Utente 486XXX
Salve gentili dottori,
Vi parlo in relazione a una canna fumata due anni fa; premesso che avevo fumato diverse volte in precedenza senza mai aver riportato conseguenze. Quella sera fumai tranquillamente: non ho avuto crisi d'ansia , attacchi di panico , spiacevoli sensazioni, niente di tutto ció. Fatto sta che nei giorni successivi qualcosa in me era cambiato: avevo minore concentrazione, minore motivazione, minore empatia, minore capacità di provare emozioni ( le emozioni erano molto più blande e piatte) la percezione delle cose e la consapevolezza di me stesso erano cambiate ( prima avevo una percezione chiarissima, dopo la mia percezione era appannata) avevo la sensazione che si fossero spente diverse zone del mio cervello e che avessi avuto una riduzione delle capacità cognitive. A distanza di due anni, Posso dire che a poco a poco c'è stato un miglioramento ma continuo a non essere lo stesso di prima, continuo a non avvertire le emozioni come le avvertivo prima e questa situazione mi fa stare male, mi innesca un circolo ansioso, in quanto continuo a pensare che non è la mia vita, non è una vita autantica, continuo a paragonarmi a prima e mi manca il me stesso di prima più di qualsiasi altra cosa. Sono stato da due psichiatri e mi hanno detto che è una mia convinzione e che una sola canna non puó aver fatto tutto questo ( una canna che tra l'altro non so con quale schifezza era stata tagliata; ancora ricordo il mal di testa del giorno dopo aver fumato) ma io so che qualcosa in me è cambiato, solo io lo posso sapere e penso che tutto questo sia qualcosa di permanente. Voi che ne pensate??
Ho compromesso il mio cervello per sempre vero?
Grazie in anticipo per le risposte

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

D'accordo, ma per questo suo stato le hanno dato delle cure ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 486XXX

Il primo psichiatra mi ha detto che era solo una mia convinzione, che dopo due anni era impossibile che ci fossero ancora tali conseguenze; mi ha consigliato la psicoterapia cognitivo-comportamentale; voleva prescrivermi lo zoloft anche se non era necessario secondo lui e infatti alla fine ( non essendo ancora intenzionato a prendere farmaci) non me lo sono fatto più prescrivere. La seconda psichiatra mi ha detto più o meno la stessa cosa, vale a dire che per il momento era meglio iniziare solo con la terapia cognitivo-comportamentale. Ora sto facendo questa terapia, anche se in tutta sincerità, non ho grande fiducia e aspettative; oramai non riesco più a studiare tra ansia e umore basso, entrambe da collegare a quel trauma che ancora fa troppo male e che è stato lo spartiacque della mia vita; le ribadisco che per me questa non è una vita autentica, non è la mia vera persona. Sto iniziando a deprimermi sempre di più e non le nascondo che ho pensieri suicidi

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"Il primo psichiatra mi ha detto che era solo una mia convinzione, che dopo due anni era impossibile che ci fossero ancora tali conseguenze"

Non è questo il punto, non è che lo psichiatra debba dire se le preoccupazioni siano vere o false, sarebbe ridicolo.

"voleva prescrivermi lo zoloft anche se non era necessario secondo lui e infatti alla fine ( non essendo ancora intenzionato a prendere farmaci) non me lo sono fatto più prescrivere. "

Non si è capito bene: se non era necessario perché voleva prescriverlo ? Se non lo voleva prescrivere perché Lei "non se lo è fatto più prescrivere"...allora alla fine voleva prescriverglielo.

Comunque, mi par di capire che il medico volesse darLe una cura e Lei non l'abbia accettata. Non capisco cosa significhi non essere intenzionato a "prendere farmaci". Dipende dal fatto che ancora non ha una visione del problema. Fosse una polmonite avrebbe preso eccome dei farmaci.
Dr.Matteo Pacini
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