Utente 124XXX
Gent.mi Dottori,
Sono un giovane di 31 anni e lavoro in Banca. Sono sempre stato un ragazzo ansioso, quest'ansia mi è stata trasmessa in buona parte di mio padre che è un soggetto ansioso per eccellenza. Le pressioni che ha sempre esercitato su di me hanno represso in buona parte le mie passioni: la musica, la letteratura che ho sempre dovuto sacrificare in nome dello studio. Mi sono a fatica laureato in legge (impiegando ben 7 anni) ed ora lavoro in Banca da 4 anni.
Nel 2001, a causa di una delusione amorosa, ho avuto una grave depressione alla quale si è associato un disturbo di ansia sociale, un senso di inadeguatezza con gli altri che ha compromesso la mia autostima ed il piacere di stare insieme alla gente.
Tale depressione (solo ora con chiarezza riesco a dargli il nome appropriato) è durata circa 6 mesi ed è stata superata con una reazione forte, aggressiva nei confronti del mondo, un atteggiamento sprezzante riguardo il giudizio degli altri che ha reso il mio carattere ruvido. In contesti sociali facevo spesso ricorso (o forse abuso) di sostanze alcoliche.
Tre mesi fa circa sono stato trasferito di filiale. Tale trasferimento, che ha comportato anche un cambio di mansione (trattasi di un lavoro commerciale molto stressante), non era ben visto da me in quanto la sede di lavoro designata considerata da tutti un posto particolarmante "duro".
Fatto sta che in conseguenza del trasferimento ho riportato gradualmente i seguenti sintomi:
insonnia -tachicardia- dolori al petto (pirosi)- nodo in gola - mancanza di respiro - attacchi di ansia in auto che mi costringevano a fermate - fino ad arrivare al punto nel quale non sentivo più il braccio destro.
Lì mi sono fermato e subito dopo sono sprofondato in una profonda depressione (dolori lancinanti alla testa appena cercavo di fare qualsiasi sforzo, inappetenza, stitichezza, totale assenza di voglia di vivere, il continuo rimugunare senza sosta a pensieri collegati al lavoro, pensieri di morte ricorrenti, un tentativo di suicidio per fortuna non attuato).
Sono ormai in malattia da circa 40 giorni.
Sono in cura sia presso uno psichiatra che uno psicoterapeuta il quale dopo aver conosciuto tutti i componenti della mia famiglia ha optato per una terapia familiare da intraprendersi a settembre.
Lo psichiatra invece mi ha prescitto (preciso che non appena ho sentito parlare di farmaci sono scoppiato in lacrime) seroquel 25 mg e remeron 30 mg.
Siamo passati nel giro di 4 settimane da una dose base di 25 mg di seroquel (una pasticca) e 15 mg di remeron (mezza pasticca) sino a 100 mg di seroquel ed una pasticca intera di remeron.
Certamente mi sento meglio rispetto ad un mese fa ma è ancora ben lontana una condizione di forma ideale. Dormo molto e spesso faccio di bruttissimi incubi svegliandomi nel cuore della notte. Pensate io sia in grado di ritornare a svolgere quel lavoro? O dovrei forse chiedere di essere assegnato mansioni più "leggere"? Che ne pensate della cura farmacologica? Cordialmente grazie.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Tiriamo le somme provvisorie. Lei ha avuto sintomi che meritavano attenzione. L'aspettativa non può essere che qualcuno ci congedi con una pacca sulla spalla dicendoci che "Non è niente" oppure che ce la dobbiamo fare da soli.
Tutti i pazienti sognano di uscire dall'ambulatorio sentendosi dire che non è niente, cioè che star per finire da sola. Invece la cosa migliore è trovare un medico che dia peso a quel che diciamo e faccia una diagnosi, con relativa terapia. Quella prescritta è una delle cure possibili, l'importante è sapere quale diagnosi è stata fatta. Questa terapia sembra la cura per un disturbo bipolare, vista la presenza del seroquel.
Dr.Matteo Pacini
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[#2]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Gentile utente,
sono d'accordo col collega Pacini, e volevo aggiungere un consiglio: non cerchi di fare previsioni o programmi adesso riguardo al lavoro, è troppo presto. Quando starà meglio sarà in grado di decidere senza difficoltà.
Cordiali saluti
Franca Scapellato

