandomi ogni volta che dovevo giocare una partita con risultati a volte disastrosi (non sempre per fortuna), poi nei rapporti con l'altro sesso...quasi nulli fino a 30 anni, tanto che ho sviluppato un DOC omosessuale.
Più che altro il doc si manifestava in un disturbo percettivo, nel senso che la vista di un viso o un addominale, prima neutra, di colpo si sono trasformate in una minaccia causandomi delle volte forti crisi di ansia e identità.

Con l'aiuto della psicoterapia sono riuscito piano piano a gestire questa cosa che altro non è che una forte insicurezza, tanto che sono riuscito, a 30 anni, a trovare la persona giusta fino a sposarla....e quello che prima era un masso era diventato un sassolino...che a volte si muoveva e faceva male ma comnque ho imparato a gestirlo.

Otto mesi fa nasce mia figlia...i primi due mesi apparentemente tutto ok.....poi di colpo l'ansia esplode di nuovo, attraverso pensivi lesivi verso la bimba e conseguente paura della finestra o dei coltelli..prima il bicipite ora la finestra o il coltello. Probabilmente tutto è dovuto ad un senso di responsabilità che la paternità mi ha dato, facendomi anche sentire in colpa per avere questi problemi con una bimba da crescere e proteggere.
Lo sconforto iniziale e stato sostituito da un immediato sollievo dopo aver parlato con un mio amico che ha avuto un'esperienza positiva con zoloft. L'essermi concesso la possibilità di prendere farmaci ha notevolmente abbassato l'ansia, tanto da chiedermi se ne avessi realmente bisogno e portandomi a temporeggiare perchè non vedevo più la cosa come un'emergenza.
Il mio psico mi ha pure incoraggiato, dicendomi che in ogni caso il futuro è per migliorare, sia che riesco a gestirmi da solo sia con l'aiuto.
§Ora, non so perchè, di nuovo picchi d'ansia, ho capito che il pensiero principale che mi crea problemi è la paura di non stare bene e del disturbo in se, che poi si manifesta in questo o quel contenuto..

Che ne pensate? Può aiutarmi una terapia? Con che approccio iniziereste? Rischio di diventare dipendente o di fissarmi sugli effetti collaterali, provandoli per suggestione?

Grazie mille
Il mio psico mi ha anche incoraggiato dicendomi di stare tranquillo

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Il doc è curabile. Le terapie farmacologiche sono semplici da iniziare e nell'arco di 1-2 mesi sono giudicabili, nel senso che si può stabilire se funzionano o meno.

"Diventare dipendente" è un concetto che corrisponde ad una paura non meglio specificata che prendere medicine "crei" un problema che prima non c'era, pensiero decisamente assurdo
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 401XXX

Dott. Pacini,
Secondo lei devo intraprendere una terapia farmacologica o attendere ancora?
Se si, che benefici posso ragionevolmente aspettarmi?

Grazie mille

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Attendere che cosa ? Parla del suo disturbo come un disturbo presente da anni.

I benefici ? Possono anche essere completi. Dipende.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 401XXX

Dottore che farmaco si utilizza per l'approccio iniziale?
Il fatto di avere dei momenti quasi "liberi", o per lo meno gestibili, può incidere su questa scelta?
A volte mi chiedo se iniziare questa strada sia una sconfitta, per non essere cioè riuscito a farcela nonostante anni di psicoterapia, oppure una scelta saggia, che possa farmi fare lo scatto che mi manca.
Non nascondo che forse ho un po di timore che quella che penso possa essere l'ultima via per venirne fuori completamente mon funzioni per qualche motivo.. forse temporeggio per questo...

Grazie in anticipo

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Ce ne sono diversi come prima linea, la scelta va in base alle condizioni mediche generali, al sottotipo di pensieri etc.

Iniziare a curarsi è una strada coraggiosa e spesso vittoriosa. Non che essere malati sia una sconfitta o una vergogna, certamente però non far niente è una sconfitta quando invece ci sono soluzioni che si possono provare.
Curarsi è la prima spiaggia, non l'ultima. Curarsi alla fine rende significa anche spesso curarsi quando la malattia si è aggravata. Non è un buon principio.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 401XXX

Do.andare da un milione di dari.....c'è una durata minima necessaria di trattamento??

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Non si deve partire dall'idea di una durata minima, ma dalla conoscenza del decorso, a partire dalla diagnosi ufficiale. Diciamo che per fortuna non c'è una durata massima.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 401XXX

Gentili dottori,

in relazione alla mia richiesta, vorrei chiedervi una cosa.
Per quando riguarda l doc omo, come può una molrcola incidere su questo?
Nel senso, il cortocircuito mentale avviene perchè un messaggio visivo viene interpretato come una minaccia anzichè essere canalizzato ed elaborato correttamente (es: è solo un bel viso, anzichè oddio mi piace...)
come può un farmaco incidere su questo meccanismo? cosa ci si deve attendere? Solo un umore più alto?

Grazie

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

In che senso come può un farmaco incidere su questo meccanismo ? C'è un meccanismo, il farmaco ci interviene sopra. Una questione squisitamente tecnica.

Il meccanismo è quello che la porta a pensare in maniera insistente al perché di un pensiero, ad un'immagine etc con relative elucubrazioni.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 401XXX

Dottor Pacini,
Dopo tre anni di "vado non vado" credo di essermi deciso.
Conosco una persona che si è trovata molto bene con zoloft, ed ho letto che per il disturbo ossessivo è particolarmenre indicato... Sarebbe un insulto provare a chiedere proprio quello, anche indiretramente?
Grazie

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Il medico decide il trattamento. Non sarebbe una buona idea suggerire un determinato trattamento al medico, è un atteggiamento sbagliato sul piano dell'interazione medico-paziente. Le ragioni per cui Lei personalmente è stato colpito da questo medicinale piuttosto che da un altro non c'entrano nulla con un ragionamento clinico.
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 401XXX

Grazie mille dottore.
A 40 anni avrei voglia di sentire la mente sgombra come non mi accade da tempo ma quello che ho letto sugli Ssri a proposito di appiattimento emotivo ed altri effetti collaterali mi ha notevolmente scoraggiato.
Sono papà di una bimba di 4 anni, lavoro e mi mancherebbe un esame in legge per chiudere un mio cerchio, tutte cose che meriterebbero una testa che stia sul pezzo piuttosto che divagare...ma sto sempre a temporeggiare perché non posso permettermi nemneno di diventare un'automa.
Tempo fa mi è successo che parlando con una persona, quando questa mi ha riferito di aver tratto beneficio da una cura, ho sentito immediatamente la testa sgonfiarsi e rilassarsi, la prospettiva della via d'uscita a portata di mano mi ha rigenerato anche senza prendere nulla e per diversi giorni.
Cosa vuol dire secondo lei? Che non ne ho bisogno? Che non sono ad uno stadio che necessita dosi massime o cos'altro?
Perché invece leggere recensioni catastrofiche mi fa l'effeto opposto e la mente si irrigidusce e io con lei?
Grazie

[#13]  
Dr. Matteo Pacini

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Significa che il suo cervello ha preso un'informazione potenzialmente utile e rassicurante (ci si può curare) ma l'ha poi utilizzata nel modo in cui lo stato preoccupato la spinge a fare, cioè con una traduzione di per sé assurda nel temporeggiare per curarsi, come se avesse sentito che si sta bene da soli, e come se il problema fosse la cura.
Dr.Matteo Pacini
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