Utente 219XXX
Gentili medici,
sono una giovane di 30 anni. Sono sempre stata una persona attiva, solare, determinata. Certo con le mie debolezze ma fondamentalmente amante della vita.
Alla fine dello scorso anno, causa un forte disagio sul lavoro, ho avuto una crisi vasovagale e un inizio di attacco di panico. Inizialmente non ho dato peso alla cosa. Sono passati diversi mesi, fino a maggio, nei quali (a parte ritmi di vita certamente stressanti e situazioni lavorative che non vivevo bene) in cui però non avevo sintomi fisici.
A fine maggio e inizio giugno ho avuto due attacchi di panico notturni. Il vero crollo emotivo e fisico l'ho avuto però dal 10 giugno: continue crisi d'ansia fortissime, con tachicardia, sudorazione, debolezza, sintomi pre-sincopali, senso di svenimento, una notte ho avuto persino tremori alle gambe. Sono stata così male per almeno 2 settimane, continuando comunque ad andare a lavoro. In quei giorni la mia mente era davvero al perso: mi sentivo confusa, vulnerabile come un bambino, sovrastata dai pensieri e a tratti disperata. Ho fatto tutte le analisi del caso che sono risultate negative: analisi del sangue, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, esami ed ecotiroide e risonanza magnetica alla testa.
Nonostante il crollo emotivo, ho preso in mano la mia vita: risolto alcuni problemi sul lavoro e interrotto un rapporto sentimentale. Tutto questo è stato motivo di fortissimi travagli interiori, e ulteriori crisi d'ansia che sono durate per le ulteriori altre 2/3 settimane. Picchi molto forti in cui non ho avuto attacchi di panico ma vampate di calore, sudorazione alle mani, senso di angoscia che più volte mi assalivano nel corso della giornata. Ho avuto anche un episodio di derealizzazione/depersonalizzazione. Nel frattempo ho iniziato un percorso di psicoterapia sistemico-relazionale. Sono solo a 5 sedute ma mi sta servendo molto per focalizzare alcuni aspetti della mia vita e imparare a gestire questa fase di transizione.
Mi sento sempre molto fragile, soprattutto a livello fisico: sono dimagrita 3 kg, adesso mangio ma non ho appetito. La notte ho spesso crisi di panico e ogni mattina da 15 giorni vomito a stomaco vuoto o subito dopo colazione. Il mio psicoterapeuta sostiene che sto vivendo un forte cambiamento interiore e che ci vuole tempo perché la mente metabolizzi. Sto facendo tutto senza farmaci ma ricorrendo solo a rimedi fitoterapici. In questi ultimi tre giorni il livello di ansia sembra essersi abbassato ma la notte dormo comunque agitata e la mattina appena apro gli occhi mi salgono le preoccupazioni. Il pensiero di mangiare mi chiude lo stomaco, anche se poi mangio. Il fatto di mangiare poi di fronte alle persone mi dà ancora più noia.
Volevo capire da voi come giudicate quello che mi sta accadendo. Spero che passi tutto in fretta perché vorrei tornare ad essere serena e felice come un tempo. Uno psichiatra che ho interpellato per telefono mi ha diagnosticato il disturbo di panico.
Vi ringrazio per l'attenzione.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Carbonetti

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E' un disturbo d'ansia, direi di cospicua intensità, e vi è probabilmente anche un disturbo dell'umore, che si sta manifestando con l'insonnia e il calo ponderale.
E' necessario che alla psicoterapia associ una terapia farmacologica seria.
Auguri.
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
Specialista in Psichiatria Forense
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[#2] dopo  
Utente 219XXX

Salve gentili dottori,

Sono stata in visita da uno psichiatra che ha fatto diagnosi di “disturbo da attacco di panico”. La mia ansia è però pervasiva, si tratta più di crisi che di veri attacchi della durata di 30 minuti: potrebbe trattarsi di ansia generalizzata?

In ogni caso la cura scelta è la seguente: 10 mg di Elopram per 5 sere; 20 mg di Elopram dalla sesta sera. Sono al quarto giorno con alcuni effetti collaterali: nausea, mancanza d’appettito, sudorazione, confusione mentale, difficoltà di concentrazione ecc. Al bisogno mi è stato segnato Xanax che però non ho ancora preso.