[#3] dopo  
Utente 124XXX

Gent.mi Dottori,
trascorsi due mesi ora va molto meglio. Ho ripreso a dormire regolarmente (forse anche troppo...12-13 ore a notte) e mi è ritornata la voglia di vivere.
Lo psichiatra ha detto che aumenteremo il seroquel solo di altri 50 mg e che sostituirà il remeron con altra molecola per proseguire il trattamento nei prossimi mesi. Mi ha fatto intuire comunque che potrò smettere di prendere i farmaci prima di un anno. Il discorso psicoterapeutico invece avrà probabilmente durata più lunga.
Qualche volta mi prendono degli attacchi di ansia e faccio un po' fatica a respirare ma credo tutto ciò possa diminuire cercando di ritrovare dei ritmi di vita regolari ed evitando l'abuso di tabacco, caffè ed alcool.
Grazie per i Vostri commenti.
Un cordiale saluto.

[#4]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

può darsi che la cura duri meno di un anno come può darsi che duri di più. "Mi ha fatto intuire" è tendenzioso, stia attenta di non indurre il medico a scegliere la soluzione che va dietro alla psicologia del paziente quando sta bene, e non invece al decorso della malattia.
MI spiego meglio: se lei fa capire al medico che gradirebbe fare la cura per il più breve tempo possibile, in realtà questo discorso non sussiste perché è dopo la sospensione che il decorso fa capire come si muove la malattia, prima si può prevedere ma non totalmente. Quindi, il medico potrebbe decidere di interrompere la cura dopo pochi mesi perché lei preme in questa direzione. Nella maggior parte dei casi le persone premono in questa direzione, favorendo scelte di cure troppo brevi che portano semplicemente a ricadute evitabili.
Dr.Matteo Pacini
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[#5] dopo  
Utente 124XXX

Gent.mi Dottori,
Lo psichiatra mi ha da poco sostituito il remeron con lo xeristal. Il dosaggio di partenza con questo farmaco è di 30 mg anche se entro una settimana raggiungeremo i 60 mg.
Sono due giorni che trascorro il tempo a letto totalmente privo di forze, non ho più voglia di uscire ed è tornata l'inappetenza. Credo di aver effettivamente sottovalutato l'importanza dei farmaci. Cosa ne pensate del cambio di terapia?
Cordialmente grazie.

[#6]  
Dr. Matteo Pacini

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Era il cambio programmato, sospendendo remeron l'appetito si riduce, magari era uno dei motivi della sostituzione.
Seroquel è stato poi aumentato come previsto ?
Dr.Matteo Pacini
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[#7] dopo  
Utente 124XXX

Sì. 50 mg la mattina e 100 mg la sera prima di coricarmi. Lo xeristal invece viene anch'esso assunto di mattina.
Spero che presto mi ritornino le forze perchè mi sento ripiombato giù di nuovo.
Vi aggiornerò. Un caro saluto.

[#8] dopo  
Utente 124XXX

Dopo 2 settimane di XERISTAR ero arrivato al collasso. Lo psichiatra ha parlato di effetto paradosso. Dalla scorsa domenica sono tornato al REMERON e la condizione è tornata esattamente quella di prima dell'introduzione della nuova molecola. Lunedì rientrerò al lavoro. L'azienda è stata molto seria e mi ha ricollocato in un'agenzia vicino casa.
Credo che tornare a lavorare sia importante anche per ricominciare a vivere una vita "normale". Spero di farcela anche se so già che all'inizio sarà molto dura.
Il SEROQUEL è stato aumentato sino a 200 mg (100 il mattino e 100 il pomeriggio). Con il REMERON dovremo arrivare sino a 45 mg.
Un caro saluto.

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Certamente se gli effetti erano intensi lo psichiatra ha ritenuto di tornare alla soluzione precedente. Dopo 2 settimane in realtà non si sa se il farmaco avrebbe o meno funzionato come antidepressivo.
Dr.Matteo Pacini
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[#10]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile utente, posso chiederle se poi avete iniziato la psicoterapia, e in tal caso, che sviluppi ci sono stati?

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#11] dopo  
Utente 124XXX

La psicoterapia familiare è cominciata a settembre.
La cadenza è bisettimanale. E' evidentemente un po' presto per poterne valutare l'efficacia. Preciso anche che non è stato facile vincere le resistenze di mio padre in merito all'importanza di tale terapia.
Sono sedute molto dolorose per me ed infatti a quelle familiari inserisco nella settimana libera una seduta individuale.
Da alcuni giorni ho ripreso a lavorare. Sono stato trasferito in un ambiente tranquillo e tutelato.
L'incubo peggiore è passato, ora si lavora per costruire una nuova identità.

