Utente 492XXX
Salve gentili specialisti.
Sono semplicemente uno studente di 25 anni di medicina, che sta attraversando un periodo di ansia è che si è messo un testo di psichiatria in mano per capire meglio il problema.
Prendo cipralex 10mg da 12 giorni, lo avevo preso 2anni fa, poi sospeso perchè il problema sembrava risolto e si è ripresentato.

Ho una curiosità, che mi è sorta leggendo che i disturbi mentali si strutturano, “come se fosse un abitudine”, e mi chiedo:Affidare un problema di nevrosi, che sia ansia o altro, ad un farmaco, può contribuire a destrutturare il disturbo ?
Cioè in parole povere il fatto di prendere coscienza del disturbo e dire “ok affido il mio problema al farmaco e aspetto che lo risolva, intanto io ne prendo le distanze”, quindi prenderne le distanze, piuttosto che magari scervellarsi e arrovellarsi su una risoluzione psicologica del problema, che magari potrebbe alimentarlo, può questo comportamento stesso contribuire alla destrutturazione di un disturbo nevrotico e poi in sinergia con il farmaco è ancora meglio ?

[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Il farmaco agisce funzionalmente sulla biodisponibilità dei neurotrasmettitori la cui mancanza provoca una determinata serie di sintomi specifici.


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[#2] dopo  
Utente 492XXX

Lo capisco bene.

La domanda è:
Affidare un problema di nevrosi, che sia ansia o altro, ad un farmaco, in modo consapevole,può contribuire a destrutturare il disturbo ?
Cioè in parole povere il fatto di prendere coscienza del disturbo e dire “ok affido il mio problema al farmaco e aspetto che lo risolva, intanto io ne prendo le distanze”, quindi prenderne le distanze, piuttosto che magari scervellarsi e arrovellarsi su una risoluzione psicologica del problema, che magari potrebbe alimentarlo, può questo comportamento stesso contribuire alla destrutturazione di un disturbo nevrotico e poi in sinergia con il farmaco è ancora meglio ?

Non so se sono chiaro.