Quello che mi preoccupa è questa seconda cosa: ormai da quando ho iniziato a stare male, rifuggo i confronti con le persone che conosco. Non voglio farmi vedere star male, mi sale l’ansia al pensiero che possano vedermi sofferente o dimagrita o in presa all’ansia. Sono sempre stata una persona che ama lo scambio: mai avuto problemi di timidezza o simili, anzi faccio un lavoro di “pubblico” dominio. Possibile che questa fobia si sia scatenata in modo così assurdo? A volte anche quando qualcuno prova a contattarmi mi viene una vampata alla testa guardando il cellulare. Non capisco proprio!

Il mio psichiatra ritiene che appena starò meglio sicuramente anche questa paura scomparirà. Che è normale sfuggire quando si sta male (non sto andando neppure a lavoro). Trattandosi di una questione piuttosto invalidante per me , sono sinceramente preoccupata e vorrei che mi poteste rispondere al riguardo. Non vorrei sottovalutare né amplificare magari un qualcosa di transitorio. Sono spaventata!

Grazie

[#3] dopo  
Dr. Paolo Carbonetti

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Il suo psichiatra ha ragione, e le ha prescritto la terapia adeguata. Stia tranquilla, non badi agli effetti collaterali che in pochi giorni scompariranno. Dopo noterà i benefici della cura.
Auguri.
Dr. Paolo Carbonetti
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[#4] dopo  
Utente 219XXX

Salve dottore,

Torno ad aggiornarla sulla situazione per avere un suo parere. Dopo aver iniziato Elopram 10 mg per cinque sere, sono passata alla dose di 20 mg per due sere. Gli effetti collaterali erano però troppo forti e invalidanti: vomito forte la mattina (che comunque avevo anche per l’ansia); debolezza, bruciore di mani e piedi, sensazione di febbre; incapacità di concentrazione. Ho avuto paura alcuni giorni ad uscire di casa e a fare le cose più semplici. Il tutto unito a crisi di pianto/disperazione/angoscia/vuoto/apatia. Ho quindi consultato un’ altra psichiatra che mi ha preso in cura somministrandomi Paroxetina (Stiliden gocce). Abbiamo cominciato con 20 gocce per una settimana (il cambio farmaco non mi ha dato nessun problema): nel frattempo era aumentato l’appetito; avevo ripreso a dormire e con grandissimo impegno personale ero riuscita a ricominciare ad uscire da sola, andare in luoghi che mi creavano un blocco mentale/ ansia anticipatoria; e a rivedere un po’ gli amici di cui mi fidavo (pensando ad uscire con altri mi saliva comunque l’ansia).

Insieme alla Paroxetina assumo Xanax 0,25 dopo colazione e pranzo e 0,50 la sera per dormire. Da tre giorni abbiamo aumentato il dosaggio a 30 gocce di Paroxetina. I sintomi fisici ne ho davvero pochi grazie al cielo: nausea tollerabile, la notte dormo, mi ha ritolto un po’ l’appetito ma non ho sudorazione, tachicardia, non ho più bocca secca ecc. Continuo con lo Xanax. Quello che mi preoccupa è l’umore: la mattina mi sveglio con senso di angoscia; alterno momenti di vuoto a disperazione e pianto; apatia, zero voglia di fare e disinteresse; non faccio altro che rimuginare sui miei problemi risultando assente. Ed ora sono in ferie al mare. Dico: può essere che ad ogni aumento abbia una amplificazione degli effetti depressivi? Mi spaventa questa cosa. Ancora non sono arrivata alla dose minima che credo sia 20 mg. Come giudica questo andamento? È normale? È il farmaco? È presto?

In totale sono 22 giorni che assumo psicofarmaci (la Paroxetina da 11 giorni). Temo di non tornare più la persona solare amante della vita e autonoma di un tempo! Mi sento in balia della mia emotività incontrollata. Anche i miei cari non mi capiscono più.

Grazie per la vostra disponibilità.

[#5] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Sta assumendo da 11 giorni un dosaggio iniziale di paroxetina. La dose minima terapeutica è di 20 mg, e va assunta per almeno 3 settimane perché faccia effetto. Quindi è presto.
Con un disturbo d'ansia è normale non sentirsi bene, rimuginare, avvertire disagio per cose, persone e situazioni che prima gestiva senza problemi. Fare continuamente confronti tra com'era quando stava bene e com'è ora è inutile come provarsi la temperatura ogni cinque minuti sperando che la febbre si abbassi. In più, quando si tratta di un problema mentale, ci si sente in colpa perché bisognerebbe essere sani, positivi, solari, come se il cervello non avesse diritto di ammalarsi (e di guarire coi suoi tempi).
Franca Scapellato