[#12]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Bene, mi pare una buona notizia. Però è vero che è ancora presto per trarre delle conclusioni.

Quindi continui pure il trattamento, e se crede potrà riportare gli sviluppi qui, un po' più avanti.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#13] dopo  
Utente 124XXX

Gentili Dottori,
Sono trascorsi ormai sei mesi dal mio primo intervento nel Vs forum. Volevo aggiornarVi sul mio stato di salute.
Lo psichiatra ha ridotto il seroquel a 150 mg da assumere solo la sera. Il remeron è stato anch'esso ridotto a 30 mg (una pastiglia) dopo un successivo aumento a 45. Era ritornata l'insonnia. Gli attacchi di ansia sono ancora presenti purtroppo; si verificano ogni tanto quando mi trovo in luoghi chiusi e non bene areati.
Lo psicoterapeuta ha interrotto la terapia familiare. Sembrava non portare da nessuna parte. Ora abbiamo solo dei colloqui individuali ogni settimana.
A lavoro tutto bene. Mi sono subito ben inserito nel nuovo contesto.
Lo psichiatra ha detto che il mese prossimo cambierà nuovamente la cura. Mi verrà dato un unico farmaco (in sostituzione degli altri due) che poi mi traghetterà sino alla fine della cura farmacologica. Speriamo bene. Concordo perfettamente con Voi nel dire che fino a quando non verrà interrotta la cura farmacologica non si può effettivamente vedere come si muove la malattia. La decisione di interrompere non è stata una mia idea ma una proposta dello psichiatra col quale ho appuntamento ogni mese. Dopo attenta analisi è stata da Lui tracciata una diagnosi. Disturbo dell'umore, più specificatamente : Depressione maggiore di gravità moderata.
Mi sento molto meglio rispetto a prima. Ho riacquistato un mio equilibrio. Ho ripreso a fare sport ed ho messo su un po' di chili (questo sicuramente dipende anche molto dal remeron).
A tutti Voi migliori auguri di buon Natale.

[#14]  
Dr. Matteo Pacini

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"poi mi traghetterà sino alla fine della cura farmacologica. "

In base a cosa si programma che questo farmaco la traghetterà ? Non lo ha ancora provato, non sa se lo tollera e funziona, e addirittura si sa già che improvvisamente guarirà la malattia ? In base a che cosa sotto questa terapia, ammesso che sia tollerata, la malattia dovrebbe regredire fino a spengersi ?
Dr.Matteo Pacini
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[#15] dopo  
Utente 124XXX

Gentile dottore,
Si tratta ovviamente di "previsioni" fatte a seguito di attente valutazioni fatte dal mio psichiatra a seguito dei ns colloqui (di un'ora ciascuno). Capisco che sia difficile dare opinioni senza l'incontro personale col paziente ma immagino che le previsioni vengano fatte in base ad una lunga esperienza fatta nella cura di casi analoghi (o perlomeno molto simili) al mio.
Certo, non si esclude che un cambio di terapia possa incontrare possibili ricadute (come è avvenuto con l'utilizzo dello xeristar) ma rimane sempre aperta la possibilità di ritornare alla "vecchia" cura se questa non faccia effetto.
Preferisco avere un atteggiamento ottimista e non caricare di ansie questo passaggio che prima o poi inevitabilmente dovrà accadere. Preciso che lo psichiatra e lo psicoterapeuta sono in contatto frequente tra loro quindi c'è un duplice controllo sul mio stato di salute psichica.
Vi aggiornerò presto sugli sviluppi.
Cordialità,

[#16]  
Dr. Matteo Pacini

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Mi scusi, quindi la sostanza è che si prevede una cosa che potrebbe anche non essere tale, quindi niente di che rispetto ad un generico monitoraggio di una terapia ambulatoriale. Non vedo il discorso del farmaco nuovo che la traghetterà verso la fine della cura. Se mai, in generale sono i farmaci già provati e efficaci a lungo termine che traghettano le persone verso la fine delle cure.
Dr.Matteo Pacini
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[#17]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

anche io sono piuttosto dubbioso sulla prospettiva di cura che le e' stata fornita.

Se un trattamento risulta essere efficace, la variazione puo' costituire una cattiva pratica medica e potrebbe esporla a ricadute e riesacervazioni dei sintomi.

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[#18] dopo  
Utente 124XXX

Gentili dottori,
La scorsa settimana, a seguito dell'ultima visita, lo psichiatra ha deciso per una lenta riduzione dei farmaci. Il dosaggio era di 30 mg di remeron e 100 mg di seroquel, ora già da alcuni giorni il remeron è stato portato a 15 mg e così sarà per tutto il mese di febbraio. A marzo interromperò definitivamente il remeron e comincerò a ridurre anche il seroquel. Mi sento con un umore leggermente più basso del solito, va anche detto che che i miglioramenti degli ultimi due mesi sono stati molti.
Vi aggiornerò sugli sviluppi in questo momento delicato.

[#19]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

queste riduzioni presumo avverranno ammesso che nel frattempo la situazioni non peggiori.
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[#20] dopo  
Utente 124XXX

Gent.mi Dottori,
Ho interrotto il trattamento farmacologico ormai da due settimane. L'assenza delle medicine si è fatta sentire. Faccio più fatica ad addormentarmi ed ho una lieve tachicardia. Psicologicamente però sto molto meglio. Mi è ritornata la voglia di vivere e riesco a capire molte più cose su me stesso di quanto non avevo fatto sinora. Piango spesso perchè provo una grande compassione per la mia sofferenza e per quanto non sono stato in grado di comprendermi e perdonarmi sinora. Ora comincio a capire la strada verso la quale la psicoterapia mi sta conducendo. Quella della comprensione e dell'accettazione di me stesso. Un cammino molto doloroso ma efficace.
Grazie per i Vostri preziosi consigli. Spero che questa mia testimonianza sia utile anche per altri pazienti che hanno perso la speranza.
Non mancherò di aggiornarVi sulle mie condizioni di salute.
Saluti.

[#21]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Ora comincio a capire la strada verso la quale la psicoterapia mi sta conducendo. Quella della comprensione e dell'accettazione di me stesso.
>>>

Bene, sono contento che il suo percorso le stia portando buoni frutti. Come vede non avrebbe avuto senso tentare d'indicarle in anticipo quali sarebbero stati i risultati, perché sarebbe stato impossibile. Solo sperimentando in prima persona si riesce prima a sentire, e poi a capire, il significato di una cosa. La psicoterapia non fa eccezione.

>>> Un cammino molto doloroso ma efficace.
>>>

Non sarei così pessimista. Non necessariamente l'efficacia deve seguire il dolore, questo è un luogo comune spesso non vero. Accetti ciò che deve accettare, ma senza bisogno di eccessiva compassione o autocommiserazione. Ne parli con il suo terapeuta.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#22] dopo  
Utente 124XXX

seguirò il suo consiglio. grazie.

[#23]  
Dr. Matteo Pacini

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In base alla composizione della cura che lei faceva il suo tipo di disturbo prevede ricadute (seroquel e antidepressivo suggerisce una diagnosi di disturbo dell'umore). Non abbiamo una diagnosi ben chiara, la cura è stata sospesa. La prospettiva è indefinita.

Deve avere ben presente il rischio di ricaduta e l'opportunità di intervenire immediatamente in caso di iniziale peggioramento. Non importa se adesso sta bene o benissimo. Non è segnale decisivo sul futuro.

Deve comunque farsi controllare periodicamente, indipednentemente dal fatto che il medico abbia deciso di sospendere la cura.
Dr.Matteo Pacini
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[#24] dopo  
Utente 124XXX

In base alla composizione della cura che lei faceva il suo tipo di disturbo prevede ricadute (seroquel e antidepressivo suggerisce una diagnosi di disturbo dell'umore). Non abbiamo una diagnosi ben chiara,

diagnosi: depressione maggiore. C'è un referto medico psichiatrico.

la cura è stata sospesa. La prospettiva è indefinita.

Mi faccia capire bene, è così sicuro senza neanche una visita che il male sia incurabile? Credo di non aver ben compreso cosa vuole dire.

Deve avere ben presente il rischio di ricaduta e l'opportunità di intervenire immediatamente in caso di iniziale peggioramento.

Rischio calcolato. Non ho problemi a ritornare alla cura farmacologica se necessario.

Non importa se adesso sta bene o benissimo. Non è segnale decisivo sul futuro.

Ma il mio ritrovato stato di benessere psicologico credo abbia comunque un suo significato all'interno dell'iter terapeutico. Perchè cerca di minimizzare il significato dei sintomi?

Deve comunque farsi controllare periodicamente, indipendentemente dal fatto che il medico abbia deciso di sospendere la cura.

Certo, infatti avrò un nuovo incontro il prossimo mese.

[#25]  
Dr. Matteo Pacini

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Seroquel e depressione maggiore: non torna.

"il male sia incurabile? " e chi ha fatto questa folle affermazione. Curabile non significa che lo sia nei tempi che uno vuole, e non significa che non vi siano ricadute e che sia guaribile senza possibilità alcuna di nuovi episodi.

"Rischio calcolato. Non ho problemi a ritornare alla cura farmacologica se necessario."
Calcolato se ne è consapevole, da come scrive sembra convinto che siccome sta bene il rischio sia basso. Rischio non calcolato in questo caso.
Lei cerca di far significare i sintomi quel che non significano. Chi si cura sta magari benissimo, se sospende può ricadere. Se dopo aver sospeso continua a star bene questo non conta granché.

Mi sembra ragionevole che si faccia controllare ancora. Purtroppo l'ottimismo non è il miglior modo per affrontar le ricadute. E' sostanzialmente inutile in un iter terapeutico.
Dr.Matteo Pacini
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[#26] dopo  
Utente 124XXX

Cari dottori,
Ci risentiamo dopo un anno dall'ultimo aggiornamento.
Per un buon periodo c'è stata una lunga ripresa (macchiata ogni tanto da qualche piccola e breve ricaduta) mentre da un mese a questa parte una tremenda ricaduta. Il Dottor Pacini aveva ragione, l'iter della malattia è indipendente dalla mia volonà o dal mio atteggiamento. La crisi è stata generata da accesi contrasti a lavoro oltre che a vicende familiari.
I Vs colleghi Psicoterapeuta e psichiatra mi hanno reindirizzato verso una cura farmacologica. Ora assumo da un mese zoloft 50 mg e poche gocce di benzodiazepina per favorire il sonno. E' incredibile ma circa due settimane fa per la prima volta da anni mi sono sentito bene come mai prima. A livello neurologico non sentivo più quella "cappa" tremenda che avvolgeva il cervello ma una mente chiara e limpida ed il mio umore era ottimo. Che sensazione incredibile, dentro di me dicevo: sono guarito!
Poi di nuovo una ricaduta. Ora mi sento molto strano, spossato, spaesato aggiungo. Che sia l'inizio della guarigione? Mi sento totalmente un'altra persona rispetto a due anni fa, sembra che tutto quello che mi sia accaduto appartenga ad un'altra vita.
Come valutate queste mie sensazioni?
Un cordiale saluto,

[#27] dopo  
Utente 124XXX

diagnosi descrittiva fatta dallo psicoterapeuta: Disturbo narcisistico di personalità.

[#28]  
Dr. Matteo Pacini

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Non è una diagnosi descrittiva, è proprio una formula. Però si tratta di diagnosi "nate male", perché sono equivalenti ad altri quadri ma riconosciuti da una prospettiva diversa.

Lei precedentemente aveva seroquel, che richiama o ad una psicosi in generale o ad un disturbo dell'umore ma come disturbo bipolare, che è cosa diversa dalla malattia depressiva. Adesso ha un antidepressivo, a cui ha avuto una risposta che dà l'impressione di essere fin troppo brillante, e instabile. Il che confermerebbe l'ipotesi di disturbo bipolare. Molti bipolari hanno una personalità narcisistica.
Dr.Matteo Pacini
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[#29] dopo  
Utente 124XXX

Gentile Dottor Pacini,
Eppure non mi sembra di avere mai avuto episodi di tipo maniacale. Mi confronterò presto con il mio psichiatra.
continuo a non sentirmi affatto bene. Che ne pensa della cura farmacologica?
cordialità

[#30]  
Dr. Matteo Pacini

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"Maniacale" è un termine che spesso le persone confondono con "euforico", e riguarda solo la forma più intensa di eccitamento, mentre i più comuni sono quelli minori, che di solito si identificano soggettivamente con "stare benissimo", essere in piena forma o semplicemente "star bene". Alcuni sono indotti da antidepressivi, e assenti a cose normali, e si confondono con una apparente risposta, in realtà troppo rapida e troppo improvvisa.
Dr.Matteo Pacini
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[#31] dopo  
Utente 124XXX

Cari Dottori,
Sono passati ormai 3 anni dall'esordio sintomatologico sopra descritto.
Di strada ne ho percorsa molta ed i benefici del percorso integrato di psicoterapia e psicofarmacologico sono stati importanti.
Attualmente continuo con lo zoloft ed il seroquel sempre in dosi bassissime e le visite con i Vs colleghi sono sempre più sporadiche. Il mio psicoterapeuta sta spingendo per il fine terapia ma io non mi sento ancora pronto, questa parola mi mette ancora un po' di paura e sinceramente a dispetto di prima non ho più premura di smettere con i farmaci. Le medicine sono state un ausilio importantissimo e colgo l'occasione di dissuadere tutti coloro che hanno fretta di smettere perchè gli psicofarmaci sono quanto di più nobile il progresso scientifico abbia elaborato grazie allo sforzo degli scienziati.
In questa fase della mia vita mi sento un po' giù, ed è forse questo il vero motivo perchè vi scrivo, visto che ho finalmente attuato il mio progetto di andare a vivere da solo. All'inizio è stato traumatico mentre pian piano la situazione va migliorando. Ho reciso un vincolo importante con la mia famiglia e loro si sentono abbandonati ma non ho alcun senso di colpa.
Continuo però ad avere manie di grandezza, non so se questo rimarrà parte integrante della mia persona. La psicoterapeuta familiare, con la quale ho già concluso il ciclo di sedute, mi consigliava scherzosamente sempre di volare basso. Ora forse capisco molte cose in più su me stesso.
Da una vita frenetica che vivevo prima sono passato ad una dolce lentezza. Sono pigro e svogliato.
Se penso alla mia vita precedente mi semba sia stata vissuta da un altro per quanti e rapidi sono stati i cambiamenti.
Ci vorra molto prima di raggiungere un nuovo e definitivo equilibrio?

Grazie in anticipo per Vs cortesi risposte.



[#32]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Raggiungere un equilibrio in termini esistenziali non è necessariamente una questione da risolvere in termini medici. I parametri di un disturbo possono essere controllati da una cura e tenuti in equilibrio, questo non rende persone "neutre", il che non avrebbe senso, né prive di cambiamenti o conflitti.

Detto questo, le cure per un disturbo psichiatrico non hanno necessariamente una fine, e di solito non è che si debba decidere quando sospendere, è sempre e comunque una prova, e in base alla diagnosi di partenza ci si può attendere un rischio di ricaduta più o meno alto, in senso statistico. In alcuni disturbi non conviene proprio smetterle, in altre non conviene nei primi anni.

Per questo è importante la diagnosi e la prognosi, cioè la previsione statistica di ciò che la malattia fa senza cura e con la cura.
Dr.Matteo Pacini
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[#33] dopo  
Utente 124XXX

Gent.mi Dottori,
Senza far perdere tempo a rileggere tutti i lunghi post precedenti Vi sintetizzo dicendo che sono stato appena licenziato.
Il colpo è stato duro ma quello peggiore è stata la cura farmacologica.
Da un mese assumo il litio carbonato (e fin qui tutto bene) il dottore mi ha poi prescritto
Abilifly 15 mg mattina e 15 mg sera. Io ho cominciato da domenica con 15 mg mattina...
sono uno zombie mi sembra di essere catatonico e faccio fatica addirittura a camminare.
E' normale la risposta a questo farmaco?
Serve un urgente riscontro. Sono tornate ideazioni suicidarie.
Grazie dottori

[#34] dopo  
Utente 124XXX

Ps ho necessità di uno psichiatra disponibile in questo periodo. Il mio è in ferie

[#35]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Mi dispiace che abbia perso il lavoro; anche se purtroppo ormai è una condizione frequente, è sempre un brutto colpo.
Per una consulenza psichiatrica, si deve rivolgere al Servizio di salute mentale dell'ASL di competenza, in questa sede non possiamo dare consigli sulla terapia.
Franca Scapellato

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Dr. Matteo Pacini

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"Abilifly 15 mg mattina e 15 mg sera. Io ho cominciato da domenica con 15 mg mattina..."

La dose di attacco in effetti è strana, forse era graduale ? Perché è subito quella massima.

Sull'indicazione dello psichiatra può consultare tra gli iscritti al sito oppure rivolgersi ad un ambulatorio di zona, che comunque garantisce le urgenze.